A Firenze tanta cultura sull’Arno. Al Murate Art District torna il Progetto RIVA

Il palinsesto sul fiume Arno curato da Valentina Gensini festeggia il suo quinto anniversario con i migliori progetti dell’ultimo quinquennio e lavori inediti come quello di Kirsten Stromberg

Arno on the Arno (Arno sull'Arno, 2016)
Arno on the Arno (Arno sull'Arno, 2016)

Torna al Murate Art District di Firenze il Progetto RIVA, palinsesto di eventi curato da Valentina Gensini al suo quinto anniversario. L’evento, pensato per stimolare riflessioni e indagini critiche intorno al fiume che attraversa Firenze, l’Arno, offrirà al pubblico un compendio dei migliori progetti prodotti negli ultimi cinque anni e una serie di lavori inediti. Tra questi spicca La Riva, opera prodotta durante la residenza dell’artista americana Kirsten Stromberg al MAD che consiste in una performance di partiture grafiche ispirate all’ecologia relazionale delle piante. RIVA 2021, nel pieno stile che contraddistingue la kermesse, è una grande antologica che raccoglie le esperienze, le indagini e le riflessioni dei protagonisti che hanno vissuto il progetto dal 2016 a oggi.  

Arno flow, Arno bridge, Arno love, Arno flood, Arno restore (2016), Jay Wolke
Arno flow, Arno bridge, Arno love, Arno flood, Arno restore (2016), Jay Wolke

UN PROGETTO CORALE

I protagonisti di RIVA 2021 sono 27 artisti e 4 collettivi per un totale di oltre 40 voci, 40 modi di vedere e interpretare e raccontare il fiume. Sono artisti, curatori, scienziati, biologi e architetti, italiani e stranieri, questi i protagonisti di un evento fluido che negli anni ha gettato le basi per un’indagine critica ed interdisciplinare per la progettazione di un parco fluviale nel cuore della città. L’inaugurazione delle mostre, che occupando tutti gli ambienti di MAD fino agli spazi del Semiottagono, è aperta dal 5 maggio al 19 giugno 2021, compatibilmente con le disposizioni per il contenimento della pandemia. Queste le voci presenti a Firenze: Yuval Avital, Giulia Dari, Edoardo Delille, Diario Popolare, Bernard Fort, Fotoromanzo italiano, Federica Gonnelli, Renato Grieco, Katrinem, LWCircus, Alice Machado, Alisa Martynova, Benedetta Manfriani, Martino Marangoni, Paolo Masi, Arno Rafael Minkkinen, Adrian Paci, Francesco Pellegrino, Radio Papesse, Stay with me, Kirsten Stromberg, Studio ++, Tempo Reale, Francesco Toninelli, Giuseppe Toscano, Davide Virdis, Massimo Vitali, Jay Wolke, Paolo Woods, Zhang Xiang.  

Di queste luci si servirà la notte (2017) Adrian Paci
Di queste luci si servirà la notte (2017) Adrian Paci

RIVA 2021 A FIRENZE: LE OPERE

Al centro di RIVA 2021 c’è il lavoro inedito di Stromberg, una serie partiture grafiche esposte nelle celle del MAD e ottenute utilizzando le piante che crescono lungo le rive dell’Arno: l’artista ha messo su pentagramma la composizione “scritta” dalle piante ed eseguita dal gruppo di artisti composto da Francesco Toninelli, Renato Grieco e Francesco Pellegrino – questa verrà proposta in una performance live il 19 maggio. Sempre Francesco Pellegrino propone un’altra installazione multimediale, Vivente, che restituisce un inedito ritratto sonoro del fiume, creando uno spazio immersivo e contemplativo. Radio Papesse presenta invece le produzioni radiofoniche Confluenze, dedicata a Montelupo e Arno Atlas, fruibile anche in una lunga passeggiata lungo il fiume grazie a cartelli con QR code. È di Bernard Fort il soundscape Lumières d’automne sur l’Arno installato sotto il loggiato di Murate Art District, mentre Living Lab, prodotta da Murate Art District e progettata da LWCircus, è un’installazione realizzata da Giacomo Salizzoni come laboratorio vivente di specie autoctone, che vedrà workshop e incontri sul tema della sostenibilità inclusiva, aperta a migranti, rifugiati, persone disabili, e di una progettualità resiliente per la generazione di comunità consapevoli, in collaborazione e in risposta all’appello della 17 Biennale di Venezia Architettura. Sulla facciata di Murate Art District e del Caffè Letterario spazio invece alle gigantografie realizzate dai fotografi Paolo Woods e Edoardo Delille. Si intitola poi Incontri confluenti il progetto inedito elaborato in collaborazione con Fondazione Studio Marangoni che vede i tre fotografi Martino Marangoni, Davide Virdis e Giuseppe Toscano indagare il territorio e restituire il rapporto tra il fiume e la presenza umana. Negli spazi attigui, i lavori di quattro giovani fotografe – Alisa Martynova, Federica Gonnelli, Giulia Dari e Alice Machado – impegnate nella rielaborazione originale del rapporto col fiume, delle persone che ci vivono a contatto e delle vicende che lo hanno caratterizzano nel corso degli ultimi decenni. Originale e dissacrante l’installazione Quei giorni del diluvio, un vero e proprio fotoromanzo a colori dell’alluvione del 1966 a cura di Fotoromanzo Italiano, che trova spazio accanto al video di Diario Popolare intitolato Racconto sull’Arno. È un tuffo nell’edizione 2017, poi, la barca luminosa realizzata da Adrian Paci per la grande mostra Di queste luci si servirà la notte che campeggia nella sala Anna Banti: all’invito del Progetto RIVA l’artista albanese rispose prima con una performance sul fiume ed in seguito con la video-installazione omonima.

L’OPERA NEL CARCERE

Ancora, negli spazi dell’ex carcere duro, è esposta l’opera sonora Path of Awareness di Katrinem e al terzo piano l’installazione dell’artista cinese Zhang Xiang prodotta nel corso del programma di residenze con la Cina China Project, insieme a una selezione dei lavori che Paolo Masi realizzò per la sua personale QUI al MAD, con l’opera permanente 40.000 chiodi e un dittico con le Polaroid dedicate all’Arno e al complesso delle Murate. Infine, negli spazi del Semiottagono e di piazza Madonna della neve, la mostra continua con i lavori dei fotografi internazionali Jay Wolke, Raphael Minkkinen, Massimo Vitali a cui si accede attraverso un percorso immersivo con la composizione sonora Rivers dell’artista israeliano Yuval Avital. Sarà nuovamente valorizzato anche Terzo Giardino, installazione permanente di Studio ++, anche grazie a un’immagine aerea dei suoi 10mila metri quadri firmata da Gabriele Galimberti e una selezione di foto documentarie del progetto Stones Stories.

Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Appassionata di cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli teatrali, mostre di arte figurativa e contemporanea. Avvicinatasi al giornalismo culturale con un corso sulla critica teatrale e cinematografica del maestro Daniel Rosenthal, cerca con ogni mezzo di replicare per iscritto la meraviglia che suscita in lei ogni manifestazione del genio umano. Laureata in Lettere, sta scrivendo la tesi di Scienze Storiche sulle aggregazioni sociali nate con le nuove forme abitative del secondo dopoguerra milanese, mentre conclude il master di giornalismo alla scuola Walter Tobagi. Scrive recensioni per Satisfiction e coltiva il suo senso del bello sul blog personale Cinquesensi.