Salvador Dalí: la questione complessa dell’eredità dell’artista e le polemiche a Siena

Le polemiche sorte intorno all’inaugurazione della mostra Dalí a Siena. Da Galileo al Surrealismo, in corso al Palazzo delle Papesse fino al 30 settembre del 2021, meritano un approfondimento sul tema dei diritti di riproduzione delle sculture dell’artista spagnolo

Dali Theatre Museum
Dali Theatre Museum

L’eredità materiale e immateriale della maggior parte dei grandi artisti del Novecento, scomparsi da meno di settant’anni, è una questione complessa e talvolta anche spinosa. Soprattutto nel caso di personaggi longevi e prolifici, che hanno vissuto agli albori dell’era della riproduzione in serie o massmediologica dell’immagine artistica. Forse proprio per questo Salvador Dalí (1904-1989) decise di creare nel 1983 a Figueres, in Catalogna, la fondazione che porta il suo nome e quello dell’amata Gala. L’istituzione ha il compito di tutelare i diritti dell’opera e dell’immagine del celebre artista catalano, con la missione di promuoverne la sua eredità artistica. La vigilanza è molto stretta. A tal punto che, non si potrebbe pubblicare un’immagine d’archivio del maestro, di un suo quadro o di uno dei suoi musei, senza l’autorizzazione della Fundació Dalí.

Fundacio Dalì, Portlligat
Fundacio Dalì, Portlligat

DALÍ A SIENA, DUBBI E POLEMICHE

Le polemiche sorte intorno all’inaugurazione della mostra Dalí a Siena. Da Galileo al Surrealismo, in corso al Palazzo delle Papesse fino al 30 settembre del 2021, meritano un approfondimento sul tema dei diritti di riproduzione delle sculture dell’artista spagnolo. A Siena – nelle sale del palazzo che nel 1633 ospitò proprio Galileo Galilei, già condannato dal Sant’Uffizio – sono esposte un centinaio di opere, perlopiù tridimensionali, che raccontano l’interesse di Salvador Dalí per la letteratura, la matematica, la fisica e la psicanalisi. Alla mostra tuttavia non partecipa la Fundació Salvador Dalí y Gala, neppure con semplice patrocinio. Da qui nasce la questione se si tratti di pezzi unici, di riproduzioni originali o di multipli; e soprattutto, quale sia la loro provenienza. Dalla Spagna però preferiscono non sbilanciarsi: “Non abbiamo informazioni specifiche riguardanti la mostra di sculture di Dalí in corso al Palazzo delle Papesse a Siena”. “La nostra fondazione lavora da anni alla catalogazione dell’opera omnia di Dalí”, spiegano dalla fondazione catalana. “Il catalogo di pittura, che include più di mille opere, è stato già completato. Per scultura e opera tridimesionale invece è stato finora pubblicato solo il primo capitolo, limitato alla produzione degli anni Trenta”.

Salvador Dalì, Eggs, Portlligat
Salvador Dalì, Eggs, Portlligat

UNA COLLEZIONE PRIVATA SPECIALIZZATA IN DALÍ

L’impresa organizzatrice della mostra – The Dalí Universe diretta da Beniamino Levi – è specializzata in Salvador Dalì e gestisce una delle più grandi collezioni private di opere del maestro del surrealismo. Si tratta di sculture in bronzo, mobili, oggetti in oro, in vetro, grafiche autografe e gouches raccolte in oltre quarant’anni dallo stesso Levi, mercante d’arte e collezionista italiano, che nel 1955 aprì una galleria d’arte a Milano, in via Montenapoleone. “Lo scopo principale della mostra è quello di divulgare l’interesse e la curiosità di Dalí per la scienza”, spiega Ferruccio Carminati, managing director dell’evento Dalí a Siena. ”Beniamino Levi, che oggi ha 92 anni, era amico personale del celebre artista e della sua compagna, Gala. In vita, Dalí vendette a Levi alcune opere con i relativi diritti di riproduzione, da realizzare in tirature diverse. Si tratta soprattutto di sculture in bronzo. Esistono i contratti olografi firmati da Dalí e da Levi; e, come molti sanno, il diritto di riproduzione, per la legge internazionale, è un valore trasmissibile e commercializzabile”. Nel comunicato stampa della mostra si legge infatti che la società di Levi detiene la proprietà dei preziosi diritti d’autore di alcune immagini dell’artista, ed è l’editore di trentuno sue sculture in bronzo. “Va chiarito un punto importante” prosegue Carminati: “Nel caso delle opere in bronzo, a differenza della grafica su carta, la legislazione internazionale regolamenta i diritti di riproduzione solo dopo la seconda guerra mondiale. Un’opera riprodotta fino a 12 esemplari è un originale; oltre i 12 esemplari, si tratta di multipli. La numerazione porta sempre anche il timbro della fonderia e, una volta realizzata la tiratura concessa, lo stampo viene distrutto”. “La fondazione di Figueres – conclude Ferruccio Carminati – non ha titoli per autorizzare o meno la nostra esposizione. Gli accordi presi tra Beniamino Levi e Salvador Dalì, viva ancora Gala, risalgono a prima del 1983, anno della nascita della stessa fondazione”.

