Il grande artista Joseph Kosuth illumina Milano. La scrittura di luce sul Museo del Novecento

“Vedere le cose” è il titolo dell’installazione site-specific realizzata dall’artista nel 2025, ora visibile in modo permanente sulla facciata laterale del Museo del Novecento, su via Marconi. Un invito a cercare la profondità delle cose, ispirato Da Alberto Savinio

Con il neon, Joseph Kosuth (Toledo, Ohio, 1945) lavora da quando aveva vent’anni. Era la metà degli Anni Sessanta, “avevo bisogno di qualcosa che avesse la capacità di poter scomporre, scorporare”, racconta oggi. Una pratica sviluppata di pari passo – e funzionale – con la ricerca artistica sul linguaggio, inteso come dispositivo espressivo dalla valenza ora simbolica, ora tautologica (fino al 22 novembre 2026, l’artista è in mostra alla Casa dei Tre Oci di Venezia, con la personale Joseph Kosuth. The-Exchange-Value-of-Language-Has-Fallen-to-Zero).

“Vedere le cose”: l’installazione site-specific di Kosuth al Museo del Novecento

A Milano, Kosuth entra ora a far parte della collezione permanente del Museo del Novecento con l’installazione site-specific Vedere le cose (2025), realizzata per la facciata laterale dell’edificio, lungo via Marconi. Una scrittura di luce che si estende per 28 metri lineari, diventando spunto di riflessione in dialogo con la città. L’opera, acquisita dal Comune di Milano, recita una frase tratta dagli Scritti dispersi (1943-1952) di Alberto Savinio: “Il presente, che è nel tempo quello che la facciata è nello spazio, impedisce di vedere le cose in profondità”. Un invito a superare l’immediatezza del presente per cercare, nella profondità delle cose, nuove possibilità di senso.

Joseph Kosuth, Vedere le cose, Museo del Novecento, Milano. Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli. Photo Studio Marco Bertoli
Joseph Kosuth, Vedere le cose, Museo del Novecento, Milano. Courtesy Galleria Lia Rumma, Milano/Napoli. Photo Studio Marco Bertoli

La scrittura di luce di Joseph Kosuth in dialogo con Milano

Il progetto nasce nel contesto di Metafisica/Metafisiche, la mostra diffusa curata da Vincenzo Trione che si è conclusa lo scorso 12 giugno, dedicata alla persistenza della visione metafisica dal primo Novecento alla contemporaneità. E l’opera di Kosuth, che dunque resterà come segno permanente nello spazio urbano a ricordare questa esperienza, illuminandosi ogni sera, lancia anche la volata all’evoluzione prossima e concretizzarsi del Museo del Novecento, che si amplierà nella seconda Torre dell’Arengario, con nuovi spazi espositivi dedicati all’arte contemporanea. “L’opera di Kosuth getta idealmente un ponte verso il secondo Arengario, destinato a diventare estensione del Museo, accompagnandolo fino alle soglie del contemporaneo”, spiega l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi.

Il cantiere Novecentopiùcento per l’ampliamento del Museo del Novecento

Il cantiere di Novecentopiùcento, su progetto di Sonia Calzoni con Park Associati e Studio Project Director (vincitori del bando internazionale nel 2021), è ufficialmente aperto da maggio scorso: si protrarrà per i prossimi due anni, e comporterà la riqualificazione della seconda torre dell’Arengario in Piazza Duomo e la costruzione di una passerella sospesa – un ponte in cristallo leggero e quasi invisibile – che la collegherà alla sua gemella, già sede del Museo del Novecento dal 2010. Gli spazi espositivi cresceranno così fino a raggiungere 6.800 metri quadri. Nella nuova Torre, il percorso espositivo sarà dedicato alle produzioni dagli Anni Ottanta alle ricerche contemporanee. E il progetto permetterà anche di introdurre un laboratorio di conservazione, mentre al piano terra troveranno posto caffetteria, bookshop e un auditorium da 120 posti con sedute retrattili. Costo dell’operazione 27 milioni di euro.

Museo del Novecento
Palazzo dell’Arengario, Piazza del Duomo, 8 – Milano
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Redazione

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