Ancora querelle su Modigliani a Palazzo Ducale a Genova. E la mostra chiude in anticipo

Tre gli indagati, tra cui il curatore Rudy Chiappini, dopo una lettera alla stampa consegnata dal collezionista Carlo Pepi che denunciava la presenza di falsi. 21 le opere sotto accusa. Ma Palazzo Ducale si difende. “Noi parte lesa”.

Era scoppiato a Genova, a fine maggio 2017 “il caso Modigliani”, in occasione della mostra “Modigliani”, a Palazzo Ducale, che avrebbe dovuto terminare domenica 16 luglio e che invece ha chiuso anticipatamente, nel rispetto del pubblico, il 13 luglio con un rebus ancora da risolvere. La querelle era nata da una lettera inviata alla stampa dal collezionista toscano Carlo Pepi, dopo un primo exploit su facebook, lo scorso aprile: “Ho avuto la disgrazia di vedere il catalogo della mostra del povero bistrattato Modigliani a Genova e come temevo, rarissime sono le opere di sua mano! Ma i grandi esperti di cosa si occupano? Devo essere sempre solo io ad intervenire per frenare questo insostenibile generalizzato malcostume di fare mostre fasulle prendendo in giro il pubblico”, avrebbe commentato. Il curatore Rudy Chiappini, certo della provenienza delle opere, già esposte nei musei di tutto il mondo, non aveva dato peso alla vicenda, sentendosi tranquillo sulla mostra e sul proprio operato. Nel frattempo, la procura di Genova aveva aperto un’inchiesta.

LA NOTA DI PALAZZO DUCALE

“Palazzo Ducale”, si legge sul sito dello spazio espositivo, in una lettera laconica che trasmette amarezza, “prende atto dell’iniziativa della Procura di Genova, alla quale ha fornito come doveroso la massima collaborazione. In conseguenza del procedimento in corso e indipendentemente dalle sue evoluzioni e da come si concluderà, Palazzo Ducale ha subito consistenti danni d’immagine e materiali (e rischia di subirne ulteriori) e si configura esclusivamente come parte lesa. Palazzo Ducale rimarca di non avere organizzato direttamente la mostra avendone commissionato la realizzazione e la selezione delle opere, a un partner di prestigio nazionale e internazionale come MondoMostre Skira con cui, da anni, ha avviato una consolidata e importante collaborazione a partire dalle mostre “Frida Kahlo” e “Da van Gogh a Picasso. Capolavori dal Museo di Detroit”, quarta mostra italiana per numero di visitatori nel 2016”.

Amedeo Modigliani, Paesaggio toscano, 1898. Olio su cartone, 21 x 35,8 cm. Museo civico Giovanni Fattori - Livorno
Amedeo Modigliani, Paesaggio toscano, 1898. Olio su cartone, 21 x 35,8 cm. Museo civico Giovanni Fattori – Livorno

INCERTEZZE ANCHE SULLE OPERE DI KISLING

21 le opere sotto accusa (la metà di quelle in mostra) e sequestrate dalla procura di Genova, mentre tre sarebbero (tutte figure professionali esterne a Palazzo Ducale) gli indagati, tra cui il curatore Rudy Chiappini, “per oltre 20 anni direttore del Museo d’ Arte di Lugano, curatore riconosciuto di mostre di respiro internazionale, tra cui anche su Modigliani, e mai in alcun modo discusso dalla comunità scientifica”. Nel frattempo erano emersi dubbi ed incertezze anche su alcune opere di Moisé Kisling (1891 – 1953), pittore polacco del quale la mostra di Palazzo Ducale dedicata a Modì esponeva i quadri. A denunciare il fatto Marc Ottavi, catalogatore ufficiale dell’opera. Chiappini, di contro, aveva presentato come prova, poi pubblicata dal Secolo XIX, le expertises per le opere di Kisling fatte dal figlio Jean e le immagini pubblicate in catalogo. Ma i dubbi più scottanti restano, naturalmente, sulle opere di Modigliani, sulle quali, secondo quanto trapelato, anche l’esperta Isabella Quattrocchi, nominata dai pm che indagano, avrebbe sollevato dubbi circa la veridicità, pensiero sostenuto anche dalla esperta Mariastella Margozzi, in precedenza nominata dai carabinieri. Alcuni rilievi scientifici verranno eseguiti sui lavori “sotto accusa” per approfondire la questione.

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