A mezzo secolo dall’ultima retrospettiva, il Kröller-Müller Museum di Otterlo rende omaggio a uno dei suoi più autorevoli “figli adottivi”. Una mostra nell’ambito delle celebrazioni per i cent’anni di De Stijl, movimento nato nel clima relativamente tranquillo dell’Olanda risparmiata dalla Grande Guerra.

L’arte come macchina teatrale d’interazione con la realtà, forme e colori che sono l’eco di pensieri e parole, urlati o sussurrati in un’Europa che stava rapidamente cambiando volto, sconvolta dalla guerra e disequilibrata dalla modernità. Pur affacciato sull’abisso, l’individuo doveva ritrovare il suo posto nell’universo, riconciliarsi con un’esistenza che si preannunciava sempre più dura.

CHI ERA JEAN ARP

Francese di nascita ma attivo in Olanda, Jean Arp (Strasburgo, 1886 – Basilea, 1966) nel corso della sua carriera – che lo vide prima a Zurigo tra i fondatori del Dadaismo, nonché esponente surrealista prima e astrattista poi – ebbe anche una lunga frequentazione con il movimento De Stijl, per tramite di Theo van Doesburg, con il quale nel 1926 aveva collaborato alla progettazione del centro ricreativo Aubette a Strasburgo, eseguita secondo gli innovativi canoni estetici olandesi e ricostruito in un’apposita sezione della mostra.
Pittore, scultore, architetto e poeta, Arp fu un libero pensatore che fissò nella materia il risultato delle sue elucubrazioni, e la sua opera ha più del filosofico che dell’artistico in senso stretto.
Gli anni che vanno dal 1920 al 1935 furono i più intensi della sua carriera, e per questo sono oggetto di una particolare attenzione all’interno della mostra Arp: the poetry of forms, che è occasione per osservare quattro opere sinora mai esposte: Concrete relief G. Child and head, Torse-vase, la serie delle incisioni su legno Sun recircled e Memory from the region of Heracles, provenienti da collezioni private.

Theo van Doesburg, Maquette dell'Aubette di Strasburgo, 1928 (maquette 1988 ca.). Photo Cary Markerink
Theo van Doesburg, Maquette dell’Aubette di Strasburgo, 1928 (maquette 1988 ca.). Photo Cary Markerink

PER UN’ARTE CONCRETA

La fisicità delle sculture di Arp ricorda quella ritualizzata della danza balinese, che affascinò Antonin Artaud, spirito libero del teatro europeo del Novecento. A suo modo, anche Arp fa teatro, unendo, come Artaud, gesto, movimento, luce e colore, e riscrivendo le regole per un nuovo confronto con la realtà circostante, alla disperata ricerca dell’equilibrio che la Grande Guerra aveva spazzato via; la sua ricerca del lato spirituale della realtà lo porta a privilegiare un metodo di creazione artistica casuale, guidato dall’ispirazione e dall’immaginazione, cosa che lo avvicina a un altro outsider del teatro, quell’Alfred Jarry che teorizzò la Patafisica, ovvero la “scienza delle soluzioni immaginarie”.
Avvertendone la stagnazione, ruppe con il Surrealismo dei primi anni, concentrandosi su una nuova indagine del reale: per meglio relazionarsi con la natura, l’arte non deve imitarla, ma rimanere se stessa, ripensando la fisicità delle forme, affinché le opere s’inseriscano nello spazio con un’armonia non forzata. Da qui, lo sviluppo della cosiddetta “arte concreta”, espressione del clima sperimentale della scultura modernista che vede fra i suoi esponenti Barbara Hepworth, Henry Moore, Constantin Brancusi, che pur in separata sede, gettarono con Arp le basi della scultura novecentesca. La fisicità caratterizza anche i dipinti di Arp, che possono essere visti alla stregua di bassorilievi.
Le sue forme si librano nell’atmosfera come atomi in sospensione, e le linee sinuose sono metafora di una libertà spirituale che la società del Novecento si sentiva sfuggire.

Jean Arp with Navel Monocle, 1926. Arp Stiftung, Berlino
Jean Arp with Navel Monocle, 1926. Arp Stiftung, Berlino

L’INTERAZIONE CON LA POESIA

Nel suo allestimento dinamico, la mostra richiama l’andamento delle opere di Arp, la cui linea sinuosa (altro tratto peculiare oltre alla fisicità) dona loro un ritmo assai vicino alla poesia. Relazione che meglio si comprende osservando le raccolte poetiche di Tristan Tzara illustrate da Arp, che dà forma alle parole e alle emozioni con un tratto arcaico, nell’ottica del Dadaismo, che frequentò a inizio carriera. Un artista poliedrico, fondamentale nello sviluppo dell’arte contemporanea, cui la mostra olandese rende meritato omaggio ricostruendone in maniera approfondita il percorso creativo.

– Niccolò Lucarelli

Otterlo // fino al 17 settembre 2017
Jean Arp: la poesia delle forme
KRÖLLER-MÜLLER MUSEUM
Houtkampweg 6
[email protected]
https://krollermuller.nl/ 

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AutoreJean Arp
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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.