L’artista Belu Simion Făinaru rappresenterà Israele alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 (tra le polemiche, ovvio)

Nato a Bucarest, lo scultore e artista interdisciplinare rumeno è emigrato in Israele nel 1973. Sarà presente nello spazio all’Arsenale con il progetto “The Rose of Nothingness”. Nonostante le contestazioni e le richieste di boicottaggio, dunque, la presenza di Israele alla prossima Biennale si fa sempre più concreta

Belu Simion Făinaru è uno scultore nato in Romania, a Bucarest, nel 1959. E per la Romania ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 2019, con una lavoro sulla diaspora rumena per la curatela di Cristian Nae.

Chi è Belu Simion Făinaru

Nel 1973, però, Făinaru si è trasferito in Israele, acquisendo doppia cittadinanza. E proprio nel 2025 è stato insignito dell’Israel Prize dal Ministro israeliano dell’Istruzione, Yoav Kisch, per il suo impegno nel campo delle arti interdisciplinari e per l’originalità che lo contraddistingue nella scena artistica israeliana. Con il collega Avital Bar-Shay, Fainaru è anche promotore della Biennale del Mediterraneo, ideata nel 2010, che si tiene nel nord di Israele. E a febbraio scorso, prendendo parte alla Biennale dell’Avana raccontava della difficoltà scontata da artisti e curatori israeliani nel confrontarsi con le istituzioni artistiche internazionali a seguito della guerra intrapresa da Israele contro la Palestina: “Il boicottaggio di Israele nel campo dell’arte porta all’isolamento degli artisti e dei curatori israeliani sulla scena internazionale e impedisce loro di creare un dialogo culturale con altre comunità artistiche in tutto il mondo” spiegava al portale di informazione sulla comunità ebraica Aurora “Mentre l’arte dovrebbe fungere da fattore unificante, non diventare uno strumento politico per esprimere opposizione a Israele“. 

La presenza di Israele alla Biennale d’Arte 2026 di Venezia

Parole che con buona probabilità avrà modo di ribadire in occasione della sua prossima partecipazione alla Biennale di Venezia, stavolta in rappresentanza di Israele, che sarà presente – nonostante i tentennamenti degli scorsi mesi e in barba alle proteste – alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte, seppur in uno spazio all’Arsenale e non nel suo Padiglione ai Giardini (chiuso il giorno dell’inaugurazione della Biennale Arte del 2024 dall’artista Ruth Patir, in segno di protesta contro l’attacco a Gaza). Alla Biennale di Architettura del 2025, invece, Israele ha rinunciato in partenza a partecipare.

Belu Simion Făinaru alla Biennale d’Arte 2026 per Israele

La Biennale d’Arte 2026, dunque, rappresenta un ritorno tra le contestazioni. E la notizia della partecipazione di Fainaru – che anticipa l’annuncio ufficiale dei Paesi partecipanti, previsto per il prossimo 25 febbraio – arriva da ANGA – Art Not Genocide Alliance (unica fonte a riportare il nome dell’artista, per ora), l’alleanza internazionale di artiste, artisti, operatrici e operatori culturali costituitasi proprio per chiedere l’esclusione di Israele dalla rassegna.
L’artista di origini rumene presenterà il progetto The Rose of Nothingness. “Fainaru” si legge nel comunicato di biasimo di ANGA, che continua a chiedere l’esclusione di Israele dalla Biennale “vive in un sobborgo costruito sulle rovine della distrutta città palestinese di Haifa. L’artista si è detto felice di rappresentare Israele in questi tempi così complicati e che temi come la rigenerazione e la cura sono per lui di grande importanza”.  

“The Rose of Nothingness”: l’installazione di Belu Simion Făinaru

Fainaru ha presentato per la prima volta il progetto The Rose of Nothingness nel 2015, alla Galeria Plan B di Berlino, esponendo l’installazione nello stesso anno al MAK Museum di Vienna. L’opera si ricollega alle poesie di Paul Celan che trattano della Cabala e del concetto di nulla. Riproposta ad Art Basel nel 2019, è modulata come una specchio d’acqua nero, poco profondo, in cui cadono gocce d’acqua che generano delle increspature con un ritmo costante.

Livia Montagnoli

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