La Collezione Gelman. Dal Messico a Bologna

Palazzo Albergati, Bologna – fino al 26 marzo 2017. La sede bolognese ospita una rassegna intitolata alla celebre Collezione Gelman. Una panoramica sull’arte messicana del secolo scorso, con gli immancabili Frida Kahlo e Diego Rivera a fare da traino.

Diego Rivera, Ritratto di Natasha Gelman, 1943 - The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, Cuernavaca
Diego Rivera, Ritratto di Natasha Gelman, 1943 - The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, Cuernavaca

La Collezione Gelman: arte messicana del XX secolo, a cura di Gioia Mori, è dedicata alle opere messicane appartenenti al fondo di Jacques Gelman e Natasha Zahalkaha, emigrati che costruirono la propria fortuna a Città del Messico come produttori cinematografici, e che divennero negli Anni Quaranta stretti amici di Frida Kahlo e Diego Rivera.
Una parte della collezione Gelman incentrata sull’arte europea del XX secolo è al MoMA; l’altra, esposta a Bologna, è custodita dalla Fundación Vergel di Città del Messico, e include le opere di Diego Rivera, Frida Kahlo, María Izquierdo, David Alfaro Siqueiros, Rufino Tamayo, Ángel Zárraga.
Nelle sale affrescate di Palazzo Albergati, però, si sentono battere per lo più i cuori di Diego Rivera e Frida Kahlo, gli artisti che più degli altri hanno incarnato il successo internazionale dell’arte messicana, indissolubilmente legati dalla comune militanza politica, da un amore travagliato e da reciproca stima.

Frida Kahlo, Autoritratto con scimmie, 1943 - The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, Cuernavaca
Frida Kahlo, Autoritratto con scimmie, 1943 – The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, Cuernavaca

STORIA DI UNA COLLEZIONE
I Gelman acquistarono una trentina di opere dei due artisti. Nel 1943 Diego e Frida ritraggono la signora Gelman, in due olii su tela profondamente diversi: enorme, a figura intera, sensuale, dalla pennellata morbida, quello di Rivera; grande quanto una pagina di quaderno quello della Kahlo, che dipinge in meno di mezzo busto la donna con un’espressione scostante, appesantita da boccoli, gioielli e pelliccia.
La mostra propone video e fotografie, rappresentanti momenti di vita quotidiana di Frida, sola, in compagnia di Teresa Proenza o di Rivera, delle amate scimmie, in Messico e a New York, fino al ritratto sul letto di morte.
Esposte su pareti rosse e azzurre (che possiamo immaginare simili a quelle della residenza dei coniugi di Coyoacán, la Casa Azul) altre opere note della Kahlo come Autoritratto con collana (1933), Autoritratto seduta sul letto (1937), Autoritratto con scimmie (1943), L’abbraccio amorevole dell’universo, la terra (il Messico), Diego, io e il signor Xolotl (1949), La sposa che si spaventa vedendo la vita aperta (1943). Di Rivera si possono osservare il cubista L’ultima ora (1915), Ritratto di Natasha Gelman, (1943), Girasoli (1943), Venditore di calle (1943), Ritratto di Cristina Kahlo (1943).

Diego Rivera, Girasoli, 1943 - The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, Cuernavaca
Diego Rivera, Girasoli, 1943 – The Jacques and Natasha Gelman Collection of 20th Century Mexican Art and The Vergel Foundation, Cuernavaca

TRA VITA E ARTE
Ancora, vestiti e gioielli della Kahlo, in una ricostruzione della camera in cui non manca lo scheletro della Santa Muerte, icona nazionale e simbolo privato di morte e rinascita.
Si racconta poi il suo legame con l’anatomia: una conoscenza imposta del corpo e delle sue sofferenze per l’incidente giovanile che incise sulla sua mobilità per tutta la vita; la sperimentò di nuovo con due aborti, ripercorsi nelle litografie, di cui una siglata “Giugno 1953, al mio Manolo, con il cuore, Frida Kahlo”.
Si aggiungono abiti di noti stilisti, da Antonio Marras a Gianfranco Ferrè, da Valentino a Christian Lacroix, e il video di Jean-Paul Gaultier Tribute to Frida Kahlo; un’indicazione della persistenza del mito, dovuto non solo al talento, all’originalità, all’anticonformismo di Frida ma al suo amore incondizionato per la vita, cui allude Gracias a la vida cantata da Violeta Parra che, con il solitario Autoritratto come Tehuana o Diego nei miei pensieri (1943), ci saluta.

Sara Bonfili

Bologna // fino al 26 marzo 2017
La Collezione Gelman: arte messicana del XX secolo
a cura di Gioia Mori
PALAZZO ALBERGATI
Via Saragozza 28 
051 0301015
www.palazzoalbergati.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/57567/la-collezione-gelman-arte-messicana-del-xx-secolo/

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Sara Bonfili
Sara Bonfili è giornalista pubblicista e PhD in “Filologia e interpretazione del testi letterari e loro tradizioni culturali” all’Università di Macerata, dove è cultore della materia. Lavora come freelance, dedicandosi a temi culturali sul suo blog Pinkfusion22 e collabora attualmente con uno studio di europrogettazione. È stata addetto stampa, organizzatrice di eventi, autrice di articoli e servizi video. La passione per l’arte, oltre a quella per la musica, l’accompagnano da sempre, e se va a una mostra, porta sempre con sé una telecamera.