La prima performance del collettivo STRUTTURA in risposta alla pandemia

Il 7 marzo 2021 il collettivo STRUTTURA ha fatto il suo ingresso nella scena romana con la performance pubblica Assembramento, popolando Piazza San Cosimato con quindici opere raffiguranti esseri umani a grandezza naturale.

Figure distorte, grottesche e aggregate, quelle dipinte dai ragazzi di STRUTTURA: un vero e proprio assembramento di opere d’arte. STRUTTURA fa così il suo ingresso come collettivo nella scena artistica romana con Assembramento.  Il 7 marzo, dopo ormai quasi un anno vissuto tra divieti, perdite, restrizioni e mascherine, Michele M Criscuolo, Flavio Orlando, Mirko Leuzzi, Gabriele Maruotti, Alfredo Valerio hanno portato in Piazza San Cosimato a Roma (luogo estremamente simbolico per la cultura romana soprattutto per gli eventi estivi organizzati dal Cinema America) un affollamento alternativo per superare il distanziamento sociale imposto dal decreto vigente. Gli artisti di STRUTTURA sono tutti under 35, appartengono quindi alla generazione dei Millennial, quelli nati tra i primi Anni Ottanta e la metà degli Anni Novanta, generazione di inguaribili sognatori dall’energia illimitata, che si contraddistingue per l’ottimismo verso il futuro e l’ambizione a tratti narcisistica. Ma è proprio di questa ambizione che abbiamo bisogno: STRUTTURA si fa portavoce della sua generazione e ci fa capire chiaro e tondo che non si vuole arrendere.

GLI ARTISTI DEL COLLETTIVO STRUTTURA

La produzione di STRUTTURA è molto eterogenea; gli artisti infatti provengono da background diversi, bene o male quasi tutti passando per le Accademie. Michele M Criscuolo si forma sui libri di anatomia, studiando i pittori antichi. La provenienza colta dei suoi riferimenti si riflette nelle sue opere, che pur avendo un gusto classico si basano su una rielaborazione estremamente contemporanea che non lascia spazio ad anacronismi. La sua percezione della figura umana viene influenzata dagli studi di fisica quantistica. Criscuolo concepisce l’essenza umana come una combinazione di elementi fisici: una pittura antropocentrica a livello tematico ma anti-umana a livello simbolico.
Anche Flavio Orlando si avvicina alla pittura grazie a uno studio inizialmente classico. Si distacca successivamente da un tipo di figurazione del corpo proporzionato nelle sue parti e rispetto al tutto per esplorare il disegno in maniera più libera, considerando i suoi singoli aspetti come indipendenti e filtrando la rappresentazione con la sua soggettività.
Nelle opere presentate da Alfredo Valerio per Assembramento, invece, la figura antropomorfa ‒ quasi non più umana, sicuramente la più distorta ‒ si muove nello spazio in modo goffo e inadatto: è uno spazio dal quale evadere, che non basta ma che siamo obbligati a farci bastare, uno spazio imposto e ostile.
Mentre quasi tutti gli artisti di STRUTTURA provengono dalle Accademie, Mirko Leuzzi è un outsider. Prima di qualche mese fa non aveva mai disegnato nulla, neanche su un foglio di carta, nemmeno per sbaglio. Non ha alcuna formazione artistica, è un foglio bianco completamente privo di qualsiasi tipo di influenza e sovrastrutture. In poche parole non sa come si dipinge, ma da qualche mese produce una media di un dipinto e mezzo al giorno, assecondando l’istinto irrefrenabile di un’espressione immediata. Ad aprile si terrà la sua prima personale.
Gabriele Maruotti intreccia sogni e incubi attraverso l’utilizzo di software 3D. Con uno stile surrealista, le sue opere rappresentano spesso il rapporto tra uomo e tecnologia contemporanea. Smartphone, laptop e cavi USB entrano in un nuovo contesto surreale e inaspettato.

STRUTTURA, Assembramento (allestimento della perfomance), Piazza San Cosimato, Roma 7 marzo 2021. Photo Claudia Candidi
STRUTTURA, Assembramento (allestimento della perfomance), Piazza San Cosimato, Roma 7 marzo 2021. Photo Claudia Candidi

