Natura e immagini. Occhi puntati sul Festival della Fotografia Etica di Lodi

In attesa del mese di settembre, quando prenderà il via la nuova edizione del Festival della Fotografia Etica, ci siamo fatti raccontare dal suo coordinatore, Alberto Prina, origini e sviluppi della rassegna lodigiana.

Festival della Fotografia Etica di Lodi, 2019
Festival della Fotografia Etica di Lodi, 2019

Alberto Prina è il coordinatore del Festival della Fotografia Etica, che avrà luogo a settembre a Lodi. Lo abbiamo intervistato per avere qualche anticipazione.

La particolare situazione che stiamo vivendo segnerà i materiali presentati all’XI edizione del World. Report Award | Documenting Humanity 2021, il concorso incluso nel festival?
I lavori che vengono inviati ogni anno creano un grande affresco del mondo attraverso le impattanti storie circa ciò che avviene negli angoli più remoti del nostro pianeta. Quest’anno avremo sicuramente uno sguardo particolare sui grandi cambiamenti che il mondo ha dovuto affrontare a causa della pandemia, vicende intime e personali che saranno raccontate attraverso lo sguardo di fotografi e fotogiornalisti internazionali.

L’edizione di quest’anno pone l’attenzione sulle generazioni future.
Ogni anno ospitiamo una categoria tematica. Abbiamo pensato di dedicare questa edizione al racconto delle generazioni future. Lo facciamo in un anno sicuramente molto particolare. Il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza è certamente stato colpito da ciò che è avvenuto. I lavori però non hanno il vincolo di essere stati realizzati nell’anno corrente. Coloro che invieranno le candidature potranno parlare anche di problemi risolti, gioie, spensieratezza, perdita di innocenza e tutto ciò che riguarda l’essere bambini e ragazzi. Vogliamo dar voce alla generazione che rappresenta il nostro futuro, una generazione che, per certi versi, più di altre lotta per i propri sogni portando un’energia nuova.

Festival della Fotografia Etica di Lodi, 2020. Nikita Teryoshin
Festival della Fotografia Etica di Lodi, 2020. Nikita Teryoshin

Cos’è il nuovo programma introdotto quest’anno, The Spotlight photographers meet the Masters?
Da sempre cerchiamo di arricchire la comunità fotografica attraverso il lavoro e l’esperienza di fotografi e fotogiornalisti pluripremiati a livello internazionale. Riteniamo fondamentale creare un network affinché si possa rafforzare questa community. Per questo motivo quest’anno abbiamo deciso di renderla più forte attraverso la condivisione della conoscenza e dell’esperienza dei primi tre fotografi del Master Award del World. Report Award.

Spiegaci meglio.
I primi tre classificati saranno coloro che offriranno il loro know-how ai primi quindici classificati della sezione Spotlight, una categoria che a noi sta molto a cuore. È stata introdotta fin dai primi anni del premio ed è aperta a tutti i fotografi, con un’unica condizione: non aver mai ricevuto un premio a livello internazionale tra quelli che riteniamo più importanti in questo settore (World Press Photo, W. Eugene Smith Grant in Humanistic Photography, Pulitzer Prize, POYi Picture of the Year e World.Report Award). Questo approfondimento, di cui i primi quindici i fotografi potranno godere, sarà un incontro strutturato con lo scopo di creare uno scambio, un dialogo culturale tra i fotografi attraverso la condivisione delle proprie esperienze e competenze in un contesto di altissimo livello.

Festival della Fotografia Etica di Lodi, 2020. Dario De Dominicis
Festival della Fotografia Etica di Lodi, 2020. Dario De Dominicis

IL PUBBLICO DEL FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA ETICA

Una manifestazione come la vostra, che ha raggiunto una certa visibilità, quale tipo di pubblico richiama?
A Lodi portiamo le grandi storie, ma soprattutto i racconti che arrivano da ogni angolo del pianeta, storie che spesso non vengono considerate dai media mainstream. Il nostro obiettivo sta proprio nel far luce su questi racconti in modo accessibile a chiunque: attraverso il linguaggio universale della fotografia, far apprendere e comprendere quello che avviene nel resto del mondo. Il racconto per immagini diventa reale attraverso coloro che hanno visitato personalmente il luogo. Lo hanno esplorato, hanno dato voce alle persone che vediamo ritratte, ed è un elemento prezioso perché, attraverso l’esperienza diretta, creano un antidoto contro le fake news che spesso popolano i canali di comunicazione.

Cosa è cambiato negli anni?
C’è stato un grosso lavoro con lo scopo di informare, coinvolgere ed educare il nostro pubblico alla lettura per immagini. Inoltre, da sempre lavoriamo nelle scuole e nelle università attraverso i piani educational, e questo ha permesso di diffondere il nostro messaggio alle nuove generazioni, avvicinando il festival al territorio. Ma non solo, quest’anno a causa del Covid abbiamo abbattuto le barriere legate allo spazio, riuscendo così a raggiungere, attraverso la didattica a distanza, scuole che non sono necessariamente vicine a Lodi. Negli ultimi anni abbiamo avuto anche un buon sostegno dall’estero.

Utilizzate per la manifestazione anche luoghi storici assai interessanti. Qual è il rapporto fra lo spazio della città e il festival?
Lodi si presta a essere perfetta perché gli spazi espositivi sono tutti a una distanza raggiungibile a piedi, trasformando così lo spostamento da un’esposizione all’altra in una piacevole passeggiata per un centro storico bello e caratteristico. Abbiamo studiato in modo strategico le posizioni delle mostre così da offrire una piccola visita della città, dei suoi luoghi e spazi. Alcune delle nostre mostre sono esposte in palazzi che solitamente sono chiusi al pubblico, e quest’anno abbiamo portato per la prima volta dopo dieci anni le mostre all’esterno.

Festival della Fotografia Etica di Lodi, 2019
Festival della Fotografia Etica di Lodi, 2019

IL MESSAGGIO DELLA FOTOGRAFIA

Pensi che la fotografia riesca a lanciare un messaggio anche a chi non è particolarmente attento agli argomenti proposti?
Il nostro festival parla alle coscienze, parla a tutti noi. Quest’anno la pandemia ci ha messo di fronte a una grande sfida, quella di creare nuovi spazi espositivi. Siamo sempre stati abituati a vedere le mostre in spazi chiusi come le gallerie, ma quest’anno per la prima volta il Festival della Fotografia Etica ha occupato degli spazi pubblici esterni, dandoci così la possibilità di raggiungere anche coloro che non sono necessariamente interessati alla fotografia, ma vi si trovano di fronte nella loro quotidianità. Questo è un modello che cercheremo di rafforzare proprio per raggiungere sempre più persone, sperando che aziende e istituzioni ci possano seguire in questo percorso.

Mai come adesso ci sarebbe bisogno di sensibilizzare le persone su temi di natura etica, ecologica. La fotografia riesce a insegnare qualcosa?
In dieci anni abbiamo esposto diverse storie legate anche all’ambiente. Lo scorso anno, ad esempio, l’area tematica era dedicata alla “Madre Terra”. Abbiamo dato voce alle popolazioni indigene dimenticate a causa delle multinazionali che inquinano e occupano il suolo. Ancora, abbiamo parlato di conservazione delle specie per raggiungere anche i più piccoli attraverso la storia di un fenicottero simpaticissimo. Comunicare con tutti è il nostro motto: l’ambiente è un tema molto importante per noi e trovare un linguaggio comune per coloro che vengono a visitare le nostre mostre è l’obiettivo primario.

Festival della Fotografia Etica di Lodi, 2020. Ingmar Björn Nolting
Festival della Fotografia Etica di Lodi, 2020. Ingmar Björn Nolting

DEMOCRATIZZARE LA FOTOGRAFIA

Quali strategie avete adottato in questo senso?
Il fatto di avere un biglietto a un costo abbordabile ha permesso a tantissime persone, soprattutto ragazzi, di accedere ai nostri contenuti. Poter visitare un festival con oltre 20 mostre pagando solo 15 euro è importante. Negli anni precedenti, grazie al braccialetto della fotografia, che noi abbiamo definito un “all inclusive” della cultura, abbiamo dato alle persone la possibilità di tornare a Lodi senza limite per poter visitare al meglio le mostre. Per noi la fotografia va assaporata in modo lento, deve esserci il tempo di riflettere ed elaborare. Il nostro obiettivo è quello di portare avanti il braccialetto negli anni a venire, per dare alle persone non solo la possibilità di visitare bene la mostra ma di partecipare a workshop, assistere alle visite guidate, alla presentazioni di libri, dibattiti. In futuro speriamo anche di poter fare delle proiezioni, sempre con lo scopo ultimo di raggiungere anche i passanti.
La fotografia insegna moltissimo perché è un linguaggio universale. A differenza di un testo, che ha bisogno di un tempo molto dilatato per essere compreso, la fotografia riesce a parlare a chiunque. Un’immagine arriva sempre in qualche modo. Siamo convinti del potere della fotografia, quindi continueremo a portare avanti la sua democratizzazione.

‒ Angela Madesani

www.festivaldellafotografiaetica.it

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Angela Madesani
Storica dell’arte e curatrice indipendente, è autrice, fra le altre cose, del volume “Le icone fluttuanti. Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia”, di “Storia della fotografia” per i tipi di Bruno Mondadori e di “Le intelligenze dell’arte” (Nomos edizioni). Ha curato numerose mostre presso istituzioni pubbliche e private italiane e straniere. È autrice di numerosi volumi di prestigiosi autori fra i quali: Gabriele Basilico, Giuseppe Cavalli, Franco Vaccari, Vincenzo Castella, Francesco Jodice, Elisabeth Scherffig, Anne e Patrick Poirier, Luigi Ghirri. Ha recentemente curato un volume sugli scritti d’arte di Giuseppe Ungaretti. Insegna all’Accademia di Brera e all’Istituto Europeo del Design di Milano.