Biennale Donna: la fotografia tra gli anni Cinquanta e Ottanta in mostra a Ferrara

La diciottesima edizione della Biennale Donna di Ferrara sarà dedicata all’autorialità femminile. Il tema è dedicato a tre decenni del ‘900 che furono fondamentali per la conquista dei diritti e dell’affermazione individuale della donna.

Sud Africa, Cape Town, Cross Road, 1983.
Sud Africa, Cape Town, Cross Road, 1983.

Il comitato organizzatore dell’UDI annuncerà a breve le nuove date della mostra “Attraversare l’immagine. Donne e fotografia tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta”, a cura di Angela Madesani, attualmente sospesa in seguito al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo.

BIENNALE DONNA: PIÙ DI UNA MOSTRA, UNA STORIA

In questi ultimi anni moltissime mostre hanno dato lustro alla fotografia femminile ma, oltre ad essere un valido supporto documentativo e informativo per addetti ai lavori e non, poche di queste hanno dato risalto ai diversi campi di ricerca delle artiste. Ragion per cui, “Attraversare l’immagine. Donne e fotografia tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta”, risulta essere un vero e proprio tema che evidenzia l’indagine condotta durante il “secolo breve”, alterato da battaglie che avevano l’intento di trasformare l’impianto politico, sociale e culturale portandolo verso una nuova consapevolezza antropologica. Il preciso arco temporale preso a riferimento riguarda le lotte intraprese per il raggiungimento di libertà individuali e conquiste democratiche che, negli anni Settanta, si estremizzarono, per poi defluire nell’avvio degli anni Ottanta. Le donne, in prima linea, hanno combattuto per i diritti civili e per l’emancipazione, non solo per loro ma anche per gli emarginati. Un nuovo approccio all’esistenza stava nascendo, passando dalla sfera collettiva verso un sentire individuale. Le fotografe, dal canto loro, hanno saputo documentare queste tematiche scottanti attraverso l’obiettivo delle loro macchine, toccando le delicate corde della psicologia, dell’antropologia e del sociale. La mostra è organizzata grazie al Comitato Biennale Donna dell’UDI e dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna. 

BIENNALE DONNA: L’ITALIA E IL MONDO ATTRAVERSO UN OBIETTIVO

Protagoniste della mostra saranno fotografe di calibro nazionale e internazionale che, secondo la loro peculiare sensibilità, hanno tracciato una storia passata, raccontata per immagini, dalle vivide nuances accostabili alla contemporaneità. La mostra si apre con Diane Arbus (1923-1971) una delle più interessanti artiste della seconda metà del XX secolo. La crudezza della realtà forgia l’obiettivo raccontando una verità di mondi negati, senza mezzi termini, diventando immagini iconiche del nostro tempo. Il percorso poi continua con il fotoreportage dalla netta ricerca sociale e antropologica, si parla di Chiara Samugheo (1953) e delle sue foto neorealiste del folklore salentino della fine degli anni Cinquanta. Con Lori Sammartino (1924-1971), invece, si racconta l’Italia semplice degli anni che hanno preceduto il boom economico, con lavori tratti da La domenica degli italiani, un volume datato 1961, incorniciato da un testo di Ennio Flaiano. Carla Cerati (1926-2016) e il suo significativo contributo a cambiare la prospettiva riguardo la situazione manicomiale nel nostro Paese è in mostra con una selezione di opere tratte da Morire di classe, editato nel 1969 con Gianni Berengo Gardin per Einaudi. Per non parlare della carismatica Letizia Battaglia (1935) che, nei tanti anni di ricerca, ha analizzato il potere criminale, la prepotenza e la corruzione insita in Sicilia, e una serie di lavori dedicati al mondo femminile. 

BIENNALE DONNA: FUORI DAI CONFINI NAZIONALI

L’Italia non è l’unica ad essere stata ritratta: l’esposizione si dedica anche al volto extraeuropeo, come con i reportage di guerra in Libano e Cambogia che portano la firma dell’artista francese Françoise Demulder (1947-2008), prima donna a vincere il World Press Photo nel 1977. La finlandese Leena Saraste (1942) presenta scatti dedicati alle rovine umane e architettoniche, risultato del conflitto israelo-palestinese all’inizio degli anni Ottanta. Paola Agosti (1947), invece, tratta la trasformazione femminile con una serie di lavori sull’apartheid realizzato in Sudafrica negli anni Ottanta. L’architettura, l’uomo e il paesaggio giocano ruoli equivalenti con Lisetta Carmi (1924) legata a Genova, mentre con Petra Wunderlich (1954) la ricerca si focalizza sul paesaggio dell’uomo e, in questo caso, su edifici religiosi tra Germania e Belgio. Lo sviluppo industriale, la classe operaia, gli scioperi ed edifici abbandonati sono il racconto di Giovanna Borghese (1939). Mentre la raffinatezza dell’anglo-ungherese Mari Mahr (1941) segue una matrice letteraria e artistica dedicata a Lili Brik (scrittrice, artista, attrice russa, compagna e musa di Vladimir Majakovskij). La rassegna si conclude con la forza poetica di Francesca Woodman (1958-1981) con un lavoro sul disagio femminile.

– Valentina Muzi

http://www.biennaledonna.it/

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Valentina Muzi
Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, laureandosi in Storia dell’Arte Contemporanea e svolgendo il tirocinio formativo presso il MLAC - Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Ateneo, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di PR, traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela indipendente. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima noprofit, nella stessa ha svolto il ruolo di Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.