La città che parla attraverso i muri: storia e gallery dei murales di Campobasso

Non solo Blu. Tanti gli artisti e i writers che hanno contribuito a dare voce ad una città spesso dimenticata. Si continua a riflettere sull’attualità, ma c’è anche spazio per chi trasforma capolavori del passato in Street art

Macs, It's not a game, Draw the line 2017, foto di Antonella Palladino
Macs, It's not a game, Draw the line 2017, foto di Antonella Palladino

Una galleria urbana quella che sta ormai prendendo forma nel capoluogo molisano Campobasso. A partire dal 2011, data della prima edizione del festival Draw the Line, celebre per la partecipazione di Blu con il suo murale minacciato di censura, molti nomi della Street Art più interessante hanno firmato i muri della periferia della città. Nel quartiere residenziale San Giovanni, numerosi graffiti conferiscono vita e parola alle facciate dei diversi palazzi. La periferia monotona ospita ancora una volta opere scomode come “It’s Not a Game” di MACS, finito invece nella classifica mondiale di Widewalls del 2017. Vladimir Putin, Kim Jong-un, Donald Trump e un militante dell’Isis, riuniti per una partita a Risiko si giocano in realtà il mondo. E ancora opere di Vesod, Made 514, Milu Correch, con il suo inquietante murale, sorprendono il visitatore che si aggira tra anonimi palazzi. Gli interventi dell’ultimo anno sono invece quelli del torinese Joys con il suo studio sul Lettering e quelli nel vecchio quartiere Fontana Vecchia. Andrea Ravo Mattoni e Luis Gomez De Teran hanno realizzato due eccezionali opere per il progetto ImbrArtiamo curato sempre dagli Associati Malatesta. Corpus Homini di Gomez   invade le pareti cieche di due palazzi mostrando delle mani trafitte da chiodi, fuoriuscendo così dal limite bidimensionale. Ad essere rievocati stavolta non solo Caravaggio, ma anche le ferite di Gina Pane e i tagli di Fontana.  Di seguito una sequenza di foto dei lavori degli ultimi tre anni realizzati da Ravo Mattoni, Gomez, Joys, Reser, Milu Correch, Macs, Vesod, Made 514.

 -Antonella Palladino

Info: [email protected]

http://www.associatimalatesta.i

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Antonella Palladino
Dopo la laurea in Conservazione dei beni culturali, negli anni napoletani svolge degli stage presso la Fondazione Morra e il Pan, collabora poi come assistente con la galleria Umberto Di Marino. Fondamentale si rivela essere l’esperienza presso l’ufficio comunicazione del Mart di Rovereto. È assistente di Filippo Tattoni-Marcozzi per un breve e felice periodo. Si trasferisce in Trentino Alto-Adige e inizia l’attività di critico scrivendo per diverse riviste tra cui Artribune e Juliet Art Magazine. Cura delle mostre per la galleria Paolo Erbetta, Stop Motion di Alessio Rota e Noisy di Gianluca Capozzi. A Benevento presenta Lichtkammer dell’altoatesino Harry Thaler. Per ora lascia il Trentino e inizia una nuova avventura.