Colore e astrattismo nella mostra su Alberto Magnelli a Firenze

Amico di Arp e amante delle sperimentazioni sul colore, Alberto Magnelli è protagonista della mostra al Museo Novecento di Firenze, città d’origine dell’artista

Si colloca all’interno del progetto di valorizzazione delle collezioni civiche fiorentine la mostra dedicata ad Alberto Magnelli (Firenze, 1888 ‒ Meudon, 1971).
I quindici capolavori presenti, che spaziano tra dipinti, disegni e collage, sono il lascito diretto dell’artista al Comune di Firenze e compongono il Legato Alberto Magnelli, esposto per la prima volta nel 1973 alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. Tutte le opere presenti sono state realizzate tra il 1914 e il 1968 e, grazie alla varietà di stili e tecniche di cui sono esemplificative, il visitatore può addentrarsi nel linguaggio espressivo dell’autore.
Tra gli Anni Dieci e gli Anni Sessanta Magnelli sviluppò una tecnica originale nell’uso delle forme e dei colori, formandosi da autodidatta e ispirandosi prima all’arte italiana del Trecento e Quattrocento e poi ai maestri delle avanguardie francesi, per poi distaccarsene ed elaborare un suo personale linguaggio astratto.
Magnelli è un maestro del colore, da qui la scelta del titolo che rievoca le sperimentazioni cromatiche che hanno coinvolto il mondo dell’arte dalla metà dellOttocento in poi”, spiega il direttore Risaliti.

Alberto Magnelli. Armocromie. Exhibition view at Museo Novecento, Firenze 2022. Photo Leonardo Morfini

Alberto Magnelli. Armocromie. Exhibition view at Museo Novecento, Firenze 2022. Photo Leonardo Morfini

IL COLORE SECONDO MAGNELLI

La mostra fa luce sulla complessa parabola creativa dell’artista e i meriti dell’allestimento vanno alla curatrice, Eva Francioli, che commenta così l’arte di Magnelli: “Le opere in mostra, riunite per la prima volta dopo lungo tempo, si offrono ai nostri occhi come partiture cromatiche in grado di trasportarci in una dimensione altra, segnata da una musicalità sommessa e garbata, frutto di una calibrata definizione formale. Proprio l’elegante orchestrazione di linee e colori ci offre pertanto una preziosa chiave per entrare nell’universo pittorico di Alberto Magnelli: un universo fatto di infinite variazioni, crescendo improvvisi e delicate sospensioni, che si rivela oggi in tutta la sua vitale creatività”.
Il fil rouge dell’opera di Magnelli è il costante interesse per la componente cromatica, caratteristica imprescindibile per comprendere le fasi artistiche ed esistenziali dell’autore. La ricerca di un perfetto bilanciamento tra pieni e vuoti che si crea nell’accostamento dei colori, mai scontato, dà origine a una vera e propria armonia visiva.
Nel 1968 era lo stesso autore a dare voce alla sua opera: “[…] Non è per caso che si mette un colore a fianco di un altro. Prendevo dei pezzi di tela vergine divisi in quadrati, mettevo del rosso in uno, in un altro mettevo del blu. Ma il rosso mangia il blu e, per ottenere lo stesso peso, occorre mettere una più grande quantità di blu. Alternavo i colori giallo, verde, rosso. Volevo cominciare qualcosa di diverso, dipingere delle nature morte inventate. Durante l’inverno del 1913-14, ne ho fatte molte, erano relativamente piccole. Poi m’è venuta l’idea di fare delle composizioni con delle linee e delle forme create secondo il ritmo che volevo loro dare. Ho fatto sei o sette espressioni diverse facendole più semplici, togliendo, diventando più astratto, facendo una sorta di sintesi”.

Alberto Magnelli. Armocromie. Exhibition view at Museo Novecento, Firenze 2022. Photo Leonardo Morfini

Alberto Magnelli. Armocromie. Exhibition view at Museo Novecento, Firenze 2022. Photo Leonardo Morfini

L’AMICIZIA CON ARP

Tra le amicizie di Magnelli con altri grandi artisti italiani e francesi, spicca quella con il pittore e sculture alsaziano Jean Arp, di cui, grazie alla ricerca costante di Emanuele Greco, è stata recentemente rinvenuta la scultura in duralluminio Larme de galaxie, donata alla città di Firenze dopo l’alluvione del 1966 e adesso in mostra al Museo Novecento.

Anita Capecchi

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