Galleria Immerso centro di fotografia sulle Alpi piemontesi. Intervista a Edoardo Bruno Falletta

Ciò che non ci si aspetterebbe di trovare in un tipico borgo alpino è un open space di 400 metri quadrati dedicato alla fotografia e alla sua divulgazione. Vi raccontiamo la storia di Galleria Immerso.

Gli spazi della Galleria Immerso
Gli spazi della Galleria Immerso

La Galleria Immerso nascerà a luglio 2019 nel borgo di Grangesises, sulle Alpi piemontesi, un luogo finora di certo non toccato dall’arte contemporanea. Sarà un grande spazio dedicato a fotografia, sperimentazione, workshop, incontri e dibattiti. Nonostante l’open space dalle pareti bianche, non sarà il solito white cube: la sua identità è già fortemente connotata grazie alle idee ben chiare del direttore, Edoardo Bruno Falletta (Torino, 1991). Lo abbiamo incontrato per farci raccontare come sarà strutturato il progetto, quale sarà la programmazione, che tipo di ricerca verrà perseguita e quali saranno gli artisti accolti.

Come mai hai scelto di aprire una galleria fotografica nel piccolo borgo di Grangesises?
Sono molto attaccato a questo luogo, dove sono cresciuto. Non ho mai smesso di frequentarlo con un’intensità più o meno forte a seconda dei periodi, al punto che nell’ultimo periodo degli studi universitari (condotti a Torino), sono tornato trasferendomi in pianta stabile.

Come ti sei avvicinato al mondo della fotografia?
Dopo gli studi ho lavorato qualche anno in Nikon Italia (Nital S.p.A.), dove mi sono occupato di marketing, sviluppo del prodotto, lancio e divulgazione di cultura fotografica. Questo terzo aspetto è quello che mi ha fatto avvicinare alla fotografia d’arte intesa come medium, slegato dal mero aspetto tecnico. Ho cominciato a curare mostre, eventi, workshop, dibattiti, che mi hanno avvicinato ai grandi nomi della fotografia, con i quali sono nati anche dei rapporti di amicizia, uno su tutti Ferdinando Scianna.

Quale sarà l’impostazione della galleria?
Si svilupperà in due direzioni: da una parte la galleria classica, con vendita di pezzi, dall’altra un percorso di valorizzazione di questo borgo con un flusso di visitatori costante durante tutto l’anno. Organizzeremo, anche a corredo di mostre ed eventi, tutta una parte molto forte di divulgazione di cultura fotografica che richiama molto quello che era il mio lavoro in azienda.

E come avverrà?
Tramite dibattiti, eventi e corsi di specializzazione.

Parliamo della strutturazione dello spazio. Più che di una galleria, avrà l’aspetto di una showroom.
Si tratta di uno spazio ristrutturato di 400 metri quadrati. L’intento era quello di renderlo il più ampio possibile, privo di pareti interne, quasi correndo il rischio di andare un po’ controtendenza, perché oggigiorno il modello white cube non è più tanto di moda. Ma in un contesto del genere trovarsi di fronte a un open space è qualcosa di eccezionale che le persone non si aspettano.

In che senso?
Grangesises è un borgo al quale non si può accedere con l’automobile, di tipo tradizionale, un piccolo gioiellino. La galleria, invece, è connotata da uno spazio che starebbe benissimo nel centro di qualsiasi città del mondo: questo contrasto tra l’ambiente circostante e la struttura in sé lo trovo meraviglioso.

Pensi che Grangesises possa diventare un luogo strategico per l’apertura di un’attività culturale?
Si. Questo spazio ti dà delle possibilità che altri spazi non hanno: mi immagino un fotografo venire, ad esempio, per un talk sulla macrofotografia e trovarsi davanti a un’infinità di verde, con la possibilità di fotografare anche in mezzo alla natura.

Immerso: perché questo nome?
Non è una scelta casuale: noi siamo sempre immersi in qualcosa. Nel mio caso siamo immersi nella fotografia ma allo stesso tempo anche in un ambiente alpino che non deve essere rilanciato, ma semplicemente valorizzato, una differenza che trovo fondamentale. Grangesises è un contesto molto bello, avviato, ed oggetto di un turismo sensibile alla bellezza ed alla cultura.

Con quali artisti inaugurerete lo spazio?
Molto probabilmente cercherò due artisti all’apparenza distanti ma i cui lavori possono trovare una sintesi. Andremo a creare un dialogo e stamperemo le opere di entrambi in grande formato, cercando di giocare anche con gli spazi: una galleria così grande è un po’ un’arma a doppio taglio, perché bisogna “riempirla” in maniera consapevole, senza permettere alle opere di perdersi.

Hai pensato a un modo affinché questo non avvenga?
Userò un sistema di canaline, che saranno mosse all’occorrenza, in modo che gli spazi diventino modulabili, anche per non appendere nulla alle pareti.

Parlaci dell’aspetto delle attività culturali che la galleria porterà avanti.
Voglio avviare dei workshop pratici ma comunque di alta formazione. Vorrei momenti di commistione, legando la fotografia non solo all’arte, ma anche a aspetti di divulgazione scientifica. In calendario abbiamo già il primo workshop, dal 20 al 22 settembre, che sarà tenuto da Alberto Ghizzi Panizza, un fotografo italiano estremamente riconosciuto, sarà lui l’apripista della nostra programmazione.

Per quanto riguarda gli artisti: quali sono i requisiti che devono avere i nomi della vostra scuderia?
Ho avuto la straordinaria possibilità di dirigere una galleria a soli 27 anni e per questo vorrei restituire un po’ della mia fortuna puntando fortemente sui giovani artisti. Ho diviso il sito in due: Nuovi Artisti e Nuovi Talenti. Nella seconda c’è addirittura una ragazza cinese del 1997 che penso possa rappresentare uno spunto interessante per i collezionisti di arte fotografica.

Metti in conto la possibilità di aprirti persino a talenti asiatici?
Ho studiato per un periodo all’Università di Shanghai e sono particolarmente sensibile a questo aspetto. Lo trovo un mercato molto interessante quanto ermetico, che ha tante possibilità e ha ancora una comprensione parziale, intendo quindi puntare anche su quello.

-Giulia Ronchi

Galleria Immerso
Frazione Grangesises, 10054, Sauze di Cesana (TO)
+39 346 677 0237
[email protected]
Instagram: galleria_immerso
www.immerso.it

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.

LEAVE A REPLY