Cukrarna. Nuovo centro d’arte contemporanea in ex raffineria di zucchero di Lubiana

La struttura storica di Cukrarna, in Slovenia, apre con una grande mostra che recupera il suo (non sempre) glorioso passato.

Cukrarna © Miran Kambič
Cukrarna © Miran Kambič

Una ex raffineria di zucchero alta sei pieni, simbolo di Lubiana, è stata riconvertita a centro d’arte contemporanea: questa è Cukrarna, una grande struttura a due passi dal centro della capitale slovena, completamente recuperata e appena aperta con una grande mostra collettiva. L’imponente edificio – la sola facciata ha 318 finestre – è stato preservato nella sua forma esterna (tetto e pareti), dentro cui sono stati inseriti una struttura in acciaio, che ne delimita i quattro spazi espositivi, e un seminterrato con soffitti di sei metri per ospitare un auditorium polivalente e servizi per i visitatori. Con i suoi oltre 5.500 metri quadrati, la nuova Galleria Cukrarna, che entra a far parte del complesso del Museo e delle Gallerie di Lubiana, ospiterà mostre, spettacoli, eventi musicali e sonori, come il festival INDIGO da poco conclusosi. L’obiettivo è quello di diventare un nuovo hub culturale dalle aspirazioni umane e umanistiche, promuovendo la partecipazione e la sensibilizzazione su temi sociali e ambientali e diventando un’istituzione d’arte contemporanea.

 

LA STORIA DI CUKRARNA

La storia della struttura è molto radicata in quella della città. Cukrarna, dallo sloveno “zucchero”, nasce nel 1828 proprio come raffineria di zucchero, sviluppandosi rapidamente negli anni successivi: la prima macchina a vapore arriva nel 1835, con cui entra ufficialmente nella produzione industriale, e il titolo di prima raffineria della monarchia asburgica giunge nella metà del XIX secolo. Colpita da un devastante incendio nel 1858 – che si dice abbia tinto l’adiacente fiume Ljubljanica di nero per lo zucchero fuso che vi scorreva – è stata costretta a chiudere. L’edificio venne restaurato per affittarlo a privati e a nuove attività commerciali, tra cui una manifattura tabacchi e una fabbrica tessile. Nei decenni successivi, fino alle guerre mondiali, l’edificio ospitò soldati e operai, come anche gli abitanti meno abbienti di Lubiana, soprattutto dopo il terremoto del 1895. Tra questi spiccano gli esponenti del modernismo sloveno, i poeti e scrittori Dragotin Kette, Josip Murn, Ivan Cankar e Oton Župančič, che lasciarono nelle loro opere delle testimonianze straordinarie anche sull’edificio e sulle persone che vi abitavano. Diventata fatiscente nella seconda metà del secolo scorso, e scampata a un progetto di centro commerciale, è stata acquisita dalla città di Lubiana nel 2008 con dei grandi progetti di ristrutturazione, realizzati con l’aiuto di fondi europei tra il 2018 e il 2021 dallo studio Scapelab, nel rispetto del suo status di monumento storico-archeologico industriale.

LA MOSTRA INAUGURALE

Il contesto dell’ex fabbrica di zucchero e la sua storia hanno fornito alla direttrice artistica della galleria Alenka Gregorič, anche curatrice della prima mostra, la cornice concettuale per l’esposizione collettiva d’apertura, The Wonderfulness of Memory, sviluppata in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Lubiana e una rete di gallerie europee di alto livello. Questa mostra – con lavori di 15 autori contemporanei influenti (Adrian Paci, Rosa Barba, Sophie Calle, Ernesto Neto, Janet Cardiff, Jimmie Durham, Vadim Fiškin, Teresa Margolles, Lia Perjovschi, Marjetica Potrč, Tobias Putrih, Miha Štrukelj, Aleksandra Vajd & Anetta Mona Chisa e Samson Young) – connette opere che affrontano i temi della memoria come esperienza collettiva e individuale, accostando diversi tipi di documentazioni e narrazioni nel recupero di storie e oggetti perduti, intrecciandoli con i ricordi codificati di Cukrarna. Superando i lati più cupi del passato dell’ex fabbrica, la curatrice ha voluto invertire la prospettiva in chiave positiva, esplorando i lati più creativi delle opere degli autori modernisti che hanno vissuto nel palazzo – la “Meraviglia della Memoria” nasce proprio da una lettera di Dragotin Kette a Ivan Cankar, in cui si intuisce come anche gli scrittori del passato fossero afflitti da problemi simili a quelli degli artisti di oggi: l’essere fraintesi e non rispettati, sempre sull’orlo della sopravvivenza, senza però mai perdere la loro fede nel potere dell’arte.

-Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.