Il progetto Radio Papesse compie 15 anni. Intervista alle fondatrici Carola Haupt e Ilaria Gadenz

Dal 2006, anno della sua nascita, Radio Papesse diffonde e promuove le arti sonore, oltre a essere un archivio online dedicato alla documentazione e all’approfondimento sulle arti visive. 15 anni di progetti raccontati dalle fondatrici in questa intervista

Festival LUCIA La radio al cinema (prima edizione 2019) - ph. Alisa Martynova
Festival LUCIA La radio al cinema (prima edizione 2019) - ph. Alisa Martynova

Da oltre un anno e mezzo la pandemia ha costretto il mondo dell’arte e della cultura (e non solo) a rivisitare e spesso a rivoluzionare visione e modus operandi, con istituzioni e professionisti del settore che, davanti a chiusure e restrizioni, hanno dovuto re-immaginare programmazioni e inventare ex novo progetti e format. In questa temperie, si sono rivelate utilissime le piattaforme digitali, già utilizzate da anni a dire il vero, tra sale di osservazione online per quanto riguarda le fiere, tour virtuali di mostre proposti da musei e gallerie, e poi altri due strumenti che potrebbero sembrare una “novità” della pandemia, ma in realtà non lo sono: la radio e il podcast. Delle differenze, delle analogie, degli utilizzi, delle potenzialità e dei punti deboli di questi due mediaabbiamo parlato con Carola Haupt e Ilaria Gadenz, fondatrici e curatrici di Radio Papesse, archivio online dedicato alla documentazione e all’approfondimento sulle arti visive e luogo per la diffusione e la promozione delle arti sonore, di cui quest’anno ricorre il 15esimo anniversario dalla nascita, avvenuta nel 2026 all’interno del Palazzo delle Papesse – Centro per l’Arte Contemporanea di Siena per poi, nel 2011, spostare il suo studio a Firenze a Villa Romana. Radio Papesse produce e distribuisce interviste, audioguide e percorsi sonori per musei e istituzioni culturali, e tra i suoi progetti principali e più recenti ricordiamo LUCIA | La Radio al Cinema, festival dedicato all’ascolto collettivo di opere radiofoniche e podcast, e Parlami di Lei, podcast curato da Pietro Gaglianò, in collaborazione con Libreria Brac e Scripta Festival. Di questo e tanto altro abbiamo parlato con Carola Haupt e Ilaria Gadenz in questa lunga intervista.

Ilaria Gadenz e Carola Haupt - ph. Stephanie Neumann
Ilaria Gadenz e Carola Haupt – ph. Stephanie Neumann

INTERVISTA A CAROLA HAUPT E ILARIA GADENZ DI RADIO PAPESSE 

Come è nata nel 2006 l’idea di fondare un archivio online dedicato alle arti sonore? Quali sono state le riflessioni che vi hanno condotto a intraprendere questo progetto?

Il 2006 è il nostro compleanno ufficiale, ma l’idea di Radio Papesse nasce alcuni anni prima e non segue percorsi esattamente lineari. Diciamo che l’idea di una radio legata a un centro per l’arte contemporanea ‘era nell’aria’, basti pensare che nel 2003 Alanna Heiss fonda Clocktower Radio (WPS1) per MoMa PS1a New York, nel 2006 al MacBa di Barcellona nasce RWMA…e in quegli stessi anni tra la fra fine degli anni ‘90 e inizio 2000 il discorso sulla sound art riacquista visibilità nel mondo dell’arte contemporanea e nel mondo esplodono le prime webradio. Per Radio Papesse nasce tutto da un incontro fortuito di tre ragazzi con un Centro per l’arte contemporanea e un direttore illuminato: a metà anni 2000 eravamo tre studenti dell’Università di Siena (Carola Haupt, Ilaria Gadenz e Cristiano Magi) con la passione per l’arte e per la ricerca sonora. Marco Pierini all’epoca era il direttore del Palazzo delle Papesse e – in modo forse un po’ folle – si è innamorato dell’idea di creare all’interno di un Centro per l’arte contemporanea una web radio dedicata alla dimensione sonora del contemporaneo e alla narrazione dell’arte e così, dopo un paio di anni di gestazione, nel 2006 viene lanciato il sito radiopapesse.org. 

