Muore a New York Peter Beard, il fotografo che amava l’Africa e frequentava lo Studio 54

Scomparso il mese scorso, l’artista è stato ritrovato morto nei boschi di Long Island. I suoi scatti sono diventati famosi per aver raccontato il continente africano attraverso gli animali che lo abitano. Fu amico di Truman Capote, Francis Bacon e Salvador Dalí

Peter Beard, A photo of photographer Peter Beard at Hog Ranch in 2014 feeding giraffes - fonte Wikipedia - CC BY-SA 4.0
Peter Beard, A photo of photographer Peter Beard at Hog Ranch in 2014 feeding giraffes - fonte Wikipedia - CC BY-SA 4.0

È morto a New York a 82 anni Peter Beard, fotografo naturalista che con i suoi scatti ha raccontato l’Africa, dove visse per anni, viveur e tra i più assidui frequentatori dello storico Studio 54 nella Grande Mela. L’artista, che soffriva di demenza, era scomparso il mese scorso; le ricerche si sono protratte fino al ritrovamento del suo cadavere nei boschi vicini alla sua abitazione a Montauk, a Long Island. La causa della morte non è ancora nota.

PETER BEARD. L’ARTE, LA FOTOGRAFIA, L’AFRICA

Nato a New York nel 1938, Peter Beard ha iniziato a fare fotografie e a scrivere diari durante l’adolescenza. Dopo la laurea alla Pomfret School, nel 1957 entra all’Università di Yale per studiare storia dell’arte: tra i suoi docenti sono Josef Albers, Richard Lindner e Vincent Scully. La vita di Beard sarà però segnata dai viaggi, innamorandosi in particolar modo dell’Africa: qui si dirige per la prima volta a 17 anni, in Kenya, dove poi ritorna dopo la laurea. Lavora per lo Tsavo National Park, dove con le sue fotografie documenta il pericolo di estinzione di 35.000 elefanti e altri animali selvatici, diventata poi l’argomento del suo primo libro, The End of the Game (1965). In questi anni, Beard acquista Hog Ranch, una proprietà vicina alle colline di Ngong adiacente alla proprietà di Karen Blixen, autrice del celeberrimo romanzo La mia Africa.

LA FOTOGRAFIA DI PETER BEARD

Beard accompagnava le sue fotografie con gli scritti estrapolati dal suo diario giornaliero, pratica, questa, che ha contraddistinto la sua ricerca fino alla sua morte. I suoi diari contengono ritagli di giornali, foglie secche, vecchie fotografie, disegni: le sue opere fotografiche infatti possono essere considerate a tutti gli effetti dei collage, in cui convergono pensieri, emozioni ed esperienze vissute dall’artista. Cifra stilista, questa, perfettamente in linea con il suo stile di vita: amava vivere immerso nella natura e a contatto con gli animali (rischiando anche la vita), ma anche godere dei piaceri mondani del jet set: frequentava i locali notturni, frequentava ed era amico di personaggi come Truman Capote, Francis Bacon, Salvador Dalí. È del 2004 Zara’s Tales: From Hog Ranch, libro scritto e illustrato per i bambini (Zara è il nome della figlia di Beard) in cui l’artista racconta le proprie avventure africane; nel 2009 invece ha firmato il Calendario Pirelli, con immagini scattate in Botswana.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.