Altri stati per la fotografia. Parola a Cesura

Secondo appuntamento con la rubrica che coinvolge personalità indipendenti attive nella promozione del linguaggio fotografico. Stavolta i riflettori sono puntati su Cesura, lo studio fondato nel 2008 da un gruppo di professionisti desiderosi di sfuggire alle regole del mercato.

Arianna Arcara & Luca Santese, The Flag from the series Found Photos in Detroit
Arianna Arcara & Luca Santese, The Flag from the series Found Photos in Detroit

Cesura nasce nel 2008, su iniziativa di un gruppo di persone unite dall’esigenza di fare esistere i propri progetti di fotografia senza dovere sottostare alle mutevoli imposizioni del mercato, a favore di una produzione di qualità. La costituzione del gruppo in questi anni ha permesso a ciascuno dei suoi componenti (Arianna Arcara, Gabriele Micalizzi, Andy Rocchelli, Alessandro Sala, Luca Santese, Gabriele Stabile) di salvaguardare i valori di integrità e indipendenza di tutta la propria attività di produzione e di ricerca.
Negli anni dal 2005 al 2008, tutti noi fondatori di Cesura abbiamo frequentato il laboratorio di Alex Majoli, fotografo dell’agenzia Magnum Photos.
Questa esperienza ci ha permesso di apprendere le basi del fotogiornalismo e ci ha consentito di considerare la fotografia non esclusivamente come mezzo di rappresentazione ma anche come linguaggio artistico, con una moltitudine di fini espressivi.

LA STORIA

Un elemento decisivo per Cesura è stata la collocazione geografica in cui lo studio viene concepito. È a Pianello Val Tidone, un paese di circa duemila abitanti adagiato sui colli piacentini, dove Majoli e Alessandro Sala decisero di collocare il nuovo studio.
Dalla vita di città passiamo a un isolamento forzato e ci rendiamo conto che in questo modo possiamo abbattere radicalmente il costo della vita (personale e professionale) e concentrarci più efficacemente sul nostro lavoro.
Un ulteriore passo è stato quello di aprire fin da principio lo studio alle persone che venivano a conoscenza della nostra realtà e manifestavano l’interesse di farne parte. Chi approdava nel gruppo poteva sì apprendere da noi alcune idee e tecniche di lavoro, ma allo stesso tempo poteva contribuire a dare forma alla nuova realtà che veniva costituendosi.
Nel corso di questi anni ci siamo occupati di fotografia nell’ambito del fotogiornalismo e della sperimentazione linguistica e artistica, ibridando spesso queste categorie. Inoltre, poco dopo la nostra nascita, abbiamo costituito Cesura Publish: una casa editrice indipendente, inizialmente pensata per pubblicare i nostri lavori e che oggi, grazie soprattutto alla dedizione di Arianna Arcara, pubblica anche fotografi esterni al gruppo e punta ad affermarsi come una casa editrice a tutti gli effetti.

Alessandro Sala, Concrete Jungle 2. Johannesburg, South Africa
Alessandro Sala, Concrete Jungle 2. Johannesburg, South Africa

IL PRESENTE

A oggi possiamo vantare una solida struttura di ideazione, produzione e diffusione del nostro lavoro, fondamentale per rendere possibile un percorso di ricerca e di critica indipendente. L’immagine per noi è l’alfabeto contemporaneo, oltre a uno strumento di comunicazione molto potente. Per questo motivo crediamo che debba essere alimentata una ricerca che produca immagini capaci di generare pensiero critico.
In vista di un ampliamento ambizioso dei nostri ideali ci ispiriamo, per quanto riguarda la nostra proposta presentata agli Stati Generali della Fotografia, all’eccezionale progetto messo in piedi negli Stati Uniti durante la crisi del 1929. La Farm Security Administration finanziò un progetto che coinvolse circa trenta fotografi (Walker Evans, Dorothea Lange, solo per citarne alcuni) allo scopo di produrre un’ampia documentazione della recessione dilagante nel Paese.
In questo modo lo Stato rese possibile una documentazione fotografica imponente, oggi considerata un documento fondamentale della crisi, oltre che di enorme valore storico. Lo Stato mise le basi strutturali in modo che i fotografi potessero lavorare efficacemente e liberamente alla produzione di questo progetto in una forma di collaborazione attiva e senza tralasciare la propria vocazione di ricerca artistica.
In Italia questo è successo in modo indipendente con Viaggio in Italia, nel quale Ghirri strutturò un progetto collettivo di documentazione del paesaggio italiano.

Gabriele Stabile, Le mal du Pays
Gabriele Stabile, Le mal du Pays

PROGETTI FUTURI

Oggi che l’Italia attraversa un periodo di profondo cambiamento, sarebbe essenziale che lo Stato, come avvenne negli USA, ponga le basi strutturali per un progetto collettivo nazionale che coinvolga un ampio gruppo di giovani fotografi italiani, affiancati da studiosi di diversi settori, per la produzione di un progetto di pari ambizione.
La collaborazione tra fotografi e ricercatori ha un duplice scopo: da un lato si tratterebbe di dare una solida base teorica al progetto, dall’altro l’idea è quella di concretizzare la collaborazione in workshop periodici che siano al contempo momenti di confronto e di formazione. I workshop, infatti, sono pensati come aperti ad aspiranti fotografi che potranno vivere in prima persona i lavori in corso del progetto e contribuire allo stesso con idee e fotografie.
Una committenza pubblica che non guardi solo all’interesse immediato. Così fu per i progetti Farm Security Administration e Viaggio in Italia, concepiti fin dal principio per creare dei documenti dal valore storico-artistico che permangano nel tempo. L’esigenza di pensare a qualcosa che rimanga è oggi un’esigenza ancora più cogente, dato che la contemporaneità vive principalmente di immagini totalmente effimere. I grandi progetti nati da committenze pubbliche, invece, perdurano nel tempo nella loro capacità di generare dibattito, cultura, formazione e reddito.

UN ESEMPIO CONCRETO

Allo scopo di concretizzare l’operatività di questo progetto prendiamo come esempio la crisi economica che colpì Detroit. Durante quella crisi il Time Magazine creò una vera e propria redazione a Detroit che per un anno intero produsse quotidianamente inchieste, documentazione e ricerche sulle condizioni della città.
Questo è un esempio concreto per pensare un luogo dove il progetto da noi proposto possa trovare inizialmente la sua base operativa su scala nazionale e successivamente possa essere capace di trasformarsi in uno spazio culturale attivo nella costituzione e finanziamento di progetti futuri, oltre che custode del materiale prodotto.

Luca Santese

rubrica a cura di Emilia Giorgi

www.cesura.it

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Emilia Giorgi
Emilia Giorgi (Roma, 1977), storico dell'arte, cura eventi e mostre di architettura contemporanea con un interesse particolare per la contaminazione tra diversi ambiti disciplinari. È curatore del programma di architettura della Fondazione VOLUME! di Roma e collabora con gallerie e musei come il MAXXI. Insegna storia dell'arte contemporanea nella sede romana dello IED - Istituto Europeo di Design ed è membro del Tomorrow's Club della Domus Academy di Milano. Autrice di numerosi saggi e pubblicazioni, è corrispondente di Abitare e collabora con quotidiani e riviste come Il Manifesto, Icon Design, Flash Art, Klat Magazine, Arte e Critica.