Il programma 2022 di Platea a Lodi. Da Luca Trevisani a Fabio Roncato

Una famiglia di imprenditori, un format curioso, una cittadina in Lombardia. Ecco come funziona il progetto Platea, la sua storia e il programma.

Platea, Lodi

Compiuta la prima edizione inaugurata lo scorso giugno 2021, il format Platea si mostra già ben articolato e si appresta ad inaugurare il nuovo anno con un programma ricco di proposte. Il progetto espositivo è pensato in più episodi, autonomi ma coerenti. Ogni mostra dura circa un mese e vede l’alternarsi dialogico tra un gruppo di giovani emergenti e un artista affermato che fa loro da guida nella costruzione dell’opera concepita ad hoc per lo spazio Platea. La sequenza d’arte in programma per il 2022 prevede ben sette nuove esposizioni alternate tra artisti noti con i loro allievi. Si comincia il 16 gennaio con Penso Pianura di Alberonero, artista lodigiano; dal 7 aprile segue Luca Trevisani con Notes for dried and living bodies in Corso Umberto, in collaborazione con la galleria Pinksummer Contemporary Art di Genova. Il periodo da luglio a novembre è dedicato al Palinsesto Emergenti con artisti selezionati dallo stesso Luca Trevisani tra i suoi ex allievi presso l’Università IUAV di Venezia e le mostre a cura di Giulia Menegale. Previste in scena le installazioni site-specific originali di Maria Vittoria Cavazzana, Alessandro Manfrin, Deborah Martino e Marco Sgarbossa. A dicembre l’anno si chiuderà con l’opera di Fabio Roncato a cura di Gaspare Luigi Marcone, direttore artistico di The Open Box.

Luca Trevisani, Notes for dried and living bodies 2018
Luca Trevisani, Notes for dried and living bodies 2018

COS’È PLATEA

Platea è una “box d’arte” aperta su strada e senza accesso, ricavata dalla portineria di Palazzo Galeano, una vetrina ‘cogente’, visibile non-attraversabile, che i suoi fondatori amano chiamare “incidente di sguardo”.  Niente potrebbe descrivere meglio ciò che accade passeggiando distratti davanti al civico 46 di Corso Umberto I a Lodi. Si avverte una presenza diversa, di strana eleganza, quasi aliena, che interrompe la percezione abitudinaria del paesaggio urbano e dirompe con associazioni altre legate all’arte e all’immaginazione. Main partner di Platea è la Ferrari G. Industria Casearia SPA, presieduta da Laura Ferrari che è tra i soci fondatori di Platea insieme a Claudia Ferrari (presidente di Platea), Laura Ferrari, Carlo Orsini, Luca Bucci, Lorenzo Bucci, Gianluigi Corsi.

GLI IMPRENDITORI DIETRO AL PROGETTO

L’eredità è nella storia di una famiglia che dal 1823 ha tracciato un percorso incisivo nell’imprenditoria d’avanguardia diventando modello di riferimento anche internazionale per gli alti standard qualitativi raggiunti in ogni settore della produzione. Negli anni ’60 Giovanni Ferrari rileva il caseificio di famiglia e lo trasforma in un’industria casearia, specializzata in produzione, selezione, stagionatura e confezionamento di formaggi, sempre al passo con l’innovazione tecnologica. Negli anni ’80 avviene il grande salto con la grande intuizione-invenzione di proporre formaggi grattugiati freschi e venderli in buste richiudibili in un gesto che cambiava per sempre le nostre abitudini di consumo. Nell’estate del 2019 una mostra a Milano “Genio e Impresa. Da Leonardo e Ludovico alle grandi storie di innovazione dei nostri giorni” riconosceva a quell’intuizione il valore di arte, invenzione e identità locale. Nel 2021 la Ferrari Giovanni Industria Casearia Spa è premiata all’International Cheese & Dairy Award 2021, il più grande evento internazionale di prodotti lattiero-caseari: 3 medaglie per il Grana Padano Riserva DOP (1 oro nella classe Formaggi duri – Grana Padano DOP, 1 argento nella classe Miglior Formaggio italiano – Grana Padano DOP; 1 bronzo nella classe Miglior Formaggio italiano – Grana Padano DOP) e 1 medaglia d’oro nella classe formaggi BIO – per il Parmigiano Reggiano BIO Ferrari.

Platea, Lodi

LA VISIONE E LA MISSIONE DI PLATEA

Platea pone l’accento sulle potenzialità della dimensione naturale come luogo di riflessione identitaria, materia generatrice di segni che evolvono dalle forme primordiali di un territorio. La ricerca a fondamento di Platea esplora forme di coabitazione e modi di vivere esperiti nelle relazioni tra natura, cultura e artificio. La vetrina su strada di Platea ci guarda passare mentre la osserviamo, opera insieme permanente e mobile. Permanente per la sua storia, per la sua collocazione in uno dei palazzi più rappresentativi della città e per la strana immobilità che uno spazio simile può comunicare, non attraversabile, quasi irraggiungibile, come inespugnabile. Mobile, perché temporanea nel susseguirsi delle diverse performances artistiche, nelle riflessioni sempre diverse degli artisti invitati. Itinerante nell’attraversare con letture diverse l’identità di un’intera regione.

Platea, Lodi
Platea, Lodi

COME FUNZIONA PLATEA

La vetrina di Platea si trova in coincidenza esatta con la fermata del bus di città. Le inaugurazioni avvengono a mo’ di street-jam-session: di qua dalla strada l’artista, con fondatrice e curatore di turno, si danno il cambio al microfono collegato a una cassa “sound-system” per presentare l’opera. Di là dalla strada nella piazzetta antistante, noi pubblico ci mischiamo alla gente che passa. Più volte la scena è attraversata dal bus con il suo carico di passeggeri ignari di cosa stia accadendo a terra. Capita così che proprio davanti Platea il bus faccia sosta affinché ne scendano e vi salgano persone. All’inaugurazione della mostra di dicembre, De rerum natura di Vittoria Mazzonis, curata da Francesca Grossi, la scena si è ripetuta due volte, con altrettante interruzioni dell’oratoria introduttiva, tra passanti disinteressati e signore affaccendate negli acquisti prenatalizi. Era ormai buio, i convenuti all’evento, astanti immobili intenti a cogliere spezzoni di presentazione tra un tram-bus-to e l’altro facevano platea con i passeggeri seduti comodi sul bus, sbircianti dai dietro i vetri, artisticamente illuminati di neon bianco. L’incidente di sguardo, il momento d’arte, si compiva nella miglior forma auspicabile, quella spontanea, con la giusta luce di prima sera.

Emilia Antonio De Vivo

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Emilia Antonia De Vivo
Emilia Antonia De Vivo è architetto urbanista. Vive a Londra da quattro anni. Redattore freelance per domusweb, è autrice dei testi della "Domus London Architecture Guide 2011", Apps per IPhone e smartphones, distribuita da Editoriale Domus SpA. Per la Guida ha redatto personalmente i report fotografici sulle ottanta Architetture selezionate. A Londra collabora a progetti di ricerca presso la Kingston University e The Architecture Foundation. In Italia ha concluso due cicli triennali di docenza presso il Laboratorio di Urbanistica dell’Università degli Studi “Federico II” e ha svolto attività di ricerca e pianificazione urbanistica presso Comuni e pubbliche amministrazioni. Master, specializzazione, ricerca e visiting professor presso la UPC Universitat Polytècnica de Catalunya e la ETSAB Escuela Tecnica Superior de Arquitectura.