Morto il critico Maurizio Calvesi: il ricordo dell’artista Stefano Di Stasio

L’artista Stefano Di Stasio, nato a Napoli nel 1948, è stato uno dei protagonisti dell’Anacronismo, movimento concepito da Calvesi. In questo articolo per Artribune ricorda il suo incontro con Calvesi e la storia di quella avventura artistica, con gli occhi di oggi.

Autoritratto di Stefano Di Stasio, Collezione Antonio Martino
Autoritratto di Stefano Di Stasio, Collezione Antonio Martino

Si sa che gli artisti rifuggono come il diavolo le etichette, gli incasellamenti, le definizioni e i raggruppamenti dei critici, è stato spesso così: gli impressionisti e i cubisti non si ritenevano tali sino a che qualcuno di esterno non diede loro questi nomi, e così è capitato quasi sempre fino ai  nostri giorni, così è capitato anche a me, tra la fine degli anni ’70 e il 1980, quando, avendo dato  l’avvio in solitario ad una pittura di ripresa radicale del racconto figurativo, fui notato da Plinio De Martiis ed entrai subito a far parte della sua leggendaria galleria La Tartaruga. Quasi immediatamente, in procinto di fare le prime due mostre, una collettiva e una mia personale, nel 1980 appunto, Plinio mi disse: “domani ti porto a studio un critico importante, Maurizio Calvesi”.

MAURIZIO CALVESI: LE POLEMICHE SUGLI ANACRONISTI

E così fu, vennero a casa mia l’indomani, conoscevo Calvesi come nome, ma non l’avevo mai incontrato. Lui e Plinio nel mio studio mi fecero una grande impressione, io che fino ad allora elaboravo nell’interiorità un progetto di arte in assoluta autonomia, mi ritrovavo in breve tempo al cospetto di “professionisti” dell’arte d’avanguardia! L’entusiasmo di Plinio e, devo dire, la novità spiazzante della mia pittura, crearono in Calvesi una immediata adesione intellettuale per quell’avventura artistica, cui di li a poco avrebbe dato il nome di Anacronismo. Anacronismo!… quanti disappunti, quanti equivoci, quante polemiche, perfino giuste,  attorno a questa parola: io stesso, allora e soprattutto oggi, sento i limiti di quella definizione così militante per l’epoca, e in cui non posso riconoscermi tout court, eppure, ad una riflessione disinteressata all’efficacia mondana delle teorie, appare tuttora quanto mai precisa nel definire un atteggiamento dell’arte che trasgrediva il diktat del tempo presente,  per ritrovare “fuori del tempo” una nuova forza creativa, un “gesto” spiazzante per cambiare la direzione di un’arte che, in quel momento, si stava riducendo ad un’accademia dell’avanguardia.

MAURIZIO CALVESI HA COLTO NEL SEGNO

Non sono mai stato un fan dell’iconologia, di cui Calvesi è stato uno dei maggiori portabandiera, anzi credo che nasconda dei rischi di allontanamento dall’essenza dell’arte, ma non si può non riconoscere alla mente profonda di Maurizio di aver colto nel segno, più acutamente di altri, nel bene e nel male, pensando il significato essenziale del gesto artistico messo in opera dal sottoscritto e pochi altri compagni di strada.

Stefano di Stasio

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