A Milano un dialogo (im)possibile tra ritratti del Seicento, paesaggi fiamminghi e arte contemporanea
Il fascino degli ambienti di Casa Koelliker, sede di BKV Fine Art, si arricchisce di due nuove mostre in cui una serie di antichi ritratti di personaggi storici dialoga con le parole di Vincenzo Agnetti, mentre un gruppo di artisti contemporanei interpretano le allegorie di Brueghel
Ritratto e paesaggio. Due generi pittorici di per sé “classici”, ma che pur nella scia di una lunga tradizione sanno ancora essere oggetto di rinnovamento quando sono presi in mano da artisti contemporanei. È quanto accade nelle due nuove mostre della galleria milanese BKV Fine Art, che propone un doppio appuntamento inteso a rievocare – e stravolgere – il passato dei grandi maestri. Tra le sale dell’antica e sempre affascinante Casa Koelliker, si snoda dapprima un dialogo a più voci, a cura di Marco Meneguzzo, in cui una galleria di ritratti antichi è reinterpretata, esemplare per esemplare, dall’estro irriverente di Vincenzo Agnetti. A seguire, il focus passa sul paesaggio, raccontato a partire da una grande tavola di Jan Brueghel il Giovane.
Vincenzo Agnetti dialoga con i ritratti da BKV Fine Art
Il primo progetto in cui ci si imbatte appena superata la soglia è il protagonismo delle parole impresse sulla tela di feltro di Vincenzo Agnetti (Milano, 1926-1981). L’invito è subito chiaro: non raccogliere in modo passivo le opere che si osservano – in mostra, come nella vita di ogni giorni – ma interrogarsi sul loro senso profondo. Di più: utilizzarle come mezzo per nutrire una propria, personale, riflessione sulle domande esistenziali con cui, prima o poi, occorre fare i conti. È questo anche il senso del titolo complessivo delle esposizioni Essere e Tempo, scelto a partire dall’espressione di Martin Heidegger. Parole provocatorie e meditative attorno al nostro stare in un presente che scorre inafferrabile. A partire dalla prima coppia ritratto-concetto, il percorso snoda nella lettura di effigi celebri attraverso il pensiero di Agnetti. Accostamenti perfetti, che paiono costruiti su misura.

I ritratti
Si apre con il Ritratto di Dio della prestigiosa collezione di Gianni Malabarba, con cui Agnetti – raffigurato nell’iconica fotografia di Ugo Mulas proprio accanto – rivoluziona la tradizione dell’iconografia sacra. Lo fa attraverso le su parole pregne di significato. Parole che colgono il Divino e lo abbracciano nella sua dimensione che trascende il tempo: “Io sono l’Alfa e l’Omega”. La ritrattistica si fa dunque puro pensiero e concetto, abbandonando la matericità della carne, per perdere consistenza e ispirare una riflessione che va oltre la tela.
Proseguendo oltre, le coppie ritratto-Agnetti si fanno sempre più affascinanti e ironiche, ciascuna sottilmente legata da un significato più o meno esplicito. Volti solenni, posture iconiche, immagini che tentano di fermare il tempo a un punto imprecisato del passato, rievocando grandi maestri del Cinque e Seicento.
“Io esteta Io mitico Io informatore Io che andrò oltre”: questa la frase che accompagna l’Autoritratto di Cesare Procaccini, immortalando lo spirito dell’artista. L’ennesima chiave interpretativa che invita a leggere le effigi pittoriche al di là della “maschera” indagando la potenziale introspezione di ciascun protagonista.
Il tempo del paesaggio da Brueghel al contemporaneo da BKV Fine Art a Milano
Scivolando al di là della scalinata di Casa Koelliker, nel nuovo ambiente espositivo inaugurato proprio l’anno scorso, si passa alla seconda mostra, il cui focus centrale è il paesaggio. Il progetto collettivo curato da Gaspare Luigi Marcone si snocciola a partire da un’opera del passato: l’Allegoria del fuoco di Jan Brueghel il Giovane. Capolavoro fiammingo di fine ‘600, si pone sulla scia dell’omonima opera realizzata qualche decennio prima per il Cardinale Borromeo. Un soggetto antichissimo – raccontato fin nelle Metamorfosi di Ovidio – che narra di alchimia, di effetti soprannaturali straordinari quanto pericolosi. Il fuoco è da sempre limes tra ciò che aiuta l’uomo nei suoi lavori artigianali e ciò che più lo spaventa per il suo potere distruttivo. Su questa tematica, ampliando la visione anche su ulteriori spunti filosofici gli artisti contemporanei protagonisti hanno sviluppato le loro opere. Torna ancora una volta il Tempo: questa presenza-assenza che si percepisce ma non si può toccare e che si incarna di volta in volta nei lavori multimaterici di Linda Carrara, Sophie Ko, Fabio Roncato e Vincenzo Schillaci.
Emma Sedini
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