Come è nata invece l’idea dell’archivio?

Da subito fu chiaro che i materiali proposti da Radio Papesse richiedono un ascolto attento, elettivo, un ascolto – come si diceva all’epoca – on-demand. E quindi ecco che l’archivio diventa un elemento portante dell’idea stessa di Radio Papesse. Un archivio a cui poter tornare, in cui poter creare dei percorsi di ascolto e scoperta, un archivio che negli anni è cresciuto insieme a noi, che è “diventato adulto” anche grazie alle decine di artistз, ricercatorз, curatorз che ci hanno affidato il loro lavoro e le loro voci. Nel caso di Radio Papesse si può proprio dire it takes a village… Infine, a proposito dell’archivio, è importante ricordare che Radio Papesse è nata all’interno di un centro per l’arte contemporanea pubblico e che portiamo avanti le nostre attività principalmente attraverso bandi e finanziamenti pubblici, per cui sin dall’inizio è stato un imperativo mantenere l’archivio accessibile e (quasi) tutti i materiali contenuti al suo interno sono pubblicati sotto licenza Creative Commons.

Radio Papesse MAXXI Radio Instabile 2015
Radio Papesse MAXXI Radio Instabile 2015

Nel corso dell’ultimo anno, si è molto diffuso l’utilizzo e la fruizione di podcast anche per quanto riguarda l’arte contemporanea. In un certo senso, Radio Papesse ha un po’ anticipato i tempi: dal 2006 a oggi, quali sono i cambiamenti e le evoluzioni che avete osservato in merito all’utilizzo del medium radiofonico per raccontare l’arte?

Intanto, una precisazione doverosa: podcast e radio non sono equivalenti. Sono due insiemi, due ecosistemi mediali che si intersecano: sono molti gli elementi in comune, ma fondamentali quelli distintivi. La radio è trasmissione, è il suono e la voce in diretta, è l’interferenza in galleria, è anche l’ascolto casuale – che capita – o di sfondo, ma è soprattutto un medium di comunità. Uno spazio sociale che nell’ultimo secolo ha accolto, rinnovato e inventato linguaggi e generi, scongiurando ormai svariate condanne a morte, vittima della TV, poi del podcast, poi di Clubhouse…solo per citare alcuni dei presunti carnefici.

E il podcast, invece?

Il podcast, come spiega bene Podcasting: The Audio Media Revolution, libro di Martin Spinelli e Lance Dann prossimo ad uscire in Italia per MinimumFax, è un medium ormai non più emergente, intorno al quale hanno preso forma nuovi modi di raccontare, nuove estetiche, nuove relazioni tra produttore e ascoltatore. Un medium liberatorio, sia per gli autori – la scala personale, intima di certe storie e certi temi non trova spazio in radio – sia per gli ascoltatori, che hanno il totale controllo su cosa ascoltare e quando farlo perché il podcast è un contenuto digitale, accessibile e scaricabile online. 

Circa l’utilizzo dei podcast, qual è la situazione in Italia?

In Italia non si ha ancora bene idea di cosa sia il podcasting perché da ormai molti anni abbiamo rinunciato alla radio come spazio del racconto e della sperimentazione linguistica. Abbiamo disimparato ad ascoltare. Noi arriviamo al podcast attraverso i modelli narrativi della tv ma qualcosa sta cambiando. Il podcast si sta trasformando anche da noi in un’industria creativa. 

Come si racconta l’arte in radio?

Nel corso dell’ultimo anno è stato interessante per noi osservare come la radio e il podcast siano stati colonizzati e ‘recuperati’ dalle istituzioni culturali per raccontare se stesse e l’arte. Qualche anno fa c’è stato RADIO, una serie di trasmissioni dalla Fondation Louis Vuitton, e Documenta 14 ha lanciato il suo progetto radiofonico Every Time A Ear di Soun. Ricordiamo poi la recente Radio Kanal di Kanal-Centre Pompidou di Bruxelles, uno spazio ancora in formazione che si è lasciato occupare da una programmazione radiofonica; Savvyzaar da Savvy Contemporary di Berlino, uno spazio polifonico e parte integrante della programmazione culturale del centro; la recente collaborazione tra Haus der Kunst e Radio8000 di Monaco. In Italia Radio Gamec è stata senza dubbio la risposta più intelligente al primo lockdown, perché in continua evoluzione, adattabile, rimodulabile, perché ha usato l’idea della radio come spazio di welfare e come linguaggio per raccontare un museo, una città, il fare arte.

Radio Papesse Open Studios Villa Romana 2014
Radio Papesse Open Studios Villa Romana 2014

Come si racconta, invece, con il podcast?

Per quanto riguarda invece l’arte in podcast, in Italia lo scenario non è entusiasmante; musei, istituzioni, festival fanno fatica a concepirlo come un prodotto editoriale, di pari valore e richiedente pari attenzione di un catalogo o un programma di conferenze. Non si può che migliorare e dopo l’esperienza di Lieviti, il podcast prodotto da Radio Papesse per Manifattura Tabacchi nel 2020, e la versione interamente radiofonica del Festival des Gestes de la Recherche co-curato insieme a Benjamin Seror, Antoinette Ohannessian e a Katia Schneller di Simone Frangi nell’ambito di Pratiques d’Hospitalité, siamo in cerca di nuove collaborazioni.

La pandemia vi ha portato a rivisitare il vostro modus operandi? Se sì, in che modo?

Come tutti, abbiamo lavorato a distanza, per molti mesi. Il secondo lockdown ci ha colto nel pieno dell’organizzazione della seconda edizione di LUCIA FESTIVAL. Ma non siamo le sole ad aver affrontato e ad affrontare l’incertezza come nuova costante. I 15 anni di produzioni audio e di radio ci offrono uno campo di azione che va oltre lo spazio fisico a cui non siamo nuove. Piuttosto è cambiato il modo in cui cerchiamo finanziamenti e nel 2020 abbiamo investito gran parte delle risorse di Radio Papesse nel supporto di produzioni audio inedite, in committenza e premi. Vogliamo citare Plotting the Urban Body Firenze, il podcast prodotto da Maria Pecchioli tra il 2020 e il 2021, come risultato di una residenza e percorso di ricerca sullo spazio urbano fiorentino. Ricordiamo anche il Premio Lucia per la produzione radiofonica, in collaborazione con la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale e YASS! You are so sound, un programma di mentorship europea e una serie di online masterclass per audio maker. 

A quali progetti state lavorando in questo momento? Potete anticiparci qualcosa sui vostri progetti futuri?

Dal 2020 siamo felici di collaborare con Villa Romana alla programmazione di Scuola Popolare, un calendario estivo nato in risposta al primo lockdown, col desiderio di ritrovarsi e nel bisogno di uno scambio di immaginari e azioni nello spazio dell’arte. Anzi vi invitiamo a venirci a trovare, il programma va avanti fino alla fine di luglio. In parallelo siamo felici di collaborare con la Fondazione Alinari per la Fotografia da un lato e con Pietro Gaglianò e Libreria Brac dall’altro. Con loro stiamo sperimentando due formati audio di divulgazione e riflessione sulla fotografia e sull’arte.  Continuo è invece l’impegno in vista della terza edizione di Lucia Festival, in programma a dicembre, a Firenze, alla Manifattura Tabacchi e in altri luoghi in città. Infine un occhio al prossimo biennio, non possiamo dire molto ancora ma stiamo lavorando a un progetto di ricerca tra arte e accessibilità nella produzione audio e al programma di iniziative per il primo decennale di Suden Radio, nel 2023, il più duraturo B-side di Radio Papesse… Ma questa è un’altra storia…

– Desirée Maida 

radiopapesse.org

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.