L’antica certosa vicino Siena dove il disegno è diventato una performance condivisa. Il report

Nel territorio senese si è tenuta la terza edizione della manifestazione dedicata al disegno tra residenze d’artista, workshop e incontri aperti al pubblico. Nove illustratori italiani hanno animato il complesso senese con opere, laboratori e riflessioni sulla creatività

Unire la creatività e la manualità tipiche delle residenza d’artista, con la contaminazione creativa e le relazioni proprie di un evento comunitario. È partita da questi presupposti l’ultima edizione di De Linea Art Festival, la manifestazione toscana dedicata al disegno e alle sue declinazioni. Per due giorni, il 2 e 3 maggio, la Certosa di Pontignano (in provincia di Siena) ha smesso di essere soltanto un luogo sospeso nella storia per trasformarsi in un “contenitore” di idee e linguaggi, attraversato un’inedita commistione di segni, parole, suoni.

Il “De Linea Art Festival” e l’omaggio a Leonard Cohen

A orchestrare il tutto sono stati Matteo Marsan, ideatore e direttore artistico della rassegna, e Riccardo Guasco, figura di spicco dell’illustrazione italiana, già noto per le sue tavole dedicate ai territori meno battuti dal turismo del nostro Paese. Accompagnati dall’Associazione Culturale “Lo Stanzone delle Apparizioni” i due curatori hanno selezionato un ricco parterre di artisti, invitati a spendere una settimana all’interno della Certosa di Pontignano, innescando un dialogo e una serie di progetti ispirati dal luogo, dal paesaggio e dal tema Crepe e spiragli: un’interpretazione contemporanea della celebre frase di Leonard Cohen.

Gli ospiti del “De Linea Art Festival” 2026

Nove in totale gli illustratori coinvolti nell’iniziativa, scelti per il loro impatto nel mondo dell’illustrazione, del design e della comunicazione visiva: dalla pittrice vicentina Marina Marcolin all’illustratore Francesco Poroli (direttore artistico di Illustri Festival), dalla fumettista italo-thailandese Elisa Macellari a Gianluca Folì, Ale Giorgini, Gloria Pizzilli, Matteo Berton, Giovanna Giuliano e Daniele Caluri, ciascuno portatore di una visione artistica distintiva e di un percorso professionale di eccellenza. Tanti gli appuntamenti che hanno accompagnato la pratica in studio di questi autori, mettendo a segno un programma diversificato e aperto a pubblici differenti.

I laboratori e gli eventi paralleli

Nell’arco dei due giorni di festival, infatti, oltre cinquecento persone hanno avuto modo di prendere parte a workshop – su tutti quello organizzato dalla Fondazione Il Bisonte –, talk e momenti di condivisione – come quelli con l’attrice Daniela Morozzi e con il poeta graficomico Alessandro Valenti (in arte Alvalenti). Gli spazi della Certosa si sono così trasformati in un laboratorio vivo, nel quale poter osservare da vicino il processo creativo in tutte le sue forme ed evoluzioni, dall’ideazione agli sviluppi tecnici, dal concepimento di un’opera al suo risultato finale.

Intervista agli organizzatori del “De Linea Art Festival”

Il festival ha appena concluso la sua terza edizione. Con quali intenzioni è nato, e in che modo si è trasformato nel corso di questi primi anni?
È nato con l’intenzione di dimostrare che la creatività non è un “momento magico”, ma un ponte tra mondi diversi. È la capacità di prendere elementi che apparentemente non c’entrano nulla tra loro e trovare il filo invisibile che li unisce per generare qualcosa di nuovo. È l’unica vera capacità che abbiamo per interpretare ciò che ci circonda e in un epoca in cui la “tecnica” ha il sopravvento su tutto ci è sembrato importante tentare di dare un segnale, seppur piccolo, di segno opposto. Per ora stiamo muovendo i primi passi – tre anni sono ancora pochi -, cercando di aggregare sempre più artisti di valore e sempre più studenti e studentesse che vedono nel lavoro “creativo” un possibile futuro.

L’edizione da poco conclusa com’è andata? Mi date qualche nome e qualche numero?
L’evento ha attirato presso la Certosa di Pontignano: nove artisti, oltre cinquecento persone, e più di centocinquanta studenti delle scuole del territorio (in particolare gli alunni del Liceo Artistico Buoninsegna di Siena della sezione Arti Figurative Bidimensionali hanno realizzato una rassegna di ritrattistica cimentandosi come autentici artisti en plein air con i loro cavalletti, lapis e gessetti nel ritrarre il pubblico di De Linea).

La presenza degli studenti è stata resa possibile dal coinvolgimento attivo dei licei e delle scuole del territorio. Quanto è importante avvicinare i giovani ai linguaggi artistici, soprattutto in quei contesti di provincia, dove la creatività non manca ma spesso fatica a trovare spazio, strumenti e riconoscimento per emergere?
È fondamentale avvicinare i giovani ai linguaggi creativi, al di là del contesto provinciale, cittadino o metropolitano, secondo me, per questi motivi principali: 1) La libertà di sbagliare: la creatività nasce quando smetti di aver paura di fare errori; spesso l’idea migliore è proprio quella che nasce da un “fallimento” trasformato in opportunità. 2) La curiosità instancabile: è il motore che ti spinge a chiedere “e se…?” invece di accettare le cose come sono. 3) La risoluzione di problemi: non serve essere pittori o poeti; sei creativo ogni volta che trovi una strada alternativa quando quella vecchia è bloccata. 4) La connessione profonda: è un modo per esprimere chi sei e come vedi il mondo in un modo che nessun altro potrebbe fare.

Alex Urso

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Alex Urso

Alex Urso

Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania).…

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