Parte il Festival della Fotografia Etica di Lodi. Con una mostra sul Covid di Alessio Romenzi

Il fotografo ha documentato la vita nel reparto di terapia intensiva Covid dell’Ospedale di Lodi. 17 scatti che raccontano drammi, lavoro, impegno e anche qualche momento di gioia. Le immagini

Alessio Romenzi, Don’t Leave Me Alone - Festival della Fotografia Etica di Lodi
Alessio Romenzi, Don’t Leave Me Alone - Festival della Fotografia Etica di Lodi

La vita nel reparto di terapia intensiva Covid dell’Ospedale di Lodi, con il personale medico impegnato a monitorare i parametri vitali dei pazienti contagiati dal virus. Ma anche la storia di chi è riuscito a superare la fase critica della malattia e prova a riprendere una vita normale dopo tanta paura: come Massimo, 63enne di Codogno, contagiato dal Covid, che è seguito a distanza attraverso la telemedicina. I diciassette scatti di Alessio Romenzi, già vincitore del World Press Photo, saranno tra i protagonisti del Festival della Fotografia Etica di Lodi dal 26 settembre al 25 ottobre.

LA MOSTRA SULL’ESPERIENZA COVID

La mostra si chiama Don’t Leave Me Alone, in esposizione al Palazzo della Prefettura (in corso Umberto I, 40 a Lodi), racconta il lavoro di squadra tra gli operatori sanitari degli ospedali di Lodi e Codogno, i primi a fronteggiare l’epidemia di Covid-19, e gli operatori di Medici Senza Frontiere (MSF), arrivati a marzo per aiutare il Lodigiano. Per Alessio Romenzi, che in oltre dieci anni ha documentato crisi in Libia, Egitto, Sud Sudan, Siria, Libano, Iraq, Giordania, Palestina, Israele, Colombia, Ucraina e Filippine, è il primo reportage svolto interamente in Italia. “Lavoro quasi esclusivamente all’estero, ma in questo caso il dramma stava accadendo proprio qui, in Italia. Ho riportato così nel mio paese l’esperienza e la sensibilità maturata in tanti anni di lavoro su crisi oltre confine” dice Alessio Romenzi, fotografo e autore della mostra.

IMMAGINI DALLA TERAPIA INTENSIVA

Nella terapia intensiva dell’ospedale di Lodi ricordo alcune delle immagini più dure e toccanti che abbia mai visto. Sono immagini che resteranno per sempre nella mia mente. Sono rimasto estremamente colpito dal livello di cura, umanità e attenzione rivolta ai pazienti da parte di tutto lo staff. Spero che le fotografie riescano a restituire tutto questo”. L’incontro tra MSF e l’Azienda Socio-Sanitaria Territoriale (ASST) di Lodi è avvenuto nel picco più tragico dell’epidemia ed è stata un’esperienza estremamente intensa, dal punto di vista umano e professionale. MSF ha portato l’esperienza nel gestire grandi epidemie, mentre l’ASST di Lodi l’esperienza nella gestione clinica di una malattia che nessuno ancora conosceva. Attualmente MSF resta impegnata contro la pandemia in oltre 70 paesi nel mondo, Italia inclusa, tra nuovi interventi per contrastare l’epidemia e l’adattamento dei progetti esistenti per prepararsi ad affrontarla. “Quello che ho visto durante il reportage a Lodi non l’avevo mai visto“, dice il fotografo Romenzi, “è stata un’esperienza incredibile, molto diversa e forse più pesante di quella che ho visto in zone di guerra”.

Carlo d’Elia

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Carlo d'Elia
Giornalista freelance, pugliese di nascita e di carattere, ho trasformato la mia passione nel lavoro dei sogni. Vivo a Lodi e lavoro a Milano. Da tempo collaboro con il quotidiano Il Giorno e la rivista online Lettera43. Ho partecipato a diversi concorsi con due documentari che ho realizzato. Uno dal titolo "Filocontinuo" che parla di integrazione e l'altro sul sociale, "Teste d'amianto", che descrive una realtà difficile delle periferia Est di Napoli.