L’unico artista italiano a documenta XV presenta il suo film a Kassel

Sergio Racanati sarà a Kassel il 21 settembre per presentare il suo film Wok/Wajan all’interno di documenta XV. Non c’è nessun altro italiano invitato in questa edizione della mostra tedesca

Molti i progetti e gli obiettivi raggiunti in questo anno da Sergio Racanati, l’artista biscegliese (1982) che, nella sua ricerca, affronta sfera pubblica, immaginario e memoria collettiva con tagli antropologici in un coerente lavoro di raccolta di detriti, scarti e marginalità. Scandagli spesso condotti oltre i confini autoriali e aperti a contributi plurali, convogliati sulle disparità politiche e sociali, in aree geografiche lontane, a fianco di comunità in cerca di collocazioni politico economiche estranee a logiche neocoloniali.  Racanati sarà a Kassel il 21 settembre per presentare il suo film Wok/Wajan all’interno del pubblic program della ruruHaus Underground, parte integrante di documenta XV. Unico italiano in questa edizione della rassegna (escludendo Elisa Strinna del gruppo Jimmie Durham & A Stick in the Forest by the Side of the Road), Racanati mette in relazione l’ecosistema della ruruHaus con Kassel fuori dal periodo in cui la città si risveglia per la quinquennale, quando cioè le dinamiche dell’arte contemporanea non interagiscono con il contesto urbano. Della città a riflettori spenti, l’artista analizza con ritmo sincopato, spazi e tempi marginali e approda infine nella ruruHaus, cuore operativo di documenta. Qui ne registra le attività, in un unico flusso palpitante. “Il film è una sorta di radiografia- spiega- l’analisi di un processo che costruisce l’evento, con la documentazione di incontri, scambi, contrasti di un posto di lavoro, un vero e proprio organismo vivente che peraltro è un punto di forza dell’approccio curatoriale del collettivo indonesiano ruangrupa”. Con passo sperimentale e assetto frammentato, il film incede componendosi di microstorie e di linguaggi visuali e sonori, non compressi nello specifico cinematografico.

SERGIO RACANATI: DA KASSEL AL BRASILE

Dopo Kassel Racanati vola nella foresta amazzonica per iniziare il progetto, vincitore del grant Italian Council (11 edizione, 2022 Ambito 3 – Sviluppo dei talenti Sezione-VII) che assegna una residenza per artisti, curatori e critici presso una sede estera accreditata. “La mia residenza si svolgerà in Brasile nella foresta Amazzonia nella regione del Parà. Qui, insieme a Cassia Andrade, curatrice e mediatrice culturale basata a San Paolo, attiverò una serie di attività, ricerche, momenti conviviali. La ricerca attraverserà i macro-temi di urgenza globale quali le forme di estrattivismo, colonialismo e sfruttamento dei corpi. Confesso: non vedo l’ora di essere a Campo de Heliantos in residenza! Voglio perdermi nei suoni delle piume tropicali e ritrovarmi abbracciato ad una delle ultime palme secolari sopravvissuta alla mattanza che gli esseri umani stanno compiendo, secondo dopo secondo, dopo aver attraversato fabbricati industriali spettrali. Continuerò a studiare indagare le questioni dei Sud del mondo /global south studies”.

SERGIO RACANATI: DUE PROGETTI ITALIANI

Tra i lavori importanti di quest’anno spicca Luctus, un intervento curato da Sabrina Vedovotto in corso fino al 30 settembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma. 

Nella fattispecie un’installazione, un monolite sonoro che genera una sorta di compianto per tutti i dolori collettivi, per i disastri e le forme disarmoniche del nostro presente, dove si mescolano tecno, elettro, dark, sonorità acide e sognanti. Un lamento corale lungo come un giorno, ventiquattro ore di sound ricavato da un processo di creazione, montaggio e editing, attraverso software per produzioni e postproduzioni musicali.  
 In procinto di lasciare l’Italia, sta terminando la performance, site specific nella Biblioteca dell’Ateneo di Bari, prodotta da Cantiere Evento /Fondazione Dioguardi a cura di Francesco Maggiore (produzione esecutiva CAPTA). Per una possibile anatomia dei saperi è il titolo foucaultiano, un manifesto programmatico, sostiene Racanati, ispirato dal concetto di autonomia elaborato da Lacan e Castoriadis che indaga gli stili di vita, le forme delle resistenze, la trasmissione dei saperi e le possibili decostruzioni e ibridazioni intercettando i luoghi della produzione materiale e immateriale della conoscenza, le università per l’appunto, come pure le piazze globali della contestazione. “Nel crepuscolo delle democrazie rappresentative dentro cui abitano le nostre vite, i nostri corpi, i nostri sogni e bisogni, le pratiche di trasformazione radicale portano a far emergere nuovi immaginari e scenari sociali facendo pressione sulla concezione di spazio/tempo politico. Questo processo di ricerca per me si configura uno spazio post-anarchico- e devo molto della mia elaborazione politica e artistica a Hakim Bey, spirito libero, anarchico teorizzatore delle TAZ (zone temporaneamente autonome), scomparso lo scorso 22 maggio. L’ho conosciuto a New York durante Occupied e mi ha fatto profondamente riflettere in materia di conflitto e emancipazione sociale”.

– Marilena Di Tursi

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Marilena Di Tursi

Marilena Di Tursi

Marilena Di Tursi, giornalista e critico d'arte del Corriere del Mezzogiorno / Corriere della Sera. Collabora con la rivista Segno arte contemporanea. All'interno del sistema dell'arte contemporanea locale e nazionale ha contribuito alla realizzazione di numerosi eventi espositivi, concentrandosi soprattutto…

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