Letizia Battaglia in mostra a Palazzo Reale di Milano: intervista con la fotografa

“Letizia Battaglia. Storie di strada” è la grande retrospettiva della fotografa di mafia che porta a Milano gli scatti più significativi della sua carriera e molti inediti. In occasione dell’apertura della mostra l’abbiamo incontrata, raccogliendo le sue memorie e le sue riflessioni

Letizia Battaglia. Storie di strada, Palazzo Reale Milano
Letizia Battaglia. Storie di strada, Palazzo Reale Milano

Il taglio a caschetto rosa è perfetto. Letizia Battaglia, 84 anni, è una vera forza della natura: unica donna, in un mondo di uomini, a raccontare la lotta alla mafia quando tra gli anni ’70 e gli anni ’90 con la macchina fotografica al collo correva sui luoghi dei morti ammazzati per il giornale palermitano L’Ora. “La macchina fotografica mi ha dato il diritto di essere una persona autentica. È stata uno strumento meraviglioso e assoluto per non essere sola e al tempo stesso indipendente“, racconta la famosa fotoreporter mentre si aggira tra i corridoi della mostra Letizia Battaglia. Storie di strada a cura di Francesca Alfano Miglietti, dal 5 dicembre 2019 al 19 gennaio 2020 al Palazzo Reale di Milano.

LA MOSTRA DI LETIZIA BATTAGLIA A MILANO

Una grande retrospettiva che attraverso 300 fotografie percorre la vita professionale della fotografa siciliana e testimonia 40 anni di società italiana. Il percorso espositivo, ordinato tematicamente, si focalizza su quegli argomenti che hanno costruito la cifra espressiva più caratteristica dell’artista. I ritratti di donne, di uomini o di animali, o di bimbi, sono solo alcuni capitoli che compongono la rassegna; a questi si aggiungono quelli sulle città, e quindi sulla politica, sulla vita, sulla morte, sull’amore e due filmati che approfondiscono la sua vicenda umana e artistica. Le sue foto sono sorprendenti: non solo negli scatti della mattanza della mafia, ma anche nei ritratti di poveri, volti di bambini e donne, momenti di rivolte di piazza e scene politiche degli anni di piombo.

IL RACCONTO DI LETIZIA BATTAGLIA

Queste foto sono per me una consolazione perché sono la conferma che in tanti anni non ho fotografato solo la mafia“, dice la fotoreporter palermitana poco prima di incontrare i giornalisti per la conferenza stampa di apertura dell’evento milanese. Letizia Battaglia ha iniziato a fotografare a 37 anni e lo ha fatto a Milano proponendo servizi da freelance al Corriere e al Giorno. “È stata un’amica a regalarmi la prima macchinetta per iniziare“, precisa. Ma la passione esplose quando L’ora, il giornale di Palermo le chiese di tornare e lavorare per in redazione. Battaglia documentò con i suoi scatti immortali la guerra tra i corleonesi e la mafia palermitana. Ancora nei suoi occhi è evidente il ricordo e la nausea potente che ha provato di fronte ai morti ammazzati. “Tornai che avevo quasi 40 anni, una donna determinata a portare avanti un’identità. Cominciai a lavorare con uno staff giovane di fotografi e arrivò la passione: ero lì con la macchina fotografica a documentare i fatti incredibilmente duri e pesanti, per tutta la città. Palermo però è una città unica, che ancora oggi continuo a fotografare“. A 84 anni si guarda al futuro. E Battaglia ha le idee chiarissime: “Tra due anni partirà il progetto su Palermo nuda, rappresentata da donne nude, non solo quelle belle, quelle bone, quelle fatte bene. Donna come simbolo di vita, di terra, di bellezza, non di cretinaggine, di sessualità, sexy. Quella è una cosa più privata, non mi piace nella fotografia. Le fotografie che alludono alla sensualità in maniera banale mi fanno schifo. La sensualità è una cosa profonda. Gli uomini non li fotografo, non mi piace fotografarli. Con le donne ho più empatia, credo di più nelle donne“.

-Carlo D’Elia

Letizia Battaglia, Storie di strada
5 dicembre al 19 gennaio 2020
Palazzo Reale
Piazza del Duomo, 12, Milano

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Carlo d'Elia
Giornalista freelance, pugliese di nascita e di carattere, ho trasformato la mia passione nel lavoro dei sogni. Vivo a Lodi e lavoro a Milano. Da tempo collaboro con il quotidiano Il Giorno e la rivista online Lettera43. Ho partecipato a diversi concorsi con due documentari che ho realizzato. Uno dal titolo "Filocontinuo" che parla di integrazione e l'altro sul sociale, "Teste d'amianto", che descrive una realtà difficile delle periferia Est di Napoli.