Senza distanze né confini. 118 artisti da Bocelli a Lajatico

“Distanza zero” è il tema di ArtInsolite, la rassegna artistica promossa dal Teatro del Silenzio, l’anfiteatro naturale voluto da Andrea Bocelli a Lajatico. 118 artisti, 118 risposte diverse al lockdown. E allora l’arte diventa anche un inno alla vita riscoprendo le vie dell’immaginazione e la potenza creatrice della natura.

Marco Lodola, SalvaGente
Marco Lodola, SalvaGente

Un’arte insolita che sceglie luoghi insoliti. Così si presenta la manifestazione artistica che ormai da sei anni invade le strade del borgo di Lajatico. Come la platea simbolica voluta, in tempo di Covid, per il Teatro del Silenzio dal direttore artistico Alberto Bartalini, in cui il pubblico reale è sostituito da un’installazione di bandiere dal titolo People, così le 118 opere di artisti italiani e internazionali abbracciano, annullando le distanze, il piccolo borgo di Lajatico. Artisti legati alla storia del Teatro, alle spettacolari scenografie, assieme ad autori emergenti, ma anche personaggi del mondo della moda e dello spettacolo, il tutto orchestrato dai tre curatori Carlo Alberto Arzelà, Matteo Graniti e Lorenzo Emanuele Metzler.

GLI ARTISTI E IL LOCKDOWN

Le opere, tutte dello stesso formato e accompagnate da un messaggio, sono state concepite durante il lockdown e ne portano i segni. Si possono rintracciare alcuni temi ricorrenti, amplificati dalle parole scelte dagli artisti. Escapismo e ricerca di salvezza sono alla base dei lavori di Marco Lodola con il suo SalvaGente, ma anche del Mons Philosophorum di Ozmo che rappresenta “il viaggio interiore che l’uomo deve effettuare per la sua evoluzione, sia essa spirituale, morale o solo intellettuale”. A contrastare con i desideri di fuga di artisti come Annalisa Fulvi e Renato Frosali le vedute, a volte claustrofobiche, riprese dalle finestre degli studi e le immagini di città come nelle opere di Giovanni Gastel ed Eva Mulas, nomi legati alla storia del Teatro del Silenzio, che invitano a posare lo sguardo su ciò che prima passava sotto i nostri occhi veloci e distratti. Francesco Barbieri, invece, con la sua roccia industriale, immortala un frammento di città, il ricordo di un mondo ormai precluso, di uno stile di vita legato a tempi di normalità. E così anche la ricerca di un contatto espresso, sovente, dal motivo delle mani, si mostra in più lavori come nel bellissimo scatto di Oliviero Toscani, ma anche in Filippo Boccini e Willy Wimpfheimer. A far da contrasto, invece, l’incomunicabilità protagonista del lavoro di Martino Chiti.

La Lupa, Dal Cantico delle Creature, performance, 2020
La Lupa, Dal Cantico delle Creature, performance, 2020

LA SINTESI DELLE ARTI

La visione che emerge al di là dei tanti sguardi è quella del Gesamtkunstwerk, nel dialogo continuo con l’azione teatrale e la storia degli allestimenti firmati dai più grandi artisti per il Teatro del Silenzio. A essere coinvolti sono anche figure del mondo dello spettacolo, coreografi e registi come Luca Tommassini, e performer come la cantante svizzera La Lupa, che con il suo Cantico delle creature riscopre un senso di fratellanza e di unione, altro esito della pandemia, che è scritto nella stessa Natura. L’unione delle arti si manifesta anche nel coinvolgimento delle diverse realtà del borgo, nella volontà di riqualificazione urbana attraverso i diversi interventi che si sono succeduti nel corso delle edizioni di ArtInsolite e anche nella possibilità di gustare prodotti del luogo a cospetto delle opere d’arte. Un restyling e un’educazione al gusto che ha coinvolto tutta la realtà di Lajatico contribuendo a uno spettacolo sinestetico, totale e permanente.

Antonella Palladino

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Antonella Palladino
Ha studiato Storia dell’arte presso le Università di Napoli e Colonia, laureandosi in Conservazione dei Beni Culturali con una tesi dal titolo “Identità e alterità dalla Body Art al Post-Human”. Ha proseguito la propria formazione alla Fondazione Morra e poi al Mart di Rovereto. Ha collaborato come assistente con la Galleria Umberto di Marino e con Filippo Tattoni -Marcozzi, ex direttore della Goss- Michael Foundation. Nel 2009 si è trasferita in Trentino–Alto Adige dove ha iniziato l’attività di critico scrivendo per Artribune, Juliet Art Magazine, Exibart, Kulturelemente, Salto.bz. Ha curato la mostra Noisy di Gianluca Capozzi, Lichtkammer di Harry Thaler, Walking in Beuys Woods di Hannes Egger e i relativi eventi collaterali. È critico d’arte e docente di Storia dell’arte titolare nella provincia di Pavia.