Dalí a Siena. Da Galileo al Surrealismo, al Palazzo delle Papesse
Dalí a Siena. Da Galileo al Surrealismo, al Palazzo delle Papesse

LA SPAGNA UNICA EREDE DEL MAESTRO SURREALISTA

Alla sua morte Dalí volle lasciare erede libero e universale di tutti i suoi beni, diritti e creazioni artistiche lo Stato spagnolo. Negli ultimi anni, peraltro, ha fatto notizia la battaglia legale di Pilar Abel, che sosteneva di essere figlia del pittore surrealista e che ha persino ottenuto la riapertura della tomba del maestro per una prova del Dna, risultata in seguito negativa. Dalí non solo non ebbe figli né eredi legittimi diretti, ma preferì che il titolo nobiliare di Marchese de Púbol, che gli concesse il re Juan Carlos nel 1982, fosse considerato soltanto vitalizio. La gestione del lascito materiale e immateriale di DalÍ e delle sue tre proprietà in Spagna – il Museo Teatro di Figueres, la Casa-museo di Cadaqués e il Castello medievale di Púbol, acquistato per Gala – spetta dunque oggi alla sopracitata fondazione. Si tratta di un organismo privato a partecipazione pubblica, il cui Cda è composto da ventun membri: nove istituzionali a carattere elettivo (Stato spagnolo, Generalitat di Catalogna e i comuni di Figueres e Cadaqués) e undici scelti direttamente da Dalí tra amici, artisti e sostenitori, con carattere vitalizio. Tra i compiti della fondazione ci sono le questioni di carattere documentario e d’immagine riguardanti l’opera del maestro spagnolo, oltre che la promozione della sua eredità artistica nel mondo. Anche il delicato lavoro di expertise rientra nelle competenze dell’istituzione, alla quale lo Stato spagnolo ha ceduto l’intera gestione scientifica e tecnica, accademica, divulgativa e giuridica legata al nome del maestro, oltre allo sfruttamento imprenditoriale dei suoi diritti materiali e immateriali.

Dali Theatre Museum, cortile
Dali Theatre Museum, cortile

GRANDI MOSTRE CON AFFLUENZE A TRE ZERI

È indubbio però che la maggior parte delle esposizioni organizzate in Europa e nel mondo dedicate a Salvador Dalí siano realizzate con il patrocinio o con la semplice supervisione degli esperti di Figueres. Negli ultimi decenni, poi, quasi tutte le grandi mostre su Dalí e il Surrealismo hanno riscosso un successo enorme di pubblico e critica, con un numero di visitatori a tre zeri. L’ultimissima risale al gennaio scorso, al Manége Museum di Mosca, che in poco più di un mese e mezzo ha registrato 500mila visitatori, chiudendo anticipatamente per il lockdown. A Madrid, gli appassionati ricordano ancora la grande retrospettiva del 2012-2013 al Museo Reina Sofia, co-prodotta con il Centre Pompidou di Parigi e il Museo Dalí di San Pietroburgo. La mostra, che aveva tra i curatori proprio Montse Aguer, direttrice della fondazione di Figueres, fu un evento blockbuster, sfiorando in Spagna gli 800mila visitatori. Hanno ottenuto del resto il patrocinio della Fundaciò Salvador Dalí y Gala anche le più recenti esposizioni allestite in Italia: a Milano nel 2010, a Roma nel 2012, a Pisa nel 2017, e infine a Napoli e Catania nel 2018.

– Federica Lonati

www.dalisiena.it
www.salvador-dali.org
www.thedaliuniverse.com

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AutoreSalvador Dalì
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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.