La prima mostra in Italia dell’artista Liu Ke è alla Galleria Bonelli di Milano

La prima mostra personale in Italia dell’artista cinese docente e Vicedirettore della Scuola di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Guangzhou. In mostra opere pittoriche recenti, accesi che celano uno stretto legame con la natura ed una profonda riflessione filosofica

La prima mostra personale dell’artista e docente cinese Liu Ke si svolge a Milano con una serie di lavori pittorici recenti, realizzati tra il 2022 e il 2026, che offrono un interessante sguardo sulla sua ricerca artistica. “Mi sento un po’ come uno scultore che non smette mai di ‘plasmare’ sé stesso”, ha rivelato l’artista in un’intervista al curatore del progetto Fabio Cavallucci.Attraverso un lavoro continuo di creazione e di riflessione, do forma alla mia struttura interiore. Questo ‘auto-plasmarsi’ avviene soprattutto su due piani — quello della struttura del pensiero e quello delle relazioni sociali: non ha molto a che vedere con l’aspetto esteriore o con una forma visibile, quanto piuttosto con la mia vita sociale che si estende verso l’esterno e con la rete di rapporti che costruisco e ricalibro continuamente tra pratica artistica e insegnamento. È l’intreccio di questi elementi che ha contribuito a fare di me ciò che sono oggi”.

Liu Ke, Ecce Homo, Galleria Bonelli. Ph: Luca Casonato
Liu Ke, Ecce Homo, Galleria Bonelli. Ph: Luca Casonato

Chi è Liu Ke

Liu Ke (Ning xiang, nella provincia dello Hunan, Cina, 1976) vive e lavora tra Guangzhou e Ning xiang e ha intrapreso negli ultimi anni un percorso di presentazione nel sistema europeo dell’arte, con esposizioni alla Kunsthalle Kempten e a Monaco dei Baviera. Artista colto, grazie anche ad una solida formazione filosofica, riesce a creare opere che si muovono tra pensiero e sensazione, tra immagine e concetto, in un difficile equilibrio, che riflette in parte anche il suo ruolo di docente e intellettuale del contesto accademico cinese.
Ecce Homo costituisce una tappa significativa di questo processo, già dal titolo. Questo, se letto dalla prospettiva orientale, volutamente trasforma il riferimento evangelico al Cristo di Pilato. Qui l’uomo è l’artista stesso, che si offre con le proprie opere ad un mondo in parte sconosciuto. Ma è anche un richiamo all’essere umano in quanto tale e agli uomini e alle donne che abitano le sue tele.

Le opere in mostra

Il mio interesse per la filosofia è iniziato molto presto, già durante gli anni di studio mi capitava di sfogliare libri di filosofia; all’inizio mi sono avvicinato soprattutto alla filosofia classica tedesca, per esempio alla Piccola Logica di Hegel. Negli ultimi tempi, l’autore che mi ha influenzato in maniera più diretta è Kierkegaard. Trovo che il suo Aut-Aut abbia una forza particolare: molte questioni, in lui, non restano in una zona intermedia e vaga, ma ti costringono a confrontarti con la scelta, con una presa di posizione. Alcune sue prospettive mi fanno percepire con maggiore intensità l’unicità dell’individuo. Quando poi ho letto Nietzsche, il suo Ecce Homo ha portato questa sensazione ancora più in primo piano Mi ha fatto vedere con più chiarezza che l’individuo non è qualcosa che sta lì in modo astratto: si costruisce continuamente attraverso una trama di relazioni. Ogni cosa che fai entra in corrispondenza con il mondo intorno, e ciò che fai oggi si mette in differenza e in confronto con ciò che hai fatto in passato”.

La mostra alla Galleria Bonelli

Ad un primo sguardo le opere in mostra sembrano caratterizzate da forme ben delineate, la tavolozza, dai toni accesi, spazia tra il rosso, il verde smeraldo e il blu oltremare. Avvicinandosi alle opere e osservandole con attenzione si scopre che le superfici astratte contengono impressioni di paesaggi: luci crepuscolari, albe con soli che emergono da dietro le montagne, mari e cieli. Inoltre, allusioni a corpi e figure. “Credo che l’astrazione non sia un sistema che possa chiudersi su sé stesso: assomiglia piuttosto a un ‘incontro accidentale’, a un momento in cui la mia idea soggettiva entra in collisione e insieme in risonanza con la relazione che ho con la natura esterna. Per questo, per me la natura non è uno sfondo, ma il piano di riscontro del mio linguaggio astratto: se manca questo intrecciarsi, questo contatto e questa intersezione con la natura, la mia astrazione minimale perde il suo fondamento e non può reggersi in modo isolato. La natura è allo stesso tempo una sorta di controcampo e un incontro che continua ad accadere: è in questi incontri che l’astrazione viene davvero attivata e, in un certo senso, confermata”.
Nei suoi lavori ci sembra di trovare due principi opposti: l’energia come flusso e la necessità di regole molto rigide. Liu Ke ha commentato: “Non si tratta di un aut-aut, ma di due poli che si costituiscono nel loro rispecchiarsi reciproco. Quando mi trovo davanti a una tela quadrata, la cornice stessa è già una struttura geometrica: tutto il mio movimento avviene dentro quella forma. In altre parole, la geometria non serve a cancellare il movimento, ma a dargli un confine e una misura, e a farlo emergere proprio nel contrappunto tra stasi e moto”. In questi lavori, i segni e le condensazioni cromatiche non rivelano mai direttamente l’immagine, ma piuttosto creano i punti di partenza per la sua percezione nello sguardo dello spettatore. L’astrazione non è vista come fuga dalla realtà, ma come processo di intensificazione dell’esperienza visiva. Emerge chiaramente seguendo lo sviluppo cronologico dei lavori, che nel tempo sono diventati sempre più essenziali: dalle figure delle prime opere, ai segni calligrafici, alle righe verticali, fino alle forme geometriche più recenti.

Liu Ke, Ecce Homo, Galleria Bonelli. Ph: Luca Casonato
Liu Ke, Ecce Homo, Galleria Bonelli. Ph: Luca Casonato

Una collaborazione tra Italia e Cina

La mostra offre inoltre una bella occasione d’incontro tra l’Accademia di Belle Arti di Guangzhou e giovani artisti italiani, studenti dell’Accademia di Brera. Liu Ke ha portato a Milano alcuni artisti di Guangzhou (Chen Jiachen, Gong Xuyao, Huang Zile, Lao Jiahhui, Yang Yifan, Yang Xinyu), mentre sono stati selezionati Matteo Bianchi, Tommaso Frattini, Elisa Pini, Mattia Riccardo, e Matteo Roversi, che frequentano l’accademia milanese. Infine, nello studio vengono presentati i musei e degli spazi espositivi da lui fondati e diretti: Sabaku, primo spazio aperto nella città antica di Guangzhou, il Boxes Museum, al centro del Shunfeng Mountain Park, e, da poco più di un anno, il Songshan Lake Boxes Museum. Liu Ke sta inoltre realizzando un’ampia ristrutturazione nella sua area natale, nel Ningxiang Hunan, trasformando una ex miniera di estrazione del carbone in un nuovo centro dedicato alla produzione e alla riflessione artistica. Il risultato è un interessante intreccio tra pratica pittorica, ricerca teorica e aspetti istituzionali.  

Giulia Bianco

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Giulia Bianco

Giulia Bianco

Ha frequentato a Milano il Master Economia e Management per l'Arte e la Cultura della 24Ore Business School. Laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Catania con tesi dal titolo “I contratti nel mondo dell’arte”, è specializzata in diritto…

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