Fondazione Merz inaugura la sua prima mostra – a cura di Beatrice Merz e Agata Polizzi – nello spazio dedicato all’arte contemporanea dei Cantieri Culturali alla Zisa. Con una esposizione che ripercorre artisti, opere e temi della propria storia

Trae ispirazione dal titolo di una raccolta di poesie di Jorge Luis Borges L’altro, lo stesso, la mostra in corso a Palermo negli spazi dello ZAC – Zisa Arti Contemporanee, ex hangar industriale ai Cantieri Culturali alla Zisa oggi diventato “casa” della Fondazione Merz. Un’esposizione che racchiude l’essenza dell’istituzione torinese, da anni attiva in territorio siciliano e per i prossimi tre impegnata nel progetto ZACentrale, nell’ambito del quale Fondazione Merz curerà e organizzerà mostre ed eventi culturali. L’altro, lo stesso inaugura quindi la nuova avventura di Fondazione Merz a Palermo e apre il nuovo corso dello ZAC, rimasto orfano, dopo il ruggente 2018 di Capitale della Cultura e Manifesta e dopo il blackout imposto dalla pandemia, di progetti di artisti di spessore e di richiamo internazionale.

L’altro, lo stesso. Mario Merz. Exhibition view at ZACentrale, Palermo 2021. Courtesy Fondazione Merz. Photo Filippo M. Nicoletti
L’altro, lo stesso. Mario Merz. Exhibition view at ZACentrale, Palermo 2021. Courtesy Fondazione Merz. Photo Filippo M. Nicoletti

LE OPERE DI MARIO MERZ A PALERMO

Fondazione Merz propone così, come primo progetto espositivo di ZACentrale, una mostra di artisti e opere rappresentativi della Fondazione stessa, una sorta di biglietto da visita in cui sono dichiarati temi, visione e intenti che andranno a plasmare e dare forma al programma dei prossimi tre anni. L’esistenza, il passato e il futuro, la ciclicità della natura, l’ambiente, il rapporto tra esseri umani e il mondo in cui essi vivono sono i pilastri concettuali di L’altro, lo stesso, trovando una fisiologica trasposizione in mostra in due grandi lavori di Mario Merz, Doppia Spirale (1990) e Pietra serena sedimentata depositata e schiacciata dal proprio peso, così che tutto quello che è in basso va in alto e tutto quello che è in alto va in basso, soprelevazione e opera incerta di pietra serena (2003). Quest’ultima installazione, in particolare, occupa la parte centrale dello ZAC, spazio non semplicissimo da gestire – il rischio di cadere nell’horror vacui o nel suo contrario è dietro l’angolo –, eppure in questo caso a governare la fruizione sono le sensazioni tra loro contrastanti di pienezza e leggerezza: Pietra serena ispira e disegna movimenti sinuosi, richiama alla natura, all’alchimia (“è vero senza menzogna, certo e verissimo, che ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare il miracolo della cosa unica”, si legge sulla Tabula Smaragdina attribuita a Ermete Trismegisto), alla logica purezza insita nelle dinamiche della natura e del cosmo. Doppia Spirale è la quintessenza di questo sentire, tavolo in vetro su cui poggia un’altra opera di Mario Merz, l’installazione al neon Se la forma scompare la sua radice è eterna (1982).

L’altro, lo stesso. Marisa Merz. Exhibition view at ZACentrale, Palermo 2021. Courtesy Fondazione Merz. Photo Filippo M. Nicoletti
L’altro, lo stesso. Marisa Merz. Exhibition view at ZACentrale, Palermo 2021. Courtesy Fondazione Merz. Photo Filippo M. Nicoletti

LE OPERE DI MARISA MERZ ALLO ZAC DI PALERMO

Doppia Spirale è inoltre abitata, sulla sua superficie, da piccole sculture che sembrano richiamare una dimensione più intima, o forse altra, presenze che ritornano per tutto lo spazio e che, nonostante le loro dimensioni, non sembrano temerlo. Le sculture, così come i piccoli disegni collocati su parete dando vita a una sorta di quadreria, sono di Marisa Merz, la maggior parte di loro inediti e probabilmente i lavori più potenti della mostra: nel loro naturale voto al silenzio, nella grazia e nella gentilezza della loro aura, queste opere quasi da Wunderkammer non si disperdono all’interno dello ZAC, anzi lo impreziosiscono, come se detenessero il segreto o la formula magica che governa e determina le dinamiche dell’esposizione.

FONDAZIONE MERZ-ZAC: GLI ARTISTI IN MOSTRA A PALERMO

Di fronte ai ritratti di Marisa Merz, è un’altra quadreria, questa volta di fotografie che raffigurano donne, uomini e bambini afghani: è Time, Love and Workings of Anti-Love, potente lavoro dell’artista afghana Lida Abdul che racconta la tragedia del suo popolo. L’essere umano è così al centro, della Natura o della Storia, e il racconto di questo rapporto è declinato nei lavori degli altri artisti in mostra, Rosa Barba, Emily Jacir, Joan Jonas, Silvia Maglioni e Gramae Thomson, Lawrence Weiner (a cui si aggiungono video storici di Gino De Dominicis e Gilbert&George). All’esterno dello ZAC, c’è l’installazione al neon di Alfredo Jaar che cita una frase di Antonio Gramsci, “Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri”: una considerazione, una consapevolezza, un monito che ancora oggi nessuno può ignorare.

Desirée Maida

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Spazi espositiviFONDAZIONE MERZ, ZAC - ZISA ZONA ARTI CONTEMPORANEE
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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.