Le donne secondo Annie Leibovitz. A New York

Gli scatti dedicati alle donne dalla fotografa americana Annie Leibovitz sbarcano nella Grande Mela, accolti da un luogo di forte valore fisico e simbolico: un ex carcere femminile. Innescando una profonda riflessione su concetti di grande attualità, dal gender alla discriminazione.

Annie Leibovitz – Women - exhibition view at The Former Bayview Correctional Facility, New York 2016 - photo Francesca Magnani
Annie Leibovitz – Women - exhibition view at The Former Bayview Correctional Facility, New York 2016 - photo Francesca Magnani

DA MILANO A NEW YORK
Ha inaugurato la puntata newyorkese della mostra Women di Annie Leibovitz (Waterbury, Connecticut, 1949), conclusasi da poco a Milano all’ex Fabbrica Orobia. Anche questa sede, come quelle che l’hanno preceduta, non è la classica location museale, ma uno spazio atipico: una prigione a Ovest della 20th Street, vicino alle gallerie di Chelsea, la Bayview Correctional Facility. Dopo la mostra, che chiuderà l’11 dicembre, l’edificio – un imponente palazzo Art Déco che risale agli Anni Trenta ed era stato costruito in origine come Seamen’s House per ospitare i marinai e poi trasformato in carcere negli Anni Settanta – verrà chiuso, restaurato e riaperto nel 2020 come centro comunitario femminile.

Annie Leibovitz – Women - exhibition view at The Former Bayview Correctional Facility, New York 2016 - photo Francesca Magnani
Annie Leibovitz – Women – exhibition view at The Former Bayview Correctional Facility, New York 2016 – photo Francesca Magnani

UN LUOGO CARICO DI SIGNIFICATI
L’impatto con il luogo affascina e intimorisce: non solo si salgono le scale entrando nel ventre del penitenziario vero e proprio, ma le custodi che accolgono il pubblico e lo guidano negli spazi visitabili sono ex-prigioniere. Abbiamo parlato brevemente con Zina, che ha passato due anni lì, prima di diventare parte del comitato che deciderà il futuro dell’edificio: “Questa che contiene l’esposizione era la nostra palestra. Per noi è bello poter lavorare per Annie. È una forma di terapia vedere come un posto che ci ha causato tanto dolore e in cui sono stati perpetrati moltissimi abusi può trasformarsi in luogo di apprendimento, cultura e bellezza – io sono stata attaccata sia qui che a Rikers Island”. Nel 2010 un’indagine rivelò che a Bayview c’era il più alto tasso di abusi sessuali da parte dello staff carcerario che in tutti gli Usa. Ma la prigione ha chiuso dopo Sandy – l’uragano che ha colpito New York quattro anni fa togliendo per vari giorni l’elettricità a Manhattan al di sotto della 23rd Street – per “cause ambientali”.
Pure la biblioteca della prigione è stata trasformata in un’altra biblioteca, e riempita coi volumi che Leibovitz ama e ritiene fondamentali per comprendere la sua opera: un tavolo centrale trabocca di libri, da Diane Arbus a Sally Mann, da Letizia Battaglia a Cindy Sherman e moltissime altre.

Annie Leibovitz – Women - exhibition view at The Former Bayview Correctional Facility, New York 2016 - photo Francesca Magnani
Annie Leibovitz – Women – exhibition view at The Former Bayview Correctional Facility, New York 2016 – photo Francesca Magnani

OLTRE IL GENDER
Un luogo dall’impatto forte per una mostra su donne indipendenti, protagoniste di storie di coraggio. Il testo di introduzione è di Gloria Steinem e mette in rilievo come l’operazione di Leibovitz prescinda dalle limitazioni di gender: “Siccome gli uomini hanno avuto più potere nel creare immagini in una società che divide la natura umana in due, le donne hanno sempre avuto meno possibilità di essere viste – letteralmente viste – come esseri umani completi.  A dire il vero, a volte penso che l’unica vera divisione in due sia tra chi divide tutto in due, e chi no. Nella vita reale magari ci sono tre o cinque o più aspetti di una questione, ma ovunque, dal giornalismo alle aule di giustizia, ce ne sono solo due. Vari studi dimostrano che la competizione tende molto meno a creare eccellenza rispetto alla cooperazione, ma siccome la competizione è vista come “maschile” e la cooperazione come “femminile”, si ritiene la prima superiore, addirittura inevitabile. Mi ci è voluto molto tempo per scoprire che polarizzare la gente non sempre è stata l’unica via percorribile a questo mondo. Il genere è stato inventato nel corso del tempo per giustificare il controllo maschile sulla riproduzione – e quindi sui corpi femminili – ma probabilmente rappresenta suppergiù solo il cinque per cento della storia umana”.

Annie Leibovitz – Women - exhibition view at The Former Bayview Correctional Facility, New York 2016 - photo Francesca Magnani
Annie Leibovitz – Women – exhibition view at The Former Bayview Correctional Facility, New York 2016 – photo Francesca Magnani

UN ABBRACCIO SIMBOLICO
Tra le immagini esclusive di quest’edizione di Women c’è un ritratto delle sorelle Williams abbracciate. Ha detto Leibovitz: “L’ho concepito ispirandomi a una foto vista sul giornale, scattata a settembre dopo la partita in cui Serena ha perso agli Open. L’immagine mi colpì un sacco, anche in quella le due sorelle si abbracciavano e Venus, più alta, sosteneva la più piccola. Ricordo che ho staccato la pagina del quotidiano e l’ho attaccata al frigo perché volevo che le mie figlie ce l’avessero sott’occhio, come immagine di sorellanza”.

Francesca Magnani

New York // fino all’11 dicembre 2016
Annie Leibovitz – Women
THE FORMER BAYVIEW CORRECTIONAL FACILITY
THE FUTURE HOME OF THE WOMEN’S BUILDING
550 West 20th Street
https://www.ubs.com/microsites/annie-leibovitz/en/exhibition.html

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Francesca Magnani
Francesca Magnani scrive e fotografa a New York dal 1997. Dopo una laurea in Latino a Bologna e un corso di perfezionamento in Antropologia a Padova, è arrivata alla CUNY con una borsa Fulbright in Letteratura Comparata. Nella Big Apple ha passato svariate stagioni a stampare e lavorare nelle darkroom dell’ICP e al Print Space. Tra NYU e The New School, in quasi vent’anni ha insegnato italiano a mezza Downtown. Le sue storie e fotografie sono uscite su D Repubblica, Diario, MarieClaire, F, Natural Style, TimeOut NY, IL, Vogue, Flair, Yoga Journal, Here is New York. A Democracy of Pictures, E.L. Doctorow, All the Time in the World, Taschen - Trespass: A History of Uncommissioned Urban Art.

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