FARE ARTE (EMERGENTE) OGGI

Con il Covid-19 la semplice aggregazione è stata ormai dichiarata fuori legge, la dimensione collettiva è ormai distrutta e virtualizzata. Per mesi musei e gallerie sono stati costretti a chiudere, molti senza riuscire a riaprire. E così i giovani artisti italiani si sono ritrovati tra le mani nient’altro che le rovine di un sistema distrutto dalla malattia. Mentre quella che chiamavamo normalità diventava un ricordo sempre più sfocato, qualcosa ha iniziato a muoversi. L’arte ha risposto risorgendo dalle sue ceneri, ricordandoci che il suo potere è proprio quello di saper resistere e sbocciare anche nelle condizioni più ostili. Assembramento nasce proprio sull’onda di questa necessità: nutrirsi della condizione di impoverimento della socialità in cui tutti ci troviamo, orientarsi nel deserto culturale in cui stazioniamo, raggiungere un’oasi. Molte istituzioni artistiche inizialmente non si sono date per vinte e hanno spostato il focus sul virtuale, puntando tutto sulla digitalizzazione delle risorse, organizzando videoconferenze e tour online. Ma STRUTTURA mira alla ricostruzione della dimensione collettiva anche nell’ambiente offline, quello reale. Nonostante questo non possa avvenire in modo fisico, STRUTTURA lo realizza metaforicamente, usando l’arte per riappropriarsi della piazza, simbolo di una dimensione aggregata, di scambi e di incontri che sembrano ormai persi per sempre.
In questa condizione di appiattimento culturale e apatia creativa, l’artista si trova in un deserto esistenziale nel quale può sopravvivere unicamente condividendo la propria esperienza all’interno di una rete di conoscenze complementari tra loro”, recita il loro manifesto, scritto dalla curatrice Monica Reali. E l’obiettivo è proprio questo, riconoscere l’importanza di fare rete nel momento di crisi attuale, generando nuove opportunità anche in un ambiente ostile.

STRUTTURA, Assembramento. Opera di Alfredo Valerio. Roma 7 marzo 2021. Photo Claudia Candidi
STRUTTURA, Assembramento. Opera di Alfredo Valerio. Roma 7 marzo 2021. Photo Claudia Candidi

PAROLA AGLI ARTISTI DI STRUTTURA

Assembramento nasce da un’idea semplice e immediata di Michele M Criscuolo, che nel 2021 fonda STRUTTURA con Monica Reali e l’artista e collega Flavio Orlando. La ricerca di STRUTTURA si basa sull’uomo, analizzato nella forma e nel suo contenuto, nei suoi confini ‒ talvolta labili, talvolta netti, spesso distorti ‒ e nel suo rapporto con l’esterno. Sebbene tornare a riflettere sulla figura umana possa sembrare anacronistico, risulta essere l’unico mezzo effettivo per comunicare in un presente edonistico e antropocentrico. Ma cosa vuol dire quindi essere giovani artisti in un periodo storico come quello che stiamo vivendo? Per Flavio Orlando “essere un artista esordiente è già di per sé un problema. Considerato il tempo della pandemia poi, con opening a distanza, ingressi contingentati, chiusure di gallerie, ecco che i giovani artisti, che già si ritrovano ad affrontare un percorso difficile, si fermano. Non mi stupirebbe affatto sapere che molti giovani artisti in questo periodo abbiano deciso di mollare una volta per tutte. La necessità è quella di trovare un orientamento all’interno di un panorama abbastanza complesso (in senso negativo) e anche, a mio parere, piuttosto statico. Poi c’è lo ‘stare in Italia’, la difficoltà che l’arte incontra nel trovare spazio in questo Paese”. Ma non per questo STRUTTURA ha una percezione pessimista del presente. Sì, le difficoltà esistono ed è un dato di fatto, ma possono essere superate.
Gabriele Maruotti ‒ artista digitale ‒ ha una visione più orientata al futuro e al progresso: “Che l’arte sia diventata più fruibile digitalmente nel periodo pandemico è indubbio, credo però che questa sia una conseguenza di pratiche e atteggiamenti esistenti ormai da diversi anni e che quindi il Coronavirus abbia solo accelerato un processo già esistente e inevitabile. Inoltre è bene ricordare che negli ultimi anni pratiche memetiche digitali e innumerevoli espressioni artistiche hanno iniziato a fondersi. In questo scenario, tutti noi interpreti dell’arte, dagli artisti ai curatori ai galleristi, ci troviamo invischiati in un perenne confronto tra la viralità di un’opera e la sua validità artistica. In questo marasma generale è facile rimanere disorientati. Noi abbiamo le idee molto chiare invece. Siamo stimolati dall’utilizzo di tecnologie come internet, ormai alla portata di tutti, e di altre che presto lo saranno, come la blockchain. Siamo consapevoli di come tutto ciò aiuti la fruibilità e la diffusione delle opere in ambienti prima considerati non convenzionali, e come questo possa essere un’arma a doppio taglio se non lo gestiamo nel modo giusto. Non siamo pessimisti o scettici, anzi. Credo che la tecnologia possa giovare davvero al nostro mondo e a quello che amiamo fare”.

Laura Cocciolillo

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Laura Cocciolillo
Laura Cocciolillo, classe 1997, laureanda in Studi Storico-Artistici presso la Sapienza di Roma, inizia il suo percorso nel 2016 come caporedattrice della sezione cultura per “Scomodo”, mensile cartaceo di informazione indipendente che nasceva quell’anno, occupandosi in particolare d’arte contemporanea. Si avvicina alla curatela nel 2017 allestendo lo spazio dell’Ex Mattatoio a Roma per la mostra “Orfico n°1”.