È morta l’artista napoletana Marisa Albanese, interprete del dinamismo e dell’energia

Il suo lavoro “Via Settembrini” fa parte della collezione permanente del Museo Madre e racconta la stratificazione culturale di Napoli. Nel 2010, il suo lavoro era stato esposto in un’importante retrospettiva al Museo di Capodimonte, curata da Achille Bonito Oliva.

Marisa Albanese ph Francesca Rao
Marisa Albanese ph Francesca Rao

È morta a 74 anni l’artista Marisa Albanese. Nata a Napoli nel 1947, stava combattendo da lungo tempo contro una malattia. “Siamo profondamente addolorati nell’apprendere della scomparsa di Marisa Albanese, un’artista particolarmente vicina alla nostra Istituzione. La sua ricerca raffinata e impegnata si è ampliata negli anni in differenti pratiche e tematiche”, ha scritto in un post pubblicato su Facebook il Museo Madre di Napoli. “Del suo legame con il Madre è testimonianza l’opera ‘Via Settembrini’ (2012-14), nella collezione permanente del museo, ma anche le esperienze coinvolgenti e appassionate dei numerosi progetti e workshop realizzati da lei”. E conclude, “la presidente Angela Tecce esprime il suo personale dispiacere per la scomparsa di una figura così significativa della vita culturale napoletana e dell’arte italiana, e per la perdita di un’amica che con la sua sensibilità sapeva cogliere la bellezza anche nei drammi del mondo di oggi”. Nel frattempo, tanti sono i messaggi di affetto e cordoglio per la sua scomparsa fioccati su Facebook, pubblicati da artisti e professionisti dell’arte italiani.

MORTA L’ARTISTA NAPOLETANA MARISA ALBANESE

Marisa Albanese – diplomatasi all’Accademia di Belle Arti di Napoli e laureatasi in Lettere Moderne all’Università Federico II – viveva tra Napoli e Milano. Nella sua ricerca artistica ha utilizzato scultura, video e installazione, affrontando costantemente temi sociopolitici e lavorando sull’elemento della ripetizione ciclica, della serialità, della ripetizione, del doppio e del movimento dinamico dell’opera. L’attraversamento e la tensione sono presenti fin dai suoi primi lavori, che si fanno via via più metaforici nel corso del tempo: come in Le resistenze (2002), scultura animata da fili ad alta tensione che diviene un prisma di energia pura, materia intangibile capace di indagare le forze presenti dentro e fuori dall’opera. Nella sua produzione, Marisa Albanese si è occupata anche di temi come la condizione abitativa, lo spostamento, il nomadismo, da una prospettiva sia intima-personale che collettiva-sociale. Frequente è stato l’accostamento disegno-esperienza di viaggio: registrazioni dell’inconscio, mappature di un viaggio interiore innescato dalla fisicità del disegno, dialogo interiore tra passaggio e artista.

MARISA ALBANESE AL MADRE DI NAPOLI

In Via Settembrini (2012-14), l’opera conservata nel museo partenopeo (e concepita appositamente), l’artista ha raccontato la sua Napoli, città densa di storia, stratificazioni urbanistiche e culturali: l’installazione è composta da un video e da due maquette che restituiscono la planimetria dell’area del quartiere di San Lorenzo nella quale il museo sorge, un modellino realizzato da fogli di carta meticolosamente intagliata. “L’opera diviene in questo caso un sapiente esercizio comunicativo, una consapevole forma di riscatto che dà voce all’ineffabile, rende tangibile l’invisibile, prende posizione quale parte attiva in un processo di creazione di senso”, ha scritto il curatore Eugenio Viola a proposito del lavoro, “non solo contribuisce alla costruzione di un immaginario simbolico, ma ha il potere di trasmettere alla società proprio l’energia di quell’immaginario, che consente di fare i conti con le proprie necessità, con le proprie aspirazioni e con le proprie iniquità, realizzando di fronte ai nostri occhi la possibilità di reinventarsi, di ripensare i propri valori e i propri obiettivi”. Marisa Albanese ha esposto in numerose mostre personali e collettive allo Studio Trisorio – sua galleria di riferimento – e in altre sedi di Napoli, Palermo, Bologna, Roma, Capri, Ischia, Parigi, Jakarta, Weimar, Toronto. Nel 2010, il Museo di Capodimonte le ha dedicato una retrospettiva, Spyholes, curata da Achille Bonito Oliva; mentre il prossimo settembre, il suo lavoro sarà esposto nella mostra collettiva e diffusa PANORAMA | Procida.

-Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.