Mi ricordo la strada: l’Anas festeggia 90 anni con una mostra a La Triennale di Milano

La mostra, a cura di Emilia Giorgi e Antonio Ottomanelli, racconta la strada come luogo metaforico, attraverso vicende cruciali del nostro Paese, materiali di archivio e sguardi d’autore. Poi partirà per un roadshow che attraverserà l’Italia. Ne abbiamo parlato con i curatori.

La folla dei fedeli durante l'Ultimo Angelus di Papa Benedetto XVI, 2013, Courtesy Archivio ANSA
La folla dei fedeli durante l'Ultimo Angelus di Papa Benedetto XVI, 2013, Courtesy Archivio ANSABenedetto XVI a Citta' del Vaticano 24 febbraio 2013. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

C’era una volta l’Anas, nata nel 1928 come A.A.S.S., Azienda Autonoma Statale della Strada. Successivamente l’acronimo diventa quello attuale, Azienda Nazionale Autonoma delle Strade, fino all’ultima trasformazione nel 2018 che integra l’spa nel Gruppo Ferrovie dello Stato. Una storia italiana, fatta di evoluzioni aziendali, ma anche di momenti di vita. La strada, da sempre, e non solo grazie a Jack Kerouac, è un topos letterario, religioso, romantico. È luogo di avventure, di fughe, di espiazione, di cammini, di pellegrinaggi, di libertà, di crociate, di guerre, di km percorsi per incontrare l’amata. Corrono sulla strada Thelma e Louise o le prose di Pier Vittorio Tondelli con il suo racconto Autobahn, ma la “strada” per gli antichi è anche il metodo, la regola, ancora una volta scientifica, etica, culturale e religiosa. Tante storie, dunque, micro e macro, come quelle che attraversano la vita di un Paese. L’Italia. Celebra così i suoi 90 anni l’Anas, e nel nutrito calendario di iniziative promuove anche una mostra che racconta in maniera diretta e indiretta questo genere di riflessioni.

Luigi Ghirri, Festa dell'Unità, Reggio Emilia, 1983, Copyright Eredi Luigi Ghirri, Courtesy CSAC, Università di Parma
Luigi Ghirri, Festa dell’Unità, Reggio Emilia, 1983, Copyright Eredi Luigi Ghirri, Courtesy CSAC, Università di Parma

LA MOSTRA IN TRIENNALE

A curarla, in una iniziativa che si svolge fino al 18 marzo alla Triennale di Milano, sono Emilia Giorgi e Antonio Ottomanelli, che raccontano questi quasi 100 anni selezionando 10 pietre miliari della storia italiana, cercando di uscire dalle traiettorie convenzionali che vorrebbero d’etichetta, in un lasso di tempo compreso tra il 1928 e il 2018, alcuni momenti esplicitamente cruciali delle vicende del nostro Paese. Si intitola Mi ricordo la strada, e sceglie di fissare nella memoria le immagini di eventi che hanno mosso milioni di persone, in senso metaforico e reale. Il progetto diventa vivo e si fa forma attraverso l’installazione progettata da Marco Ferrari ed Elisa Pasqual di Studio Folder, e naturalmente attraverso gli sguardi degli autori prescelti: Olivo Barbieri, Joe Blaustein, Mario Cresci, Gian Piero Frassinelli, Luigi Ghirri, Salvatore Maniscalco, Roberto Masotti, Sergio Musmeci, Pier Lugi Nervi, Filippo Romano, Oscar Savio, Superstudio e Wolfgang Suschitzky. 

STRADA COME TRASFORMAZIONE

Ma come uscire dalle traiettorie condivise e selezionare questi momenti? A risponderci è Emilia Giorgi, che racconta: “Abbiamo fatto una scelta soggettiva e netta, mettendo in luce eventi unici e di rottura che allo stesso tempo hanno determinato importanti spostamenti di persone, trasformazioni del territorio, urbanistiche, delle città. Il tema della trasformazione è stato per noi fondamentale: le immagini in mostra non raccontano queste tappe in maniera esaustiva, ma offrono dei richiami, evocano. Abbiamo utilizzato sia immagini di archivi, attingendo a fonti importanti come l’ANSA, l’Archivio del Maxxi, l’ICCD, l’Archivio Civico di Firenze, sia scatti autoriali”. Il concetto di archivio è importante perché disegna anche l’organizzazione dell’installazione che si articola in uno spazio continuo, disseminando i momenti storici su una linea orizzontale, disponendoli, per dirla con i curatori, in “maniera randomica, ma ordinata”. Ogni evento è rappresentato da un tavolo nero, il cui materiale ricorda peraltro l’asfalto delle strade: ogni piano è un archivio, ma è anche un’impronta, un frammento di strada all’interno del quale muoversi, ricostruendo una sorta di geografia mentale e memoriale.

Mi ricordo la strada, L'allestimento in Triennale
Mi ricordo la strada, L’allestimento in Triennale

NUOVE ICONOGRAFIE

“Non volevamo lavorare in maniera didascalica”, spiega Ottomanelli, “quanto ricontestualizzare gli archivi, creando un nuovo paesaggio in cui inserirli. La strada che cos’è? È un dispositivo per il pellegrinaggio, per la trasformazione stessa dei territori. Costruisce nuove iconografie, unendo i luoghi, attraverso il movimento che la strada permette: organico, vivo, con un metabolismo molto veloce”. I momenti storici prescelti, che i curatori definiscono degli stati di eccezione, sono: l’Alluvione di Firenze (1966), raccontata attraverso un’opera di Superstudio, l’invasione pacifica e inaspettata della seconda edizione di Umbria Jazz a Perugia, (1974) grazie alle fotografie di Roberto Masotti, i progetti di Pierluigi Nervi e Sergio Musmeci per il concorso Anas per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina (1969), la Traversata dello stretto (1930, 1954), il concerto di Bob Marley a San Siro (1980), con le foto inedite di Salvatore Maniscalco, l’ultimo comizio di Enrico Berlinguer nel 1983, con gli scatti di Cresci, Ghirri e Barbieri. “La strada diventa inoltre occasione di ricostruzione urbanistica, pensiamo alle Olimpiadi del 1960 a Roma, allo sbarco in Sicilia nel 1943, alla campagna di eradicazione della malaria in Sardegna (con la costruzione di nuove infrastrutture tra il 1946 e il 1950)” spiega Emilia Giorgi. Infine, il presente viene ripercorso con la ricostruzione della Basilica paleocristiana di Siponto dell’artista Edoardo Tresoldi o con l’ultimo Angelus di Papa Benedetto XVI in Piazza San Pietro.

Il truck di Anas
Il truck di Anas

IL ROADSHOW

“La mostra segue un percorso cronologico, però è in realtà uno spazio in cui ogni visitatore può operare degli esercizi di associazione combinatoria”, spiega Ottomanelli. “Abbiamo cercato di attivare dei processi dividendo gli eventi in macroinsiemi: spazio pubblico, icona idolo, campagne, monumenti, che racchiudono due o più fatti. L’obiettivo è stato anche quello di ridefinire il significato di questi termini, attraverso un ragionamento nostro. Ad esempio? La alluvione di Firenze rientra nella prima categoria, perché rappresenta un momento in cui è stata stravolta l’immagine della città, trasformata in uno spazio diffuso, richiedendo una riflessione importante sullo spazio pubblico”. La mostra dura fino al 18 marzo: dal 20 aprile al 17 maggio, cambierà forma e diventerà essa stessa un oggetto nomade, che viaggerà su un truck che attraverserà l’Italia in un vero e proprio roadshow organizzato da Anas su sette tappe per le celebrazioni del suo 90esimo: Trieste, Reggio Emilia, Assisi, Olbia, Salerno, Reggio Calabria e Catania.

Santa Nastro

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CuratoriAntonio Ottomanelli, Emilia Giorgi
Spazio espositivoTRIENNALE - PALAZZO DELL'ARTE
IndirizzoViale Emilio Alemagna 6 - Milano - Lombardia
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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.