Storia di Riccardo Marziali. Un ricordo a pochi giorni dalla morte dell’artista

Artista anarchico che ha sperimentato in prima persona un forte impegno politico, Riccardo Marziali era un creativo di ascendenza dadaista e fluxiana. Ripercorriamo la sua storia per ricordarlo

foto da
foto da "pomeriggio per Riccardo Marziali" di Alter Media

A sessantasei anni Riccardo Marziali è morto il 23 aprile scorso dopo aver combattuto per mesi contro la malattia. Era nato a Lanciano nel 1956 e si era laureato all’Università degli Studi di Bologna nel ’92 in Scienze Politiche, indirizzo politico-sociale, compiendo anche altri studi in varie discipline.  

VITA E ARTE DI RICCARDO MARZIALI. TRA PESCARA E BOLOGNA 

La sua pratica artistica era iniziata nel 1997 quando a Pescara fu tra i fondatori dell’associazione “OttavoBinarioArt”, realizzando in questo periodo installazioni fotografiche e video. In seguito, nel 2000, costituì a Bologna – insieme a Alessandra Ermilli – la “Compagnia dello Zukkero”, con l’idea di comporre un’opera d’arte che fosse il frutto dell’unione di più sensibilità artistiche. Una ricerca che da qui si era spinta anche oltre il territorio nazionale: a Parigi, Madrid, Bruxelles e Belfast aveva messo in atto azioni performative, installazioni e parate popolari per esplorare la condizione umana anche in relazione al divino e alla natura, spesso tramite il medium del cibo.  

RICCARDO MARZIALI. IL SUO LAVORO A ROMA 

Ha collaborato dal 2014 con gli artisti§innocenti, gruppo di vari performer con i quali Marziali ha coprodotto i suoi oggetti d’arte e alcune formule performative presentate in diverse occasioni: presso l’Auditorium Parco della Musica, La Galleria Nazionale, il MACRO Testaccio, Il Macro Asilo, come pure in contesti improbabili resi funzionali, in festival o anche in progetti curatoriali ed espositivi come le quattro fasi di “Camerini – Cambi d’artista” risalenti al 2016 nei Magazzini allo Statuto MAS. Come performer Riccardo Marziali con gli a§i ha impersonato nel 2015 il “Porto di Alessandria d’Egitto” ne “Le 7 Meraviglie del Mondo Antico, Incancellabilmente” presso Interno 14 e ha vestito i panni del coreografo caffeinomane in varie occasioni della episodica serie performativa “Constanza Zimmer – Pensionato Signorile a Piramide”. Oltre a portare in giro i suoi piccoli monumenti romani intercambiabili per “PanoRoma”, è stato un topo vacanziero da balneazione nella “Colonia Panksepp”, prima sulle sponde del Tevere e poi presso il Macro. Ha anche interpretato “Lo Spettacolo Più Breve della Storia del Teatro” sia in occasione del festival “Cazzotto” a Perugia nel 2016 che presso il Macro Asilo nel 2019 con il progetto espositivo “Marco o Lisa in Paradiso”. 

LA POETICA DEL “COSTRUIRE SMONTANDO” DI RICCARDO MARZIALI 

Pur partecipando a mostre e progetti espositivi, di frequente è stato modestamente risoluto a scardinare il proprio lavoro a fine mostra. Di lui restano quindi, più che opere, tracce e rari elementi fortunosamente sopravvissuti all’azzeramento, anche a causa della sua vita proiettata al domani, all’esplorazione e al frequente spostamento. Amante dei processi elettronici, arguto e di sapienza vasta e celata, ha collaborato ad attività collettive in diversi contesti (video arte, fotografia, danza dell’accesso) anche contribuendo a documentare fotograficamente l’opera altrui. Sembra interessante e attuale quello che lui raccontava sul valore e l’importanza del gruppo. Non per altro era formato anche nello studio della sociologia dei gruppi, mettendola in pratica in tutti i suoi interessi. In questa direzione, anche il laboratorio con Virgilio Sieni, che aveva seguito nel 2019, gli aveva dato spunti utili per riflettere sull’interconnessione dei movimenti del corpo, sulla consapevolezza e sulla sinergia. Gli amici lo ricordano come un uomo “rigenerante”, mentre l’amico artista Gianni Piacentini lo ha definito “Serotonina dispiegata, un cartone animato barbuto”, data la sua passione divertita per le animazioni digitali. Ciò che resta del suo lavoro sono diverse opere bizzarre e azioni documentate che mostrano il lato comico dell’assurdo, come a volerci ricordare che – come scriveva il suo compagno Gramsci: “Il tempo è la cosa più importante. Un semplice pseudonimo della vita stessa”. 

 

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Donatella Giordano
Nata in Sicilia, vive a Roma dal 2001. Ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove nel 2006 ha conseguito il diploma di laurea con una tesi che approfondiva la nascita dei primi happening e delle azioni performative viennesi degli anni Sessanta, fino alle controverse ricerche della Body Art degli anni Novanta. Un lavoro che ha poi portato avanti con integrazioni o interviste pubblicate, come quelle rilasciate da Stelarc, Orlan e Franko B. Dopo aver conseguito l'abilitazione, dal 2008 insegna Storia dell'Arte e Disegno in una scuola pubblica. Nell'ambito del progetto 100% Periferia ha curato mostre al Palazzo delle Esposizioni di Roma, Scuderie Aldobrandini di Frascati, Farm Cultural Park di Favara, Metropoliz di Roma. Nel 2012 ha curato la prima edizione del Digital Live della Fondazione Romaeuropa, inaugurando la sezione "Talks". Nel 2013 è stata Assistant Curator per il progetto "Joan of Art: Towards a Free Education" presso il Macro di Roma e la Gervasuti Foundation di Venezia. Ha pubblicato il catalogo “Quadratonomade, opere d’arte in scatola per un museo itinerante” edito da Gangemi. Nel 2020 ha co-curato una mostra al Museo Carlo Bilotti di Roma. Scrive per Artribune dal 2014, dove dal mese di aprile 2020 ha inaugurato la sezione Podcast con la rubrica "Monologhi al Telefono".