Nuovi modelli. La Tate prende “in custodia” opera di un artista Maya senza acquistarla

La Tate fa un passo avanti verso nuove politiche di tutela delle culture non occidentali: invece di comprare l’opera di Edgar Calel stringe un accordo di custodia con l’artista e il popolo Maya

The Echo of an Ancient Form of Knowledge, (Ru k’ ox k’ob’el jun ojer etemab’el), 2021. Photo courtesy of Frieze2
The Echo of an Ancient Form of Knowledge, (Ru k’ ox k’ob’el jun ojer etemab’el), 2021. Photo courtesy of Frieze

La Tate di Londra ha concluso un accordo singolare con un artista Maya e anche il suo popolo. Aacquisire non l’opera bensì la “custodia” di un’opera d’arte. Il museo agirà infatti come custode, piuttosto che proprietario, del lavoro dell’artista Edgar Calel (Guatemala, 1987). L’occasione è giunta durante la scorsa Frieze London, grazie al Tate Fund, un fondo di 150.000 sterline messo a disposizione da Endeavor in favore della Tate, per acquisire opere di artisti internazionali, emergenti e affermati. È stato trovato un accordo tra il Tate Fund, l’artista, la sua galleria e il popolo Kaqchikel. Non solo la Tate avrà il compito di custodire l’installazione per 13 anni, ma dovrà anche assicurare al popolo Maya le condizioni favorevoli per effettuare ogni volta che occorre il rituale essenziale a completare il senso dell’opera d’arte. The Echo of an Ancient Form of Knowledge, questo il titolo dell’opera, consiste in un’installazione in cui, sopra la superficie di alcune pietre, è disposta una ricca varietà di frutta, in forma di offerta alle divinità. Le pietre sono in verità gli altari che permettono ai Maya Kaqchikel di officiare rituali sacri, legati a profonde credenze cosmologiche. 

The Echo of an Ancient Form of Knowledge, (Ru k’ ox k’ob’el jun ojer etemab’el), 2021. Photo courtesy of Frieze
The Echo of an Ancient Form of Knowledge, (Ru k’ ox k’ob’el jun ojer etemab’el), 2021. Photo courtesy of Frieze

L’OPERA DELL’ARTISTA MAYA EDGAR CALEL 

“Sono grato ai nostri antenati per averci dato la licenza e averci permesso di diffondere la loro conoscenza e saggezza in sette luoghi diversi in tutto il mondo”, ha confidato l’artista Edgar Calel ad Artnet. Sono infatti altrettante le versioni dell’opera, numero che corrisponde simbolicamente alle sette stelle della costellazione dell’Orsa Maggiore. La prima versione è stata appunto affidata alla Tate che si impegna, alla scadenza (13 anni) di stabilire un nuovo accordo con l’artista e la sua comunità, sia per mantenerne la custodia che per passarla ad un’altra istituzione, o addirittura per restituirne gli elementi alla terra. L’opera, datata 2021 e ospitata nel bello stand della galleria Proyectos Ultravioleta nella sezione Focus di Frieze, è intitolata The Echo of an Ancient Form of Knowledge, (Ru k’ ox k’ob’el jun ojer etemab’el). Oltre a prendere in custodia l’opera, la Tate ha deciso di acquisire, per la propria collezione permanente, una serie di disegni di Edgar Calel sempre connessi all’installazione.  

L’ACCORDO DI CUSTODIA DELL’OPERA MAYA 

Secondo l’art dealer Stefan Benchoam, l’installazione dell’artista guatemalteco non era fin dall’inizio destinata alla vendita. Solo in seguito a numerose trattative telefoniche con Catherine Wood e il team del Tate Fund, si è arrivati ad un accordo in linea con il pensiero e le usanze Maya. Lo stesso numero 13 – arco di anni durante i quali la Tate manterrà la custodia – non è casuale: rappresenta secondo il credo Maya le 13 articolazioni del corpo. Non si tratta di una pratica performativa bensì preparatoria e privata, inoltre la cerimonia necessaria per completare il rituale può essere eseguita soltanto da uno dei membri del popolo Kaqchikel, da Calel stesso o da un componente della comunità su sua deroga.   

-Giorgia Basili 

 https://uvuvuv.com/artist/edgar-calel-2/ 

 

  

 

 

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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.