Materia e spirito nell’arte di Jean Dubuffet. La mostra a Palazzo Magnani a Reggio Emilia

140 opere tra dipinti, disegni, grafiche, sculture, libri d’artista, composizioni musicali, poetiche e teatrali raccontano la vita di Jean Dubuffet, tar i principali esponenti dell’Informale europeo e padre dell’Art Brut. In mostra anche lavori di artisti outsider storici quali Aloïse e Wölfli

Jean Dubuffet, Ostracisme rend la monnaie, 1961 (maggio), Acquerello su carta, 50 x 66 cm © Adagp, Paris, 2010
Jean Dubuffet, Ostracisme rend la monnaie, 1961 (maggio), Acquerello su carta, 50 x 66 cm © Adagp, Paris, 2010

Si intitola Jean Dubuffet, l’arte in gioco. Materia e spirito 1943 – 1985 la mostra che inaugurerà il prossimo 17 novembre presso Palazzo Magnani a Reggio Emilia dedicata a uno dei principali esponenti dell’Informale europeo. Con un passato da commerciante di vini, Jean Dubuffet (Le Havre, 1901 – 1985) si approccia alla pittura in maniera non convenzionale, svincolandosi dai limiti concettuali e formali del sistema dell’arte tradizionale e prediligendo, invece, quella dei bambini, degli alienati, degli outsider. A lui si deve l’espressione Art Brut, definizione coniata nel 1945 che racchiude tutte quelle espressioni artistiche spontanee di cui Dubuffet fu collezionista: oltre alle sue opere – un corpus di 140 pezzi tra dipinti, disegni, grafiche, sculture, libri d’artista, composizioni musicali, poetiche e teatrali –, la mostra propone anche opere di outsider divenuti parte integrante della storia dell’arte di Otto e Novecento quali Aloïse, Wölfli, Wilson, Walla, Hauser e Tschirtner, tutti provenienti dalla Collection de l’Art Brut di Losanna, da collezioni private svizzere e dal Gugging Museum di Vienna. Oltre alla parte dedicata all’Art Brut, l’esposizione consta di altre 3 sezioni: la prima, dal 1945 al 1960, presenta lavori intorno alla materia, da Mirobolus, Macadam et Cie a Matériologies; la seconda verte sugli anni compresi tra il 1962 e il 1974, con serie de L’Hourloupe; la terza parte invece esplora il nuovo orizzonte di intenso cromatismo, sviluppatosi tra il 1976 e il 1984 con i Théâtres de mémoire e con i Non-lieux, dove il forte gesto pittorico svela “non più il mondo ma l’immaterialità del mondo”, come spiegava Dubuffet.

– Desirée Maida

Evento correlato
Nome eventoJean Dubuffet - L’arte in gioco. Materia e spirito 1943-1985
Vernissage16/11/2018 Su invito
Duratadal 16/11/2018 al 03/03/2019
AutoreJean Dubuffet
CuratoreMartina Mazzotta
Generearte moderna e contemporanea
Spazio espositivoPALAZZO MAGNANI
IndirizzoCorso Giuseppe Garibaldi 29 - Reggio Emilia - Emilia-Romagna
EditoreSKIRA
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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.