L’artista collezionista. A Lugano in mostra la raccolta di Albert Oehlen

Il grande rinnovatore della pittura contemporanea tedesca (e non solo) è protagonista, sia in veste di artista che di collezionista, della mostra allestita MASI Lugano. A essere sposti sono una essenziale ma significativa selezione di sue opere e un estratto della sua personale raccolta

Oltre a essere uno dei grandi rinnovatori dell’arte contemporanea, dagli Anni Ottanta in poi, Albert Oehlen (Krefeld, 1954) è una sorta di “connettore” all’interno del mondo dell’arte: collaborazioni storiche come quelle con Martin Kippenberger, numerosi suoi allievi che si sono affermati, amicizie e scambi con altri autori a lui legati da affinità elettive.
Per sottolineare questa sua posizione, la mostra al MASI Lugano lo propone sia come artista che come collezionista, affiancando a sue opere una selezione di quelle da lui raccolte nel corso degli anni. Nello spirito tipico di Oehlen, il tono è improntato all’ironia, sin dal titolo: “grandi quadri miei con piccoli quadri di altri”, a simulare un’ansia di protagonismo smentita dai fatti.

Albert Oehlen, Space is the Place, 2020. Photo Simon Vogel © 2021, ProLitteris, Zurich

Albert Oehlen, Space is the Place, 2020. Photo Simon Vogel © 2021, ProLitteris, Zurich

L’ALFABETO PITTORICO DI ALBERT OEHLEN

La selezione di opere di Oehlen è ristretta ma decisamente significativa: con lavori presi a campione da diversi suoi periodi, si rilegge buona parte del profondo svecchiamento dell’alfabeto pittorico da lui portato avanti.
C’è la gestualità simulata che mescola calore e freddezza, la pittura stampata e dunque metaforica (filone fondamentale oggi, da lui e pochi altri anticipato), il collage su tela che funziona come irriverente riporto di pezzi di realtà quotidiana e popolare all’interno dell’arte.
In Space is the place del 2020, poi, si crea una feconda ambiguità tra fattura manuale e artificiale, tra metodicità ed espressività felicemente, volutamente “raffazzonata”: i quadrati colorati richiamano esperimenti razionali come quelli di Gerhard Richter e il sapore dei primordi dell’era digitale, ma regolarità e spersonalizzazione vengono smentite dalla voluta imprecisione.

Albert Oehlen. “grandi quadri miei con piccoli quadri di altri”. Installation view at MASI Lugano, 2021

Albert Oehlen. “grandi quadri miei con piccoli quadri di altri”. Installation view at MASI Lugano, 2021

LE OPERE COLLEZIONATE DA OEHLEN

Eloquenza maestosa e sberleffo, raffinatezza e ruvidità sono contrasti all’ordine del giorno anche nelle opere degli altri artisti in mostra, tutti collezionati da Oehlen non per somiglianza diretta ma per affinità di spirito.
Per citare solo alcuni dei filoni identificabili nel percorso, c’è l’espressionismo postmoderno di autori come Michela Eichwald, Daniel Richter, Markus Oehlen (fratello di Albert emerso nell’ambito dei Neue Wilde), l’informe delle sculture pseudocorporee di Hans Josephson, l’irriverenza “sporca” di autori come Paul McCarthy e Mike Kelley, l’ibrido tra pop e surrealismo di Richard Lindner. Un’idea di ibridazione del corpo umano con elementi robotici o postumani è invece presente nei lavori di autori come Birgit Megerle e Karl Wirsum, mentre ben poco spazio viene riservato al realismo, se non in forma trasfigurata e infedele a se stessa come nel lavoro di Richard Phillips.
Non mancano nomi storici come Hans Bellmer e, a proposito di ironia, ci si imbatte in quella impagabile e malinconica delle sculture più vere del vero di Duane Hanson, che non smettono di spiazzare.

Stefano Castelli

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Stefano Castelli

Stefano Castelli

Stefano Castelli (nato a Milano nel 1979, dove vive e lavora) è critico d'arte, curatore indipendente e giornalista. Laureato in Scienze politiche con una tesi su Andy Warhol, adotta nei confronti dell'arte un approccio antiformalista che coniuga estetica ed etica.…

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