Il Guggenheim Museum di Bilbao installa nel proprio atrio un grande neon di Lucio Fontana

Si tratta di “Struttura al neon per la IX Triennale di Milano”, opera ideata dall’artista italo-argentino nel 1951. L’installazione resterà in mostra nell’atrio del museo progettato dall’archistar Frank O. Gehry per i prossimi tre anni

Lucio Fontana, Struttura al neon per la IX Triennale di Milano, installazione al Guggenheim Museum di Bilbao
Lucio Fontana, Struttura al neon per la IX Triennale di Milano, installazione al Guggenheim Museum di Bilbao

Da qualche giorno il Guggenheim Museum di Bilbao accoglie i propri visitatori con una grande opera allestita nel proprio atrio, dando vita a uno speciale dialogo tra le forme dell’opera installata e quelle dell’architettura progettata da Frank O. Gehry: si tratta di Struttura al neon per la IX Triennale di Milano, opera ideata dal 1951 da Lucio Fontana che resterà fruibile negli spazi del museo spagnolo per i prossimi tre anni, grazie alla collaborazione intrapresa tra la Fondazione Lucio Fontana di Milano e il Museo Guggenheim Bilbao.

L’ARTE DI LUCIO FONTANA

Considerato il padre indiscusso dello Spazialismo, Lucio Fontana (Rosario, Argentina 1899 – Varese, 1968), dopo una formazione tradizionale compiuta a Milano a fianco dello scultore Adolfo Wildt, nel secondo Dopoguerra ritorna in Argentina, dove nel 1946 insieme ai suoi allievi redige il Manifesto Bianco, oggi considerato il testo teorico e il punto di inizio dello Spazialismo. Con la sua ricerca, l’artista ha oltrepassato i limiti tradizionali dell’idea di spazio pittorico, inteso in termini fisici e concettuali, anticipando le tendenze tipiche degli anni Sessanta e Settanta dell’Arte Povera, dell’Arte Concettuale e della Land Art. I famosi Tagli non sono soltanto uno sfregio sulla tela, ma un superamento della bidimensionalità, e rappresentano allo stesso tempo un annullamento delle distinzioni tra pittura e scultura e un invito per il pubblico a esplorare nuovi sentieri estetici e percettivi. Dalla fine degli anni Quaranta l’artista sperimenta i suoi assunti teorici creando gli Ambienti spaziali: stanze e corridoi spesso allestiti come labirinti con lampade di Wood, luci al neon o decorazioni fosforescenti che creano disorientamento percettivo e cognitivo al visitatore.

Lucio Fontana, Struttura al neon per la IX Triennale di Milano, installazione al Guggenheim Museum di Bilbao
Lucio Fontana, Struttura al neon per la IX Triennale di Milano, installazione al Guggenheim Museum di Bilbao

LUCIO FONTANA AL GUGGENHEIM DI BILBAO

Ed è proprio di una imponente struttura al neon l’opera di Fontana installata al Guggenheim di Bilbao, che già nel 2019 aveva fatto parte dell’esposizione Lucio Fontana. En el umbral: Struttura al neon per la IX Triennale di Milano adesso dialoga con l’architettura del museo, dando vita a prospettive sempre nuove con distanze e profondità spesso ingannevoli, percepibili all’interno ma anche dall’esterno dell’edificio. Struttura al neon per la IX Triennale di Milano è il risultato di un incarico specifico per lo Scalone della Triennale di Milano del 1951: è probabile che Fontana rispose, con il suo disegno al neon spaziale, ai “disegni luminosi” eseguiti da Pablo Picasso in collaborazione con il fotografo Gjon Mili nel 1950. L’opera consta di cento metri di tubi al neon contorti e caotici, rendendo così effettivo uno dei principi del manifesto spazialista del 1948: “con le risorse della tecnica moderna, faremo apparire nel cielo forme artificiali, arcobaleni di meraviglia, scritte luminose”.

LA COLLABORAZIONE TRA IL GUGGENHEIM DI BILBAO E LA FONDAZIONE LUCIO FONTANA

“Il neon creato per la IX Triennale di Milano del 1951 può essere senz’altro considerato una delle opere più rappresentative e iconiche di Lucio Fontana, esempio assoluto della sua dirompente creatività”, spiega Paolo Laurini, presidente della Fondazione Lucio Fontana. Secondo Laurini, la presenza dell’opera di Fontana nell’atrio del Guggenheim Museum di Bilbao assume un significato particolare perché “l’artista ha sempre avuto un rapporto speciale con gli architetti, che sentiva particolarmente vicini alla sua sensibilità spaziale. La grande naturalezza con cui l’installazione di Bilbao dialoga con l’affascinante struttura dell’architetto Gehry, offrendo visioni e prospettive suggestive ed inedite, ci fa pensare ad un’ideale continuazione di questo rapporto”.

– Desirée Maida

www.guggenheim-bilbao.eus
www.fondazioneluciofontana.it

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.