C’è un progetto fotografico dedicato ai Campi Flegrei che vuole superare le immagini da cartolina

Con “Topografie Flegree” Andrea Martino racconta Bacoli, Pozzuoli e Monte di Procida nella loro stratificazione di storia, natura e azione antropica, mettendo al centro l’ordinario e le aree marginali. Ce lo spiega in prima persona

Con Topografie Flegree indago i territori di Bacoli, Pozzuoli e Monte di Procida come paesaggi stratificati, esito dell’interazione continua tra storia, natura e azione antropica. Mi tengo distante dal pittoresco e concentro lo sguardo sull’ordinario e sulle aree marginali, dove urbano, rurale e periurbano si intrecciano in forme complesse e frammentate.

Via Campana, Pozzuoli, 2025. Photo Andrea Martino
Via Campana, Pozzuoli, 2025. Photo Andrea Martino

Paesaggi stratificati, non vedute

Non cerco una veduta “giusta” né una sintesi riconoscibile del luogo. Mi interessa piuttosto il modo in cui le stratificazioni diventano forma: sovrapposizioni, discontinuità, giunzioni imperfette, segni d’uso che rendono il territorio leggibile come processo più che come scena.

La condizione liminale dell’area flegrea

La prossimità con Napoli colloca questi luoghi in una condizione liminale: spazi che non appartengono pienamente né alla periferia né al centro, ma si configurano come territori in continua trasformazione. In questa fascia intermedia osservo indebolirsi le categorie nette e affiorare un paesaggio di soglie, in cui urbano e rurale non si alternano ma si compenetrano, producendo un’immagine inevitabilmente frammentata.

Costruire un’identità territoriale tramite la fotografia

Attraverso accostamenti e relazioni visive costruisco un dialogo tra memoria e mutamento, tra permanenza e precarietà, restituendo le tensioni che definiscono l’identità del paesaggio flegreo. La sequenza lavora per risonanze: i frammenti non illustrano una tesi, ma generano un campo di forze in cui ciò che resta e ciò che cambia coesistono senza ricomporsi in un racconto lineare.

La fotografia come mappa

Le fotografie si offrono come una mappa visiva, uno strumento di lettura e interrogazione del territorio. Attraverso di esse rifletto su come l’uomo modella e ridefinisce lo spazio che abita. In questa riscrittura continua, tra permanenza e trasformazione, emerge la fragilità dell’equilibrio: non un’eccezione locale, ma una condizione strutturale delle geografie intermedie.

Andrea Martino

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