A sei anni dalla scomparsa Bologna ricorda Beverly Pepper con una mostra 

Per la prima volta Bologna dedica una mostra a Beverly Pepper e alla sua Connective Art: focus su due grandi sculture di proprietà Unipol, con un contorno di prestiti dalla Fondazione Progetti Beverly Pepper di Todi

“Sono diventata artista in Italia”: così diceva Beverly Pepper (New York, 1922 – Todi, 2020), che per la verità già mentre viveva a New York praticava un suo linguaggio pittorico. Una volta giunta nel Bel Paese, riuscì però ad attirare l’attenzione delle gallerie, dei critici e soprattutto – dopo essere stata invitata a partecipare alla rassegna Sculture nella città ideata da Giovanni Carandente per il Festival dei due mondi di Spoleto del 1962 – scoprì l’arte della scultura in metallo. Lo racconta Marco Tonelli presentando in catalogo la mostra Beverly Pepper. Space Outside, curata insieme a Ilaria Bignotti e allestita nelle due sedi di Cubo Unipol a Bologna.  

Beverly Pepper, installation view a CUBO, Bologna, 2026
Beverly Pepper. Space Oustide, installation view a CUBO, Bologna, 2026. Photo Vincenzo Ruocco

Beverly Pepper e l’amore per l’Umbria 

Nel gruppo di 53 artisti convocati a Spoleto, Pepper era l’unica donna; nelle fonderie però si faceva chiamare George al fine di ottenere il rispetto degli operai e sempre rifiutò una enfatizzazione sul suo genere: “L’essere classificata come scultrice donna, senza fornire informazioni specifiche sulla scultura, lascia intendere che il suo lavoro è inferiore a quello di un uomo”, precisò l’artista, rivelando la sua totale indipendenza nei confronti delle categorizzazioni (indipendenza peraltro rara ancora oggi). Quel che per lei contava erano la ricerca artistica e il messaggio che le opere riuscivano, e riescono tutt’ora, a trasmettere.  

Beverly Pepper. Courtesy CUBO, Bologna
Beverly Pepper, Untitled, primi anni Settanta, acrilico spray su carta Fabriano, courtesy Fondazione Progetti Beverly Pepper, Todi, Photo credits Clikkami 2.0 

Le opere in mostra a Bologna 

L’occasione di allestire una mostra quest’artista è venuta dal desiderio di valorizzare due sculture appartenenti al patrimonio artistico del Gruppo Unipol – Primis I (1967-68) e Virgo Rectangle Twist (1967) – realizzate entrambe in acciaio inox lucido, materiale privilegiato da Beverly Pepper insieme al cor-ten, quella lega metallica che trasforma l’ossidazione della superficie da fattore di degrado ad affascinante patina di conservazione, come dimostra la piccola scultura Diagonal Kappa del 1971 esposta nella sede di Porta Europa. Attorno a questi due lavori si dispongono, prestati dalla Fondazione Progetti Beverly Pepper, bozzetti e maquette, sketchbook e disegni in cui si manifesta lo studio accurato e meditato dei volumi delle opere, sui pieni e sui vuoti. L’allestimento si completa con numerose stampe fotografiche di grandi dimensioni dell’artista al lavoro in fonderia o ancora in dialogo con le sue sculture. 

Beverly Pepper. Courtesy CUBO, Bologna
Beverly Pepper, Virgo rectangle twist, 1967, acciaio inox lucido, colore isofan, Patrimonio artistico del Gruppo Unipol 

Beverly Pepper, tra Connective e Land Art 

La ricerca di Pepper è sempre stata connotata da un profondo senso etico che si può sintetizzare nella definizione di Connective art cioè un metodo processuale che modifica la percezione dell’ambiente – soprattutto nel caso dei lavori di Land Art -, “muta il senso dello scorrere del tempo, lavora sull’idea di monumento e di scala dell’opera pubblica, educa il fruitore, coinvolge la comunità, protegge e stimola il pensiero dell’umanità”, scrive Ilaria Bignotti
Dal 1972 Beverly Pepper si trasferì a Todi – dove nel 2019 è stato aperto un parco che raccoglie venti sue sculture -, e nella città umbra morì nel 2020. Nel suo laboratorio in Umbria hanno preso vita le sculture assomiglianti a colonne, totem, monumenti, cui si affiancano le “anfisculture”, cioè degli ambienti che hanno a che fare sia con la creazione artistica tridimensionale sia con il paesaggio sia con le architetture teatrali. Queste ultime, peraltro, si lasciano attraversare da chi le visita e come le altre riescono a riconnettere la storia antica con quella contemporanea. Visitando la mostra bolognese si comprende allora come Beverly Pepper fosse un’artista determinata, un’autentica pioniera dell’arte pubblica: seppe infatti scardinare il modernismo, riempiendo di senso i pieni e i vuoti delle sue sculture e lasciando fluire in quegli spazi il suo pensiero.  

Marta Santacatterina 

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Marta Santacatterina

Marta Santacatterina

Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, collabora con varie testate dei settori arte e food, ricoprendo anche mansioni di caporedattrice. Scrive per “Artribune” fin dalla prima uscita della rivista, nel 2011. Lavora tanto, troppo, eppure trova sempre…

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