In una cisterna a Copenaghen arriva l’installazione immersiva di Marina Abramović
Per la prima volta la grande opera della performer serba dedicata a Maria Callas può essere vissuta come opera d'arte totale grazie alle potenzialità dello spazio sotterraneo
Annoverata tra le più importanti maestranze dell’opera del XX Secolo, Maria Callas (Manhattan, 1923 – Parigi, 1977) era nota per la sua intransigente dedizione artistica, intensità emotiva e vita segnata dall’affermazione e solitudine privata. A condividere questa particolare attitudine è un’altra artista di calibro internazionale, Marina Abramovic (Belgrado, 1946) che, sentendo la vicinanza con la celebre voce dell’opera, la rende protagonista con Seven Deaths, una video installazione dove sono riuniti i momenti di morte nella storia dell’opera. Ad amplificare l’esperienza dell’opera sono i suggestivi spazi di Cisternerne a Copenaghen, in apertura il 14 marzo 2026 (e visibile fino al 30 novembre).
L’installazione “Seven Deaths” di Marina Abramovic a Copenaghen
Nei sette brevi film, Abramović mette in scena se stessa nei momenti della morte dell’opera, mentre l’attore americano Willem Dafoe recita al suo fianco. Insieme interpretano i momenti drammatici di sette opere, dove arte e biografia, ruolo e realtà si intrecciano, e la morte emerge sia come figura teatrale che come riflessione personale. L’oscurità e il riverbero dello spazio hanno un impatto notevole su Seven Deaths, amplificandone l’esperienza. Questo nuovo allestimento viene vissuto – per la prima volta – come parte di un’installazione totale, in cui l’opera, della durata di un’ora, si muove attraverso il tempo e dialoga con lo spazio che la ospita.
La cisterna e la profondità emotiva di “Seven Deaths” a Copenaghen
“L’atmosfera suggestiva di Cisternerne conferisce una nuova profondità emotiva a ‘Seven Deaths’”, spiega Marina Abramović. “La sua oscurità e la sua risonanza creano uno spazio in cui l’opera può svilupparsi con maggiore intensità e il pubblico diventa fisicamente ed emotivamente presente a ogni morte”.
La morte come una figura teatrale ma anche esperienza famigliare
“Seven Deaths’ riunisce i fili del lavoro di una vita di Abramović sul corpo, la resistenza e la presenza estrema. Qui, il pubblico incontra la morte come una figura teatrale, ma anche come qualcosa che tocca esperienze profondamente familiari: amore, perdita, desiderio e paura”, afferma Tine Vindfeld, curatrice capo di Cisternerne, un sistema di vaste cisterne idriche costruite nel 1856 per rifornire la città. Un tempo capace di contenere 16 milioni di litri d’acqua, la monumentale struttura fu prosciugata nel 1981 e successivamente convertita in uno spazio espositivo in occasione della nomina di Copenaghen a Capitale Europea della Cultura nel 1996. Dal 2013, le ampie sale, note per la loro oscurità quasi totale e per l’eco di 17 secondi, sono dedicate esclusivamente a progetti d’arte contemporanea site specific.
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