Brescia: l’opera pubblica di Zehra Doğan che celebra la lotta della città contro il Covid

Si è auto ritratta in veste di eroina, con un cappello da infermiera e munita di uno stetoscopio che brandisce come un’arma. È l’omaggio che l’artista curda, legatissima a Brescia, fa alla città per celebrare la lotta alla pandemia affrontata negli scorsi mesi.

Zehra Doğan, Courtesy Fondazione Brescia Musei
Zehra Doğan, Courtesy Fondazione Brescia Musei

Tra le città più colpite dalla pandemia dei mesi scorsi, Brescia decide di ripartire dando spazio a iniziative artistiche e culturali in grado di dare una diversa chiave di lettura ai tragici avvenimenti. L’ultima notizia riguarda la donazione di un’opera pubblica e site specific che l’artista curda Zehra Doğan ha fatto alla città: si tratta di un telo di 130 mq installato su un affaccio monumentale su Piazza del Foro, cuore archeologico della città. L’opera è stata presentata da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, presieduta dalla presidentessa Francesca Bazoli e diretta da Stefano Karadjov.

Zehra Doğan, Courtesy Fondazione Brescia Musei
Zehra Doğan, Courtesy Fondazione Brescia Musei

L’OPERA PUBBLICA DI ZEHRA DOĞAN CONTRO IL COVID A BRESCIA

L’artista si autoritrae con indosso un copricapo da infermiera, armata di una fionda/stetoscopio. Accanto a lei un mucchietto di Coronavirus giacciono sconfitti. Una figura eroica che si erge a difesa dei più deboli, riecheggiando il biblico scontro tra Davide e Golia: esattamente quello che è successo nella fase più acuta del contagio da coronavirus, quando nelle mani dei medici e del personale ospedaliero si sono affidate le vite dei contagiati, un numero troppo alto da gestire senza trasformare il proprio lavoro in una lotta contro le circostanze. L’opera di Zehra Doğan diventa anche una celebrazione alla resistenza, con i primi versi di Bella ciao scritti a fianco dell’infermiera-eroina. L’opera rimarrà installata almeno fino a settembre 2020: l’artista avrebbe voluto dipingerla personalmente nei mesi scorsi in loco ma, trovatasi bloccata a Ginevra a causa del lockdown, ha dovuto optare per un’immagine digitale stampata in formato gigante.

Zehra Doğan, Courtesy Fondazione Brescia Musei
Zehra Doğan, Courtesy Fondazione Brescia Musei

IL LEGAME DI ZEHRA DOĞAN CON LA CITTÀ DI BRESCIA

La grande visibilità e il prestigio internazionale di Zehra Doğan si legano al riconoscimento istituzionale avuto con la mostra bresciana ‘Avremo anche giorni migliori’, con la quale Zehra Doğan ha potuto far risuonare il suo grido di libertà. La qualità e il carattere poliedrico della sua arte si intrecciano con la sua drammatica vicenda personale e con suoi eventi geopolitici di stringente attualità e con il momento di grande dolore e perdita provocato dalla recente pandemia”, affermano gli organizzatori, sottolineando il forte legame creatosi tra l’artista curda e il panorama culturale di Brescia già dall’anno scorso, quando attraverso la mostra presso il Museo di Santa Giulia aveva potuto raccontare l’orrore delle carceri turche – in cui lei stessa fu tenuta prigioniera per quasi tre anni a causa del suo impegno artistico e giornalistico a favore della liberazione del popolo curdo – e presentare la propria opera al pubblico occidentale.

– Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.