Mohammad Hassan Forouzanfar sceglie alcuni siti culturali iraniani per lanciare un messaggio di pace e di rispetto. E racconta, in un bellissimo post, la forza dell’antica civiltà persiana. Parlano le fotografie, sulle tracce di un altro suo progetto, dedicato proprio al patrimonio culturale dell’Iran. Posto in dialogo con la contemporaneità.

La crisi in Medio Oriente avanza, restituita per frammenti dal frastuono indistricabile dei mezzi di comunicazione, mentre il mondo osserva, senza troppo capire, tra presagi funesti e ipotesi di strategie, più o meno diplomatiche, più o meno logiche o disperate. Quale via d’uscita, dopo il pasticcio d’inizio anno che ha messo Trump, obiettivamente, nel mezzo di un assurdo guaio?
l’Iran ha gridato vendetta, dopo quello che, per un intero popolo, resta l’esecrabile assassinio di un leader tanto feroce quanto amato, il super Generale Soleimani. E l’annuncio ha già iniziato a tramutarsi in resa dei conti, nella notte tra il 7 e l’8 gennaio: all’1:20, stessa ora in cui fu compiuto l’omicidio, i Pasdaran hanno sganciato una raffica di missili contro le basi USA in Iraq.
E mentre arrivano minacce all’alleato storico, Israele, considerato “una sola cosa” con l’America, mentre la Cina si schiera con l’Iran, Trump ha parlato. Scegliendo un tasto quasi morbido, conciliante: ”Non vogliamo far ricorso alla nostra forza militare contro l’Iran”, ha dichiarato, evidenziando le “priorità condivise” tra Washington e Teheran, a partire dalla lotta contro Isis. Poi, al netto delle sanzioni che ci saranno, la rassicurazione sugli intenti di “pace”. Gli USA, dopo il sanguinario guanto di sfida, sarebbero contrari alla guerra.
L’ombra nera del nucleare, intanto, incombe silenziosa: il vero impronunciabile nemico, lo spauracchio perenne, la bestia rimossa dalle coscienze di tutti ma sempre vigile, nei piani derelitti dei potenti. E su questo Trump – che a maggio 2018 ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dallo storico accordo del 2015, volto a impedire all’Iran di costruire ordigni atomici a fini bellici – è stato chiaro: “Finché sarò Presidente l’Iran non avrà l’arma nucleare”.

Mohammad Hassan Forouzanfar
Mohammad Hassan Forouzanfar

IRAN, UNA BANDIERA BIANCA SUI SITI UNESCO

E anche il mondo della cultura è in apprensione. Dopo le minacce chiare di Trump ai più prestigiosi siti culturali iraniani, dopo l’allerta dell’Unesco e lo sdegno del mondo intero dinanzi a tale irresponsabile cinismo, il Pentagono ha frenato e rassicurato. Gli accordi internazionali, a protezione dei beni monumentali e paesaggistici, saranno rispettati dagli Stati Uniti. Il Presidente, come gli ha ricordato la Commissione Affari Esteri, non è un dittatore. ”Dettaglio” che, evidentemente, è bene rammentargli ogni tanto.
E allora la paura resta. Paura che è sempre forte nei teatri di guerra. Cadono soldati, civili, innocenti. E cadono città, palazzi, templi, monumenti. Cadono i corpi e svaniscono i luoghi, ogni volta precipitando in un buco nero la parola “civiltà”. E la sua testimonianza materiale.
Artisti, intellettuali, studiosi, archeologi s’interrogano. Ne abbiamo viste e commentate troppe, di stragi contro il patrimonio culturale mondiale. Qualcuno allora prova a dare un segno, alla sua maniera. Affidandosi alla forza comunicativa delle immagini.
L’architetto iraniano Mohammad Hassan Forouzanfar, ad esempio, ha risposto alle farneticazioni di Trump con una sequenza di splendide immagini grafiche, pubblicate sul suo profilo Instagram. Un gesto che ha subito iniziato a rimbalzare tra i social e le testate internazionali.
Sono 10 siti culturali dell’Iran, scelti tra i 24 protetti dall’Unesco. Incantevoli vedute, virate in un rosa surreale, per un breve catalogo della bellezza che l’Iran custodisce e che tutti – al di là delle (s)ragioni del conflitto – hanno il dovere di tutelare.
Dalla moschea di Sheikh Lotfollah di Isfahan al sito archeologico di Pasargade, nei pressi di Parsepoli; dal Tempio zoroastriano di Yazd, noto come Tempio del Fuoco, alla tomba del celebre poeta persiano Hafez, eretta nella periferia nord di Shiraz: su ognuno di questi luoghi, per effetto di un fotomontaggio, è stata issata una piccola bandiera bianca. Un segno candido che sventola nel silenzio di zone sacre, in cui memoria e scrittura simbolica si unisono, lanciando un messaggio semplice, universale: rispetto, tregua, pace.

Mohammad Hassan Forouzanfar
Mohammad Hassan Forouzanfar

LA CULTURA NON SI ABBATTE CON UNA BOMBA

L’Iran ha una cultura “liquida”, scrive Forouzanfar nel lungo testo che accompagna la sequenza di foto. Una cultura fatta di innesti grandiosi, millenari, di mutazioni e stratificazioni che si sono tramutate in grandi opere dell’ingegno e della creatività. “Dall’esercito romano ai mongoli e passando da altre religioni”, continua, questa cultura fluida ha dissolto, mescolato, nutrito, edificato. I siti archeologici, i monumenti, le moschee, i giardini lussureggianti, i grandiosi palazzi, i resti di antichi templi innalzati al Dio cristiano, ad Allah, a Zarathuštra: tutto questo è oggi testimonianza di una cultura complessa e antica, che non svanirà, anche quando la storia sarà scandita da disgraziati crolli ed aggressioni.
Così continua, in tono commosso, il post dell’architetto: “Ariasasp Dadbeh afferma che l’Iran è stata una fra le tre o cinque culture più produttive, tra le prime civiltà. È la sua produttività che le ha impedito di cercare guerre nella storia. Perché il signore della guerra non ha nulla da perdere e la sua inesperienza lo rende irresistibile. Ma l’Iran ha sempre avuto molto da perdere e si è sempre preoccupato di proteggerlo. Questi pezzi di pietra e di mattoni portano con sé la nostra cultura, ma non sono la cultura stessa. Possono essere distrutti con cannoni e carri armati, ma non con la cultura stessa. Essere iraniani è nella nostra memoria collettiva, nella nostra lingua e letteratura, nel nostro modo di pensare, nella nostra visione e attitudine, nelle nostre forme di felicità e di lutto. L’Iran ha accumulato livelli reali e simbolici, per molti millenni. Quindi la sua morte richiede tempo, come la sua nascita ed evoluzione”.

Mohammad Hassan Forouzanfar, Expanding Iranian Ancient Architecture
Mohammad Hassan Forouzanfar, Expanding Iranian Ancient Architecture

 

SPETTACOLARI FOTOMONGAGGI, TRA ANTICO E CONTEMPORANEO

Lo stesso timbro di rosa e la stessa tecnica di postproduzione digitale è presente nel più noto ciclo grafico di Mohammad Hassan Forouzanfar, una serie di immagini spettacolari in cui si fondono siti archeologici dell’Iran con edifici noti di maestri dell’architettura contemporanea, da Zaha Hadid a Daniel Libeskind, da Ieoh Ming Pei a Norman Foster. “ExpandingIranian Ancient Architecture” si chiama il progetto, in cui castelli preislamici, palazzi reali, antiche moschee, incontrano luoghi dalle linee audaci, svettanti, sperimentali, simboli della ricerca architettonica più attuale:.
Così, ad esempio, la Architects’s Port House della Hadid si innesta sulla caserma dei vigili del fuoco incastonata sul TepeSialk, un antico sito archeologico a Kasha, mentre la vetrata dello studio Foster + Partners che sovrasta l’Apple Store di Hangzhou custodisce i resti di Takht-e-jamshid a Fars; oppure, il Museo di Storia Militare di Dresda, anch’esso firmato da Libeskind, si combina con i resti di Naqsh-e Rostam, così come la celebre Piramide trasparente del Louvre sormonta l’arcaico complesso di edifici di Choqa zanbil, in Khūzestān.
Archeologia del futuro ed eclettismo fantastico, mentre la storia si proietta in avanti e l’attualità si fa, improvvisamente, tesoro senza tempo, oltre lo spazio, le cronologie e le nozioni consuete di modernità, di stile, di avanguardia. Ciò che era ricerca ardita ieri, e a cui si devono adeguati interventi di tutela, incontra ciò che oggi è, ancora una volta, esperimento e produzione culturale.
Anche in questo caso, accanto alla suggestione estetica non manca un messaggio forte per le istituzioni politiche e i governi:“La conservazione e il restauro dei monumenti sono importanti in un Paese con un esteso patrimonio storico, e le sue strategie devono essere costantemente riviste per trovare le migliori pratiche e i principi più aggiornati.I monumenti storici in Iran sono in un totale stato di decadenza e hanno poche probabilità di essere restaurati con metodi moderni derivati dal pensiero critico contemporaneo”.
Un grido d’allarme, a cui si somma adesso un altro monito: che l’ennesimo, inutile conflitto, non sacrifichi di nuovo le vestigia di grandi popoli e di antiche civiltà, di cui anche l’Occidente è, attraverso mille innesti e mille strade, figlio, erede e testimone.

 – Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 lavora come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.