Tutto il fascino del Neoclassicismo di Milano e Roma in una mostra alle Gallerie d’Italia
Milano ospita un maestoso progetto espositivo dedicato al Neoclassicismo, che ripercorre i fatti e i protagonisti che hanno reso la città, assieme al capoluogo romano, capitale della cultura ottocentesca. Dai dipinti di Andrea Appiani alla ricostruzione del perduto cavallo colossale di Antonio Canova
Per Milano è l’anno del Neoclassicismo. Cogliendo l’eredità, per così dire, del grande progetto appena concluso a Palazzo Reale – luogo simbolo di questo periodo storico – su Andrea Appiani, un nuovo capitolo inaugura in città, in diversa sede. Una seconda, monumentale, occasione, che propone al pubblico una panoramica più ampia sul movimento che ha celebrato i fasti di Napoleone e ha reso il capoluogo lombardo una città proiettata verso la modernità. Se infatti Milano ha sempre avuto una sua vocazione all’innovazione, al guardare avanti accogliendo a braccia aperte le novità, è solo con il Neoclassicismo che diventa teatro di veri progetti utopici che la avvicinano non solo alle capitali europee, ma anche ai miti e alle leggende dell’antico. Quasi si fosse cercato di rendere la città stessa un mito… non del passato, ma del futuro. Progetti come quello di Antolini per il Foro Bonaparte, presente in mostra, rendono bene l’idea. Rimasero sulla carta, ma espressero comunque il carattere di una città e di un Governo che sognava in grande. A unire le forze per lo sviluppo cittadino vi era poi un folto gruppo di intellettuali, che mettevano il loro talento a servizio delle arti. La mostra alle Gallerie d’Italia non manca di chiamarli in causa, aggiungendo un ulteriore tassello alla ricostruzione storica del passato glorioso delle due città principali dell’Italia ottocentesca.

Canova, Napoleone e l’utopia del Monumento Equestre
Ad aprire il percorso espositivo è la grandiosa testa di cavallo di Donatello, che colpisce per la sua possenza. Si tratta del prototipo originariamente destinato al monumento equestre del re di Napoli Alfonso d’Aragona, mai portato a termine. È questo uno degli spunti colti da Canova per la realizzazione del grande complesso dedicato a Napoleone, per cui optò per un’insolita variante – anche questa mai compiuta – con il capo del condottiero nella posa di Marco Aurelio “voltato all’indietro”. Un inedito simbolo di incitazione dell’esercito alla battaglia. Un secondo pezzo “colossale è il cavallo in gesso – ricostruito per l’occasione – che riporta in vita un altro monumento equestre di Canova, questa volta dedicato a Ferdinando I di Borbone. Seguono disegni, dipinti e bozzetti che illustrano il Generale e l’Italia con toni mitici e allegorici, tutti nel segno di esaltazione del crescente orgoglio nazionale che si stava formando a quei tempi.
Lo splendore delle manifatture milanesi e romane in mostra alle Gallerie d’Italia di Milano
Un pezzo esposto di rilievo è L’Aurora di Liborio Londini. L’autore non è forse dei più noti, ma la fattura è ineccepibile nel suo essere finemente intagliata a partire da un’agata a tre strati. È uno degli esempi delle cime che artisti e artigiani hanno toccato con il loro impegno di rinnovo delle arti a tutto tondo, che dalla pittura si diffonde all’arredamento e alle discipline minori. L’antico rimane stabile riferimento e fonte di ispirazione, rielaborato in veste neoclassica. Anche nel campo dell’orologeria il capoluogo lombardo affina le sue produzioni. Merito della manifattura dei Manfredini, che aprono qui bottega, sfornando bigiotteria e marchingegni che – al di là della funzione segnatempo – fungono da vere e proprie decorazioni ornamentali.
A fornire uno spunto senza precedenti per riproduzioni in miniatura è il marmo di Canova che ritrae Napoleone in veste di Marte Pacificatore, del 1806. Icona di potere di immediato successo, diffusasi anche a Milano molto presto, attraverso versioni di formati ridotti destinate a piazze cittadine e collezioni private. Un esempio è la fusione bronzea dei Fratelli Righetti, o quella della Manifattura Manfredini qui esposta.
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Le vedute di Milano e Roma in mostra alle Gallerie d’Italia
Il percorso continua con uno sguardo d’insieme alle città, Roma e Milano, e ai loro moti di rinnovamento. Da un lato, la Città Eterna – culla dell’Antico e della Cristianità – viene immortalata nelle vedute di Piranesi, che restituisce nelle sue acqueforti tutto il fascino degli antichi monumenti intercalati a uno scenario in evoluzione. Dall’altro, grazie ai governi di Maria Teresa e Giuseppe II, Milano cresce in splendore, popolazione e ambizione, con i progetti utopici che mirano a porla sullo stesso piano delle grandi capitali europee. Primo tra tutti quello per il nuovo Foro Bonaparte – mai concretizzato – messo sulla carta da Giovanni Antonio Antolini e riportato in mostra. Sarà il Piermarini, poi, ad agire nei fatti sulle forme della città, plasmandone i monumenti che ancora oggi la caratterizzano. Nel caso di Milano, la narrazione per immagini è affidata alle stampe di Giuseppe Aspari.
Giuseppe Bossi e i fasti di Napoleone in mostra a Milano
Le ultime sezioni della mostra propongono focus tematici su altrettanti temi e personaggi chiave del Neoclassicismo. Molto interessante l’approfondimento sulla figura di Giuseppe Bossi: lodevole pittore, accanto al ruolo prestigioso di Segretario di Brera. La sua figura è storicamente contrapposta a quella di Andrea Appiani, entrambi pittori molto dotati, seppur il secondo un gradino sopra l’altro. Bossi fu grande interprete del sublime ed esplorò, nel nome di Michelangelo, i temi eroici dell’antica storia greca e romana, come i percorsi filosofici dell’allegoria. Si cimentò in imprese sempre più difficili e non sempre destinate alla conclusione, anche per l’incontentabilità e per la ricerca della perfezione. La rassegna propone un confronto tra disegno e tela pittorica della sua Sepoltura delle ceneri di Temistocle nella terra attica. In una tavola di piccole dimensioni l’originalità dell’autore si desume dalla sua capacità di concentrare in poco spazio la maestosità di un quadro di storia destinato a grandi superfici, con un esito impeccabile. Questo accostamento dipinto-disegno è anche pretesto per citare la tematica del “disegno” a cui è dedicata tutta un’altra sezione.
Il percorso si conclude nei fasti dell’incoronazione a Re d’Italia di Napoleone, avvenuta nel 1806. Il 26 maggio di quell’anno ci si deve immaginare la città in fermento per una simile solennità, simboleggiata in mostra da una fedele riproduzione della Corona Ferrea – il cui originale è conservato nel Duomo di Monza – con cui si cinse il capo il Bonaparte. Esposto anche il mantello di velluto verde indossato in quell’occasione, assieme agli altri gioielli facenti parte degli Onori d’Italia. Una cerimonia che entra nella storia e sancisce ulteriormente il prestigio dell’epoca neoclassica delle due città italiane.
Emma Sedini
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