È morto a 91 anni Fernando Botero, uno dei più famosi artisti del Dopoguerra

Noto per la raffigurazione di corpi rotondi e forme extra-large lo scultore e pittore colombiano celebrava una visione della vita armoniosa e gioiosa. Avversato spesso dalla critica, è diventato uno degli artisti più noti a livello mainstream

È morto a Montecarlo a 91 anni Fernando Botero, l’artista colombiano presente nell’immaginario di tutti per essere l’artista delle forme rotonde e delle fisicità corpulente, stilema che nel tempo è diventato un autentico marchio di fabbrica. Un equivoco con il quale Botero ha dovuto fare i conti per tutta la vita: quei visi rubicondi, quelle braccia tornite, quelle pance strabordanti, non erano concepite nella mente dell’artista come raffigurazione di persone in sovrappeso – come tanti visitatori hanno spesso pensato di primo acchito trovandosi di fronte alle sue opere – bensì come l’espansione dell’oggetto nello spazio a 360 gradi. Più volte lo ha dichiarato lo stesso artista: “Non dipingo donne grasse. Nessuno mi crede ma è vero”, spiegava al quotidiano spagnolo El Mundo in un’intervista. “Quello che dipingo sono i volumi. Quando dipingo una natura morta dipingo anche con il volume, se dipingo un animale è volumetrico, anche un paesaggio. Mi interessa il volume, la sensualità della forma. Se dipingo una donna, un uomo, un cane o un cavallo, lo faccio sempre con questa idea del volume, non è che ho un’ossessione per le donne grasse“. Un fatto riscontrabile in ogni soggetto di Botero, con la particolarità che in molte delle opere questi corpi risultano quasi leggeri, eterei e armoniosi.

La vita di Fernando Botero

Nato a Medellín nel 1932 da un’agiata e colta famiglia colombiana, viene iscritto all’età di 12 anni dallo zio a una scuola per toreri, dove realizzerà la sua prima opera oggi conosciuta, un acquerello raffigurante proprio questo soggetto. A 16 anni già disegna le illustrazioni per i supplementi di El Colombiano, il giornale più importante della sua città natale. Dalla fine degli anni Quaranta inizia a esporre in mostre locali, vincendo nel 1952 il secondo premio al IX Salone degli artisti colombiani e guadagnando una somma sufficiente a partire per l’Europa per formarsi come artista. A Madrid s’iscrive all’Accademia San Fernando dove ha l’occasione di lavorare a stretto contatto con i capolavori esposti al Prado. I suoi principali referenti culturali in questo periodo sono Goya, Velàzquez, Tiziano e Tintoretto. Si sposta verso Parigi per proseguire la sua formazione, arrivando fino all’Accademia di San Marco di Firenze. Esegue copie soprattutto di Giotto e Andrea del Castagno, Piero della Francesca, ascolta le lezioni di Roberto Longhi, viaggia soprattutto per la campagna toscana e poi a Venezia e Ravenna. Torna nel suo Paese di origine ma vi trova un ambiente ostile poiché fortemente influenzato dalle avanguardie francesi. Le sue forme rotonde, in netto contrasto con lo stile vigente, gli causano dei dissidi per cui si vede costretto a lasciare la Colombia un’altra volta, dirigendosi verso New York, dove affitta un loft nel Greenwich Village. Sono gli anni Sessanta, e Botero si appassiona a Peter Paul Rubens, elaborando lo stile che lo ha reso noto. Nel 1961, il Museum of Modern Art di New York decide di acquistare il suo Monna Lisa all’età di dodici anni; da lì comincia un tour di successo in giro per il mondo, in cui la sua fama cresce in modo esponenziale.

Fernando Botero e l’Italia

L’Italia è stata un Paese d’elezione per Fernando Botero, che già nella sua giovinezza aveva trovato nella storia dell’arte dei riferimenti che sarebbero stati essenziali per la costruzione del suo stile. Nel 1983, torna in Versilia e acquista una casa a Pietrasanta, dove sta per alcuni mesi l’anno, per essere vicino alle cave di marmo. Sue importanti mostre, retrospettive itineranti, vengono realizzate in vari musei del Belgio, della Norvegia e della Svezia; negli Stati Uniti viene presentata la sua prima antologica americana all’Hirschhorn Museum di Washington. Nel 1981 vengono organizzate ampie mostre anche in musei del Giappone, a Tokyo e Osaka. Nel 1992 partecipa alla Biennale di Venezia, mentre nel 1994 una grande esposizione di sculture monumentali ha luogo negli spazi pubblici delle principali città europee. Nel 2005 la produzione delle sue composizioni armoniose subisce una brusca inversione di rotta: per tutto l’anno l’artista si dedicherà solo alla serie Abu Ghraib, composta da 50 opere cariche di violenza e dolore, per denunciare i terribili abusi subiti dai prigionieri iracheni nel carcere dell’orrore, riprendendo le immagini diffuse dai media. Nello stesso anno, i suoi lavori vengono esposti al Musée National des Beaux Arts du Québec con una mostra itinerante che coinvolgerà diverse città statunitensi e a Palazzo Reale a Milano, dove presenta la fortunata serie Gente del Circo, tornando alla spensieratezza boteriana. Dipinti e disegni ispirati al tema del circo vengono esposti nel 2008 anche ad Abu Dhabi e negli Stati Uniti, e nel 2009 in gallerie d’eccezione a Venezia, Londra e New York.

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