Un’estesa mostra al Museu Picasso di Barcellona ripercorre la ritrattistica del genio spagnolo: tra mercanti, scrittori, amici, familiari, ma soprattutto mogli e (tante) amanti. Siamo andati a visitarla in compagnia di due guide speciali.

Arriviamo al Museu Picasso di Barcellona, l’unico voluto da Pablo Picasso – gli altri sono a Parigi, Antibes e Malaga –, e ci accoglie una lunga fila ordinata. Sono i visitatori locali e stranieri che hanno prenotato i biglietti per la mostra Picasso. Retrats. Abbiamo il privilegio di avere due guide d’eccezione: Malén Gual, conservatrice del museo, con cui passeggiamo nelle stanze della collezione permanente, estasiati dalla bellezza del piano nobile del palazzo, e la mediatrice culturale ed educatrice Viviana Luccisano, italiana trapiantata a Barcellona, che ci accompagna lungo le sale della mostra.

LA COLLEZIONE PERMANENTE

Il museo inaugura nel 1963 per volontà di Jaume Sabartés, amico e segretario personale di Pablo Picasso che, a distanza, ha seguito in ogni dettaglio la genesi dello spazio. Per tutta la lunga dittatura franchista e per le ragioni che tutti conosciamo, il museo porterà il suo nome. Nel 1968 Sabartés muore e nel 1970 Picasso decide di donare al museo tutte le opere del suo primo periodo. La collezione raccoglie circa 4500 lavori, divisi tra pittura, scultura, ceramica, disegni, grafica, incisioni e litografie. Ne sono esposte 400, molte delle quali in prestito in giro per il mondo. Le carte sono mostrate ciclicamente per la loro fragilità e deperibilità.

Lee Miller, Self portrait, Parigi 1930 ca. © Lee Miller Archives, England 2017
Lee Miller, Self portrait, Parigi 1930 ca. © Lee Miller Archives, England 2017

ARTISTA GENIALE E UOMO ALFA

Con Malén Gual ci soffermiamo di fronte ad alcune opere della collezione e disquisiamo sul Picasso artista e uomo: amante della corrida, conoscitore del corpo, grazie agli studi all’Accademia, ma soprattutto alla frequentazione intima di molte donne. Ripercorriamo la sua vita, i suoi incontri, i suoi periodi. Parliamo del suo rapporto difficile col padre, una figura fondamentale cui l’artista ha dedicato, tra gli altri, uno straordinario acquarello su carta, rosso sangue. Un ritratto psicologico che mostra il volto teso, segnato dalle rughe. La storia di questo rapporto travagliato ci affascina e chiediamo alla conservatrice di suggerirci qualche lettura per approfondire l’argomento. Consiglia il bel testo José Ruiz Blasco versus Pablo Ruiz Picasso, scritto da Maria Teresa Ocaña e pubblicato nel volume Picasso y el arte español. Antecedentes y consecuencias nel 1990. Ci salutiamo parlando di Jacqueline Roque, una donna dura, con l’ossessione del controllo, ultima moglie del pittore, sposata a ottant’anni. E con un paio di battute sul fatto che Picasso sia stato il macho per antonomasia, un erotomane, un uomo alfa 100%. “200%”, dice Malén, congedandosi.

Pablo Picasso, Portrait of Lee Miller à l’Arlésienne, 1937. The Penrose Collection. © Roland Penrose Estate, England 2014. © Succession Pablo Picasso, VEGAP, Madrid 2017
Pablo Picasso, Portrait of Lee Miller à l’Arlésienne, 1937. The Penrose Collection. © Roland Penrose Estate, England 2014. © Succession Pablo Picasso, VEGAP, Madrid 2017

LA MOSTRA

Nato in collaborazione con la National Portrait Gallery di Londra, e curato da Elizabeth Cowling, il progetto della mostra (già ospitata a Londra e di cui un terzo delle opere proveniente da altre collezioni) è cominciato cinque anni fa. La curatrice ha deciso di allestire una parete con la riproduzione di fotografie realizzate dallo stesso Picasso – che nutriva un grande interesse per l’obiettivo, alimentato anche dalla sua ultima moglie appassionata di fotografia –, con tutti i volti che l’artista ha ritratto, presenti in mostra. C’è anche un autoritratto, non scattato dal suo fotografo ufficiale, Douglas Duncan, ma da Picasso medesimo.
Apre la mostra, allestita in senso cronologico, un quadro del 1896 che ritrae la zia Pepa. Comincia qui la serie di ritratti di persone appartenenti alla sua famiglia, il padre, gli amici, i conoscenti. A eccezione di pochi, Picasso non ha mai voluto realizzare ritratti su commissione. Tante sono le tele dedicate all’amico e collaboratore fidato Jaume Sabartés. Colpisce il ritratto di Gustave Coquiot dei primi del Novecento. Un omaggio allo scrittore e critico d’arte francese che aveva scritto l’introduzione alla sua prima mostra personale. Un gesto di riconoscenza tra artista e critico: consuetudine di un tempo che fu e che oggi si è persa. Segue un ritratto caricaturale dell’attore André-Joseph Salis de Saglia detto Bibi-la-Purée, caduto in disgrazia e finito a fare il barbone. Qui si coglie appieno la passione per la caricatura, per l’illustrazione che porterà Picasso a intraprendere diverse collaborazioni con le riviste dell’epoca. Mercanti d’arte, amici, critici sono i protagonisti dei suoi ritratti.

Maya su un asino, Franceville, 14 agosto 1937 © Archives Maya Widmaier-Ruiz-Picasso
Maya su un asino, Franceville, 14 agosto 1937 © Archives Maya Widmaier-Ruiz-Picasso

TUTTE LE DONNE DI PICASSO

Lo stile di altri artisti (tra cui El Greco, van Gogh, Toulouse-Lautrec) l’ha influenzato, ma Picasso lo ha puntualmente messo in discussione con irriverenza: è soprattutto la figura femminile, le tante mogli e amanti (tra cui la ballerina ucraina Olga Khokhlova, la modella francese Marie-Thérèse Walter), a permettergli di sperimentare tecniche, forme, volumi, psicologie. Dal ritratto di Marie-Therese Walter del 1938 di cui sono evidenziate le curve, lo spirito materno (da lei nascerà Maya) a quello di Maria Benz, detta Nusch, moglie di Paul Éluard, modella di Man Ray e figlia di saltimbanchi. Qui le linee si fanno spigolose, marcate, decise. Molti i ritratti alla fotografa Dora Maar, non numerosi quelli alla figlia Maya. Una sala è dedicata alla serie dei piccioni, un’altra, molto grande, alla celebre serie ispirata a Las Meninas – opera iconica di Velázquez, conservata al Prado, museo che Picasso ha diretto per un periodo – di cui il Museu Picasso possiede la collezione completa. Chiude il percorso un ritratto del 1962 dell’ultima moglie Jacqueline Roque: una scultura, realizzata con un foglio di metallo forgiato e dipinto. L’opera, la più intensa di tutta la mostra, ci fa dimenticare gli studi all’accademia, qualsiasi influenza classica, seppur sempre lieve, e ci porta nel mondo della rivoluzione del genio spagnolo. Un volto letteralmente e irregolarmente spaccato in due, una visione multipla, uno shock formale: in poche parole la rivoluzione cubista di Pablo Picasso che ha stravolto per sempre il concetto di ritrattistica e di rappresentazione, e forse ha spinto Umberto Eco, esattamente dieci anni fa, a scrivere il saggio illuminante Storia della bruttezza.

Daniele Perra

Barcellona // fino al 25 giugno 2017
Picasso. Retrats
MUSEU PICASSO
Carrer Montcada 15-23
www.museopicasso.bcn.cat

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AutorePablo Picasso
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Daniele Perra
Daniele Perra è giornalista, critico, curatore e consulente strategico per la comunicazione. Collabora con "ICON DESIGN", “GQ Italia”, “ULISSE, "SOLAR" ed è docente allo IED di Milano. È stato fondatore e condirettore di “unFLOP paper” e collaboratore di numerose testate tra cui “ArtReview” “Mousse”, "Harper's Bazaar art America Latina". È stato consulente strategico per la comunicazione della Fondazione Modena Arti Visive, Direttore Comunicazione del Centro Pecci di Prato, Strategic Advisor for Media and Communication alla Malmö Konsthall e Direttore della Comunicazione della Fondazione Thyssen-Bornemisza Art Contemporary. Ha fatto parte del team di selezionatori per alcuni premi tra cui il Premio FURLA e The Sovereign European Art Prize. Ha scritto testi per cataloghi e curato mostre tra cui: Shahryar Nashat in collaborazione con il Centro Pecci, Cantieri Culturali ex-Macelli, Prato (2003); Hans Schabus and the Very Pleasure (Laboratori del Teatro alla Scala di Milano, 2006). Ha pubblicato il volume "Impatto Digitale. Dall’immagine elaborata all’immagine partecipata: il computer nell’arte contemporanea", Baskerville, Bologna. Ha tenuto lecture alla NABA e un corso di Fenomenologia dell’arte contemporanea alla Scuola Politecnica di Design di Milano. È stato caporedattore di “tema celeste” (1999-2007), caporedattore di “KULT” (2007-2010), ha collaborato dal 2000 al 2006 a “Il Sole24ORE” (Domenicale) e all'inserto cultura Saturno de “Il Fatto Quotidiano” e ha collaborato con Artribune come editorialista e consulente.