Premio Marche: la rassegna torna a Forte Malatesta con una mostra su Gino De Dominicis

Per l’edizione 2021 viene presentata ad Ascoli Piceno la mostra Il tempo, lo sbaglio, lo spazio: Gino De Dominicis a cura di Andrea Bruciati. E anche la monografica “Omaggio a Cecco d’Ascoli” a cura di Stefano Papetti

Gino De Dominicis Senza titolo1966china su carta Collezione privata, Conegliano © Gino De Dominicis, by SIAE 2018
Gino De Dominicis Senza titolo1966china su carta Collezione privata, Conegliano © Gino De Dominicis, by SIAE 2018

Forte Malatesta apre nuovamente le sue porte al Premio Marche, biennale d’arte contemporanea tra le più significative del Centro Italia, curata per l’edizione 2021 da Andrea Bruciati con la collaborazione di Stefano Papetti e realizzata grazie al sostegno di AMIA (l’Associazione Marchigiana Iniziative Artistiche). Per il Premio di quest’anno si torna nell’ex carcere del forte, dopo la rassegna degli artisti marchigiani del 2018, dove trova spazio la mostra curata da Bruciati Il tempo, lo sbaglio, lo spazio: Gino De Dominicis, da cui è tratto il tema di quest’ultima edizione – a questa è accostata la Monografica “Omaggio a Cecco D’Ascoli” curata dal professor Papetti. Il Premio Marche, nato nel 1957 grazie alla dedizione di Alfredo Trifogli, è diventato negli anni un grande appuntamento culturale, con la partecipazione di critici di fama e decine dei maggiori artisti del secondo Novecento, da Burri a Casorati, da Sironi a Tamburi.

L’IMPORTANZA DI UNA MOSTRA SU GINO DE DOMINICIS

L’esposizione a Forte Malatesta, visitabile fino al 27 marzo 2022, è un omaggio al grande artista anconetano Gino De Dominicis, personalità artistica novecentesca inafferrabile e leggendaria, con cui dialogano artisti celebri come Schifano, De Chirico, Fontana, Chia, Paladino, Cattelan e Pistoletto. Ironico e paradossale, De Dominicis ha ridefinito i concetti di libertà, desiderio e mutamento, facendo dell’arte il campo privilegiato per una coscienza utopica ed estetica: “Non si può prescindere dalla figura di De Dominicis per comprendere i punti nevralgici dell’arte contemporanea italiana degli ultimi 50 anni”, racconta Bruciati ad Artribune. “Di certo, e polemicamente nei confronti di una terra che non lo ha mai sufficientemente supportato, mi sono focalizzato sul genius loci, sui suoi primi anni formativi, e su un medium, quello cartaceo”. Il recupero qui messo in atto da Bruciati è fondamentale anche per smontare il “mito post mortem che si basava sulla dissacrazione e la “stranezza” del personaggio. Trovo che questo clima abbia fondamentalmente ucciso la ricerca scientifica sull’autore e questo piccolo progetto ambizioso, ma doveroso, vada nella direzione di voler riannodare i fili attraverso ipotesi storiche e culturali finalmente contestualizzate”.

LA SCULTURA IL TEMPO, LO SBAGLIO, LO SPAZIO

Un lavoro, tra i molti esposti (inclusi rari acquerelli e disegni surrealisti), rivela più di ogni altro i processi creativi dell’artista post-bellico: la scultura Il tempo, lo sbaglio, lo spazio. Questa, da cui prendono le mosse il titolo e il concept della mostra del Premio Marche, vede uno scheletro umano in posizione supina, con addosso dei pattini a rotelle, affiancato dallo scheletro di un cane di piccola taglia: qui convivono la vanitas della vita e la morte, ma anche l’ironia e il cinismo che tanto fanno parte delle nostre vite attuali. “Le tre coordinate da lui condensate”, racconta il curatore a proposito dell’opera principale, “sono proprie anche della nostra sensibilità post pandemica, poiché evidenziano il nostro limite e la nostra finitezza, e allo stesso tempo sono un argomento di riscatto. In fondo è anche un insegnamento a cui tutti gli artisti dovrebbero continuamente guardare: il qui e ora e la capacità, pur sbagliando, di andare oltre sé stessi”. Non il solo insegnamento di questa mostra per le generazioni future, rimarca Bruciati: “Ci vorrebbero artisti altrettanto coraggiosi come De Dominicis, che quando affrontano un cambiamento di paradigma, lo facciano partendo da radici antiche. Quello che vediamo è un appiattimento al consenso. Lui incarnava innanzitutto uno spirito di libertà”.

LA MOSTRA DEDICATA A CECCO D’ASCOLI

La seconda mostra al forte è quella curata da Stefano Papetti e dedicata a Cecco d’Ascoli, poeta contemporaneo di Dante, medico, insegnante, filosofo e astrologo/astronomo, autore della raccolta di sonetti L’Acerba Aetas. Ispirandosi a lui e alla sua raccolta, sono stati invitati a realizzare un’opera ad hoc diversi importanti artisti contemporanei. Le opere da loro create, racconta Papetti, sono “ispirate alle vicende biografiche di Cecco ed alla sua morte sul rogo o interpretando i temi scientifici e magici che caratterizzano il suo poema, nel quale Cecco intende offrire un panorama realistico della natura in tutte le sue espressioni. Ogni artista ha interpretato la figura di Cecco secondo il proprio linguaggio, spaziando dal figurativo all’astratto, ma sempre cercando di cogliere il carattere visionario della sua opera, nella quale conoscenze scientifiche e magia si fondono tracciando un affascinate percorso iniziatico”, chiosa il curatore.

-Giulia Giaume

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AutoreGino De Dominicis
CuratoreAndrea Bruciati
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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.