Il futuro delle gallerie d’arte. Intervista a Claudio Poleschi

Come sarà il futuro delle gallerie d’arte? E la fase 2? Continua l’inchiesta che interroga gli attori protagonisti del mercato dell’arte con la galleria Claudio Poleschi Arte Contemporanea…

Maurizio Fontanini, Claudio Poleschi e Fabio Cavallucci
Maurizio Fontanini, Claudio Poleschi e Fabio Cavallucci

Mentre tutta l’Italia si interroga su alcuni punti sibillini delle dichiarazioni relative al prossimo DPCM del 4 maggio, il mondo dell’arte si chiede se il provvedimento del 18 maggio interesserà solo Musei o anche gallerie d’arte. Molti gli spazi che hanno attivato una serie di iniziative online o che hanno amplificato e potenziato il portato dei propri canali web e social. E ovviamente che stanno riflettendo sul proprio futuro e sulle urgenze del mercato. Le prime impressioni c’erano arrivate da Alfonso Artiaco, Galleria Continua, Monitor, Mazzoleni, Poggiali, Massimo Minini, in un articolo apripista di questo dibattito. Poi avevamo interrogato Valentina Bonomo da Roma, i titolari della P420 di Bologna, Franco Noero da Torino, Thomas Dane, da Napoli, infine da Milano e Pescara la galleria Vistamare. Da San Marino ci risponde invece Claudio Poleschi…

Naturalmente questo è un momento estremamente difficile a livello umano e sociale, ma concentrandoci esclusivamente sugli aspetti professionali, quali sono attualmente i rischi e le preoccupazioni per una attività imprenditoriale come quella di una galleria? 

In questo momento di stop generalizzato, come per tutte le attività imprenditoriali, il rischio è di non farcela: le spese restano quelle di prima ma non ci sono guadagni. E ciò non vale solo per le gallerie, ma a seguire per tutta la catena del sistema, dai trasportatori agli installatori, giù giù fino agli artisti, che sono la prima ruota dell’ingranaggio, quella fondamentale ma anche la più debole. Il rischio è che tutto l’intero comparto sparisca o subisca una drammatica restrizione.

Gian Marco Montesano, Gatta ci cova
Gian Marco Montesano, Gatta ci cova

Voi come vi state comportando?

Noi, come tante altre gallerie, in questo periodo di lockdown abbiamo cercato di reinventarci le modalità di lavoro. Ma grazie alla collaborazione di un grande amico e grande artista come Gian Marco Montesano abbiamo provato una strada opposta a quella che più o meno tutti stanno percorrendo: anziché lanciare delle proposte online, realizzare viewing room o spazi 3d, abbiamo preferito tornare al rapporto tradizionale, diretto, dell’artista con il collezionista, al lavoro su commissione. Montesano, infatti, che si sa è un pittore quasi classico nelle modalità rappresentative, si è reso disponibile a ritrarre i collezionisti con il proprio gatto. Gatta ci cova è il titolo del progetto, che gioca sull’antico proverbio, del gatto come animale infido, che trama qualcosa di losco, per mostrare al contrario la complicità, si potrebbe dire quasi l’amore, che si instaura tra il padrone e il felino, soprattutto in questi tempi di convivenza obbligata. Chi vuole può mandare una foto col proprio gatto, e il ritratto dipinto da Montesano gli arriva direttamente a casa. Mi immagino, alla fine, una rappresentazione di questo momento molto particolare, che in un futuro, chissà, potrebbe anche diventare una mostra.

All’inizio del 2020 hai lanciato il progetto Art Share: come pensi di svilupparlo sulla base delle istanze che sono emerse in questo periodo?

Sembra quasi che ArtShare –la piattaforma online per vendere opere d’arte in quote creata con l’amico Maurizio Fontanini – abbia azzeccato il momento più adatto per nascere. Per carità, lo dico senza nessun compiacimento per questo terribile momento storico. Tuttavia, senza volerlo, svolgendosi tutto il processo di presentazione delle opere e di acquisto delle quote su un sito, ci siamo trovati con lo strumento più adatto alla situazione attuale. Tante altre organizzazioni, come gallerie, fiere e case d’asta, hanno dovuto sviluppare dei sistemi di lavoro su Internet in quattro e quattr’otto, inventandosi mostre online o stanze per la visione di opere con accesso riservato, mentre noi avevamo già studiato e avviato un meccanismo online perfettamente funzionante.
Al momento stiamo consolidando il posizionamento di ArtShare in Italia, dove abbiamo ottenuto una notevole risonanza mediatica, ma abbiamo già avviato una strategia per la diffusione internazionale. Cominciano ad arrivare i primi risultati anche su questo versante, come l’uscita di una news su Artnet e un’attenzione in crescita con sempre più accessi dall’estero. Sarà il posizionamento estero la vera scommessa di ArtShare nei prossimi mesi.

State lavorando con la vendita a distanza? 

Per Claudio Poleschi Arte Contemporanea, devo dire che nonostante il lockdown il mercato non si è fermato. Quando si posseggono le opere, in un modo o nell’altro si vendono. Anche a distanza.
Con ArtShare da fine gennaio abbiamo venduto più di 5500 quote per un totale di oltre 600.000 euro, con due opere intere già rivendute e i profitti, in un caso molto alti, superiori al 50%, già ridistribuiti ai clienti. C’è da dire che in un momento così difficile anche per la borsa, l’interesse per diversificare gli investimenti è alto e dunque ci sono molte persone che vedono l’arte come un bene rifugio. 

Vittorio Corsini, Souvenir, 2015 - Courtesy Claudio Poleschi Arte Contemporanea, Lucca
Vittorio Corsini, Souvenir, 2015 – Courtesy Claudio Poleschi Arte Contemporanea, Lucca

Che tipo di iniziative, anche culturali, state portando avanti per il vostro pubblico e con che obiettivi?

Su ArtShare ci sono delle sezioni dedicate all’informazione e alla ricerca sul mercato, con news quotidiane e articoli di approfondimento a cui collaborano numerosi esperti coordinati da Fabio Cavallucci. Vorremmo sviluppare ulteriormente questa parte, anche con ricerche approfondite su settori specifici, come, ad esempio la diffusione dell’arte italiana sul mercato estero, o l’analisi specifica dell’andamento di alcuni artisti o movimenti. Appena la situazione complessiva lo consentirà rilanceremo anche questo aspetto. Poi ho un vecchio pallino, che anche nella mia esperienza di gallerista attento a far tornare i conti non mi ha mai abbandonato: il sostegno ai giovani. Stiamo pensando che ArtShare dovrebbe essere in qualche grado anche uno strumento per aiutare alcuni giovani artisti, sostenerli in qualche modo. Credo che tra poco potremo annunciare alcune novità su questo versante.

Il 26 aprile il Presidente del Consiglio si è pronunciato in merito alla Fase 2. Cosa ti aspetti per il futuro del sistema dell’arte?
Come sempre, mi pare che ci sia sostegno per quasi tutto tranne che per l’arte. Ma appartengo a una generazione abituata a fare da sé. Non mi aspetto molto dal Governo, anche se in questo caso la situazione sarà così difficile che se non arriveranno aiuti temo saranno molte le gallerie a saltare. In queste ultime settimane sono nati molti movimenti di pressione e di approfondimento su queste tematiche – dagli Art Workers al Forum dell’arte contemporanea – e spero che riescano ad ottenere qualche risultato. Ma io sono fuori dai giochi: da alcuni anni la galleria ha sede a San Marino

Certo. E lì la situazione com’è?
La Repubblica di San Marino alcuni anni fa è uscita dalla lista nera dei paradisi fiscali e ciò ha segnato la fuga delle banche di investimento e delle finanziarie, aprendo una crisi economica. Per tutta risposta ha avviato una politica seria per attrarre imprese e start up che sta dando i suoi frutti. Io mi sono trasferito, e prima di me l’amico Paladini, e ora siamo tra le pochissime gallerie della Repubblica del Titano. Ho trovato un governo attento, operativo, che cerca di favorire lo sviluppo delle imprese. Il fatto che a San Marino non venga applicata l’IVA è un vantaggio notevole per la galleria rispetto all’Italia. Addirittura ArtShare, che pure è nata a San Marino, ha ottenuto degli ulteriori vantaggi fiscali, una tassazione molto bassa per i primi anni, che è ciò che consente di applicare prezzi molto vantaggiosi sia per le quote che per la vendita dell’opera intera. 

L’intera stagione fieristica del primo semestre di quest’anno è saltata, con probabili ripercussioni anche sulla seconda parte dell’anno: pensi che le viewing room e le manifestazioni virtuali possano essere un buon compromesso?
È chiaro che bisogna fare di necessità virtù. Non so quanto le fiere possano resistere se sviluppate solo sul web: la fiera è un mercato, ed è questo il suo carattere. Si carica di energia nell’incontro tra le persone, nella contrattazione, nella discussione. Le fiere sul web non possono che rappresentare una versione raffreddata di questi provvedimenti. Tuttavia, per il momento, pare non ci siano molte alternative.

Come cambierà a tuo parere il sistema dell’arte in seguito a questa emergenza?
Intanto contribuirà a spostare una buona parte del mercato online. Già lo scorso anno il mercato sul web costituiva l’8% delle transazioni globali, un dato che in questi primi mesi deve essere come minimo raddoppiato se si pensa che solo l’attività online delle case d’asta è aumentata di circa il 30% dall’inizio dell’anno. Ma l’arte – diciamo la verità – nasce per essere vista e goduta dal vero. Per cui sono convinto che quando la situazione migliorerà, torneremo ben volentieri a frequentare mostre e gallerie.   

Quali strategie secondo te si possono attivare per fare fronte comune?
Parlando da “italiano all’estero”, credo che il Governo italiano dovrebbe considerare seriamente come aiutare un comparto – quello artistico – in cui il mondo ci vede come protagonisti, perché quando si parla di Italia la mente corre subito alla voce arte. Servirebbe una grande campagna di sostegno alle arti contemporanee: defiscalizzazioni per i collezionisti che acquistano e concedono in comodato le opere alle istituzioni, campagne di acquisti per le collezioni pubbliche, riduzioni di tassazioni per le gallerie in modo da rendere il mercato italiano più appetibile anche per i collezionisti stranieri. Se i collezionisti stranieri venissero ad acquistare in Italia, non solo porterebