Artribune Podcast: il monologo al telefono di Marinella Senatore

Continuano i podcast di Artribune con il format Monologhi al telefono di Donatella Giordano. Oggi a rispondere alla chiamata è l’artista Marinella Senatore.

Marinella Senatore photo Marco Anelli
Marinella Senatore photo Marco Anelli

Difficile parlare di Marinella Senatore senza pensare alle comunità. L’artista infatti lavora da diversi anni con le persone, a stretto contatto con le emozioni, la cultura popolare e le strutture sociali. Ma la sua è una pratica multidisciplinare che nasce da studi ed esperienze di diverso tipo: dalla formazione al conservatorio, allo studio tecnico-scientifico dei linguaggi della cinematografia, all’esperienza con l’insegnamento universitario in giro per il mondo. Tutti ambiti dove la dimensione collettiva è fondamentale ma anche dove l’individualità del singolo è molto forte. Un background che l’ha portata a sperimentare lo strumento audiovisivo, i collage, le grandi installazioni, la fotografia, fino alle arti performative e partecipative.

Ascolta “Marinella Senatore – Monologhi al Telefono a cura di Donatella Giordano” su Spreaker.

MARINELLA SENATORE: È ORA DI CAMBIARE

In questo monologo l’artista affronta Inizialmente il problema delle etichette che si attribuiscono agli artisti manifestando così il suo disappunto verso le categorizzazioni che mettono al primo posto i media e non le pratiche: “Molte volte si identifica l’artista con il mezzo che utilizza. Per me i linguaggi sono sempre stati un’opportunità”. Successivamente avvia alcune riflessioni sulle istituzioni e su come si possa portare un cambiamento nella società civile utilizzando musei e i centri d’arte come veri spazi di aggregazione, così come succede a Quad, (un centro artistico che si trova a Derby, nel Regno Unito) oppure a La Casa Encendida (un centro sociale e culturale nel centro di Madrid). Infine muove una critica verso l’assenza di programmi di residenza in Italia, di sostegno economico nei programmi di residenza all’estero, di diritti e doveri che riconoscano l’artista come un lavoratore, o di regolamentazione dei contratti. Tutto questo svilisce la pratica artistica italiana che, invece, merita di essere, vista, criticata, messa in discussione e sicuramente esibita.

-Donatella Giordano

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Donatella Giordano
Nata in Sicilia, vive a Roma dal 2001. Ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove nel 2006 ha conseguito il diploma di laurea con una tesi che approfondiva la nascita dei primi happening e delle azioni performative viennesi degli anni Sessanta, fino alle controverse ricerche della Body Art degli anni Novanta. Un lavoro che ha poi portato avanti con integrazioni o interviste pubblicate, come quelle rilasciate da Stelarc, Orlan e Franko B. Dopo aver conseguito l'abilitazione, dal 2008 insegna Storia dell'Arte e Disegno in una scuola pubblica. Nell'ambito del progetto 100% Periferia ha curato mostre al Palazzo delle Esposizioni di Roma, Scuderie Aldobrandini di Frascati, Farm Cultural Park di Favara, Metropoliz di Roma. Nel 2012 ha curato la prima edizione del Digital Live della Fondazione Romaeuropa, inaugurando la sezione "Talks". Nel 2013 è stata Assistant Curator per il progetto "Joan of Art: Towards a Free Education" presso il Macro di Roma e la Gervasuti Foundation di Venezia. Ha pubblicato il catalogo “Quadratonomade, opere d’arte in scatola per un museo itinerante” edito da Gangemi. Nel 2020 ha co-curato una mostra al Museo Carlo Bilotti di Roma. Scrive per Artribune dal 2014, dove dal mese di aprile 2020 ha inaugurato la sezione Podcast con la rubrica "Monologhi al Telefono".