Ritorno alle radici: l’artista Mike Nelson invade Palazzo dell’Agricoltore a Parma

Rami, falci e terra secca: i grumi umani e naturali dell’artista britannico prendono possesso degli spazi razionalisti spingendo i visitatori a una meditazione urbana non mediata

Mike Nelson a Palazzo dell’Agricoltore di Parma
Mike Nelson a Palazzo dell’Agricoltore di Parma

L’intero Palazzo dell’Agricoltore di Parma è stato pervaso dalle opere di Mike Nelson: come apparizioni, gli elementi scultorei dell’artista britannico si sono materializzati dentro le stanze, sulle scale, davanti alle porte, dietro i banconi. Il luogo stesso, uno splendido edificio razionalista snodato su sette piani e seimila metri quadri, si fa opera, con il nome The House of the Farmer.Nelson crea opere che sono luoghi, lo sa chi lo conosce. Il visitatore entra e circola come una molecola nel sangue: chi si introduce la abita secondo la propria volontà, è parte integrante del suo lavoro”, racconta il curatore Didi Bozzini, che fa gli onori di casa sull’uscio per non alterare l’interezza dell’opera.

THE HOUSE OF THE FARMER DI MIKE NELSON

Nel palazzo labirintico non ci sono percorsi predefiniti: gli elementi creati da Nelson sono ovunque, emergono dal Palazzo come se vi fossero sempre stati custoditi. Questi pezzi scultorei sono piccoli mondi grumosi, terrosi, sporchi e strabilianti: accette infilate nella terra rappresa, rocce, grandi rami arrotolati, pezzi di seghe e barre d’acciaio arrugginite. La fatica millenaria del lavorare la terra è tutta qui, con “ingredienti” raccolti a chilometro zero da un terreno bonificato. In due occasioni si vedono anche i cappelli da lavoro dello stesso Nelson, “lascio sempre un cappello indietro”, racconta, mentre spiega come non riesca a separarsi dalle sue affidabili e ormai lacere scarpe da carpentiere. Ogni nicchia e stanza vive di questo suo spirito pratico, dialogando con gli spazi vuoti e le decorazioni del ventennio ancora impresse sulle pareti – una spiga di grano qui, un quadro sulla dignità contadina lì – a loro volta affiancate da sticker e calendari che arrivano fino a qualche anno fa, quando il palazzo è stato dismesso dopo essere diventato sede del Provveditorato. Le presenze di Nelson sono ingombranti, quasi occlusive, e quando la fatica del lavoro sembra ormai prendere il sopravvento – tra rastrelli ricoperti di ruggine e falci infilzate nei blocchi – ecco germogliare un’edera, incrollabile speranza. Il percorso nelle sale, che vantano pregiati marmi e grandi finestre soprattutto al piano terra e al primo, è illuminato a giorno e sembra scollegato dalla terra stessa a cui fa continui riferimenti, come un luogo di meditazione. Anche per questo Nelson invita a “vagare liberamente”: i modi di vivere la grande installazione sono infiniti, perché infinite le possibili prospettive. Non si cerchi una qualche forma di spiegazione formale o una descrizione a muro, avverte Bozzini: “Noi possiamo giusto dare suggerimenti, come nei sentieri di montagna: un primo percorso può seguire la riflessione storica, politica e sociale di questo luogo, sede della Corporazione degli Agricoltori in epoca fascista poi riutilizzata dallo Stato, osservando i rapporti tra istanze spontanee e istituzioni politiche; un secondo modo di vedere potrebbe essere il rapporto plastico tra le opere di Mike e le architetture del luogo, con contrapposizioni e relazioni non casuali; un terzo, letterale, attraverso la lente della trasformazione della società arcaica e agricola in società dei consumi, sull’onda delle riflessioni di Pasolini e Kafka”. La ripetizione talvolta ossessiva di alcuni elementi architettonici, scelta tipicamente burocratica, è la nuova cornice dei “prelievi” agricoli di Nelson, sradicati dalla loro origine con una violenza che fa eco al totalitarismo e alla meccanizzazione del Ventesimo secolo.

IL PROGETTO “PALAZZO DELL’AGRICOLTORE” A PARMA

Questo grande progetto artistico è il punto di partenza di un più ampio recupero del monumentale complesso, incastonato nel centro parmense a pochi metri dal Teatro Regio dove è stato per oltre ottant’anni. Quando l’esposizione sarà terminata, nel giugno dell’anno prossimo, l’intera struttura di piazzale Barezzi sarà oggetto di intensi lavori per diventare un hotel rigenerativo: Entro il 2023, infatti, la struttura diventerà un albergo improntato alla sostenibilità umana e naturale, che vuole essere un nuovo volano per la città dopo i mesi di Parma Capitale della Cultura.

– Giulia Giaume

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.