Vicino a Lucca la giostra dell’artista Hans Op de Beeck trasforma lo spazio in un enigma
Succede alla Tenuta dello Scompiglio di Vorno fino al 25 ottobre 2026. Con la sua “Danse Macabre” l’artista belga crea un carosello di memorie e prospettive misteriose, cercando un punto di contatto tra opera e ambientazione
L’esperienza diretta con l’opera di Hans Op de Beeck (Turnhout, 1969) non è dissimile dalla visione di un film del passato, ovviamente in bianco e nero: la monocromia, elemento seducente e analgesico alla vista, viene accompagnata da una fruizione psicodinamica costruita su una narrazione lenta e reiterata. È una scelta dovuta in parte agli espedienti tecnici del cinema della prima metà del Novecento, sebbene i limiti della macchina permettessero una tiratura stilistica di grande spessore, e in parte alla volontà di introdurre lo spettatore alla lettura di un nuovo linguaggio, evitandogli distrazioni intellegibili, attraverso un rallentamento nel montaggio analitico. Ne consegue, per quanto concerne il cinema classico, una morfologia compatta e spesso circolare con un effetto rassicurante che funziona anche oggi. Proprio quello che accade con il lavoro di Hans Op de Beeck.

Hans Op de Beeck in mostra alla Tenuta dello Scompiglio
L’artista belga, con la sua mostra personale negli spazi dell’Associazione Culturale dello Scompiglio intitolata Danse Macabre, offre una perlustrazione in larga scala degli elementi più significativi della sua arte, in comunione con la vocazione della Tenuta a ricercare quell’accento romantico nell’arte contemporanea (l’alchimia della performance e video Rubedo di Cecilia Bertoni, 2024, la natura morta nell’installazione Reverse di Chiara Bettazzi, 2024, il paesaggio caleidoscopico e crepuscolare de L’ordine immaginario di Enrico Vezzi, 2023) che dal connubio uomo e natura talvolta volge a riflettere sul tema della morte (la collettiva Della morte e del morire, 2021 e la mostra Years di Open Group, 2025). La mostra, a cura di Angel Moya Garcia, consta di un’imponente installazione site specific nella grande sala sotterranea dello SPE (Spazio Performatico Espositivo) e di un corto animato proiettato in una saletta adiacente. Se l’attenzione è catturata dalla monumentale e tangibile rappresentazione di un parchetto notturno, con tanto di sentiero tortuoso e perturbante giostra ricreata in scala naturale, è tuttavia grazie al video che si può cogliere quel senso ciclico di immanente reiterazione insito nell’operato di Op de Beeck.
Una danza macabra alla Tenuta dello Scompiglio di Vorno
Costruita come un’apparizione onirica emergente da un buio profondo, quasi una metonimia della sala cinematografica, la giostra centrale è riccamente decorata di elementi stranianti e popolata da grotteschi soggetti: frutta, vettovaglie, candele e carrozze affiancano il dileggiarsi di scheletri guarniti di vesti ottocentesche in compagnia di ittiche presenze, volatili sincronizzati e foche ammaestrate. A completare il diorama surreale, nella penombra del tortuoso sentiero che conduce alla giostra, si distinguono pallidi lampioni, spogli alberelli non meglio identificati (punctum interessante, perché l’opera dell’artista non rappresenta, ma evoca) e piccole pozzanghere nere a latere di barili infuocati, unica nota colorata di uno scenario dominato dal grigio. Per quanto il monotono livello cromatico causi una distanza sentimentale, altresì il bagliore bigio crea una tranquillità che spiana la strada all’evocazione. Come già accennato, le immagini trattate non sono mimetiche, ma un lavoro di interpretazione, predisposto perché lo spettatore completi il mosaico “evocando” le immagini reali dei soggetti indicati e le sovrapponga a quanto osservato: questo processo è il medesimo accordo dialettico tra la realtà e il “mondo diegetico” del cinema.

L’installazione di Hans Op de Beeck è un “tableau vivant” interattivo
Da notare anche l’aspetto psicodinamico dell’installazione: l’azione costante dell’evocazione insieme alla rotazione fruitiva (l’invito a seguire il sentiero permette, letteralmente, di girare intorno alla giostra) pone un contrappunto con la stasi scultorea colta come un congelamento di un moto reale. L’ambiguità motoria suscita una reazione implodente, tale da concentrare la visione su un’idea di immagine reiterata, costante e irreversibile. Questa coazione a ripetere ciclicamente la stessa immagine porta all’annullamento dell’immagine stessa, generando qualcosa che rassomiglia, viene evocato dalla memoria, ma non è. Innegabilmente, un simile dispositivo rischia di incappare in un effetto deja-vu e stereotipare l’opera del belga ad oggetto scultoreo, estrapolandolo dalla sua compiutezza narrativa. Ecco, dunque, come il film animato Vanishing Point (titolo-omaggio a un film cult tra i road movie degli Anni Settanta) supporti la struttura critica della mostra in questione, con la logica percettiva di un punto fittizio nel paesaggio che cambierà costantemente per quanta strada si percorra, pur restando sempre lo stesso.

L’arte di coinvolgere
È l’osservatore che “triangola” e, dunque, completa lo spettro visivo della macchina artistica. Un tale coinvolgimento esperienziale verso il pubblico è cifra della maestria di Hans Op de Beeck che ben intuisce quanto l’opera d’arte sia frutto di un’azione collettiva, partecipata. Una considerazione alta e popolare allo stesso tempo, come solo uno spirito fiammingo poteva esprimere.
Luca Sposato
Vorno // fino al 25 ottobre 2026
Hans Op de Beeck. Danse Macabre
TENUTA DELLO SCOMPIGLIO – Via di Vorno, 67
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