Quando incontrò Marcel Duchamp a New York, il pittore americano Man Ray aveva soltanto venticinque anni. L’amicizia con il maestro francese fu molto importante perché lo spinse a sperimentare, cercando nuove modalità espressive aldilà della pratica pittorica. Fu nel campo fotografico, in particolare, che Ray si spinse più in avanti, infrangendo tutte le regole e le convenzioni del mestiere. Fino ad eliminare, con l’invenzione dei rayogrammi, la stessa macchina fotografica.
Racconta l’artista nella sua autobiografia: “accesi la luce: sotto i miei occhi cominciò a formarsi un’immagine. Non una semplice silhouette degli oggetti, ma un’immagine deformata e rifratta dal vetro, a seconda che gli oggetti fossero più o meno in contatto con la carta, mentre la parte direttamente esposta alla luce spiccava come in rilievo sul fondo nero. Avevano un aspetto straordinariamente nuovo e misterioso”.

Dati correlati
AutoreMan Ray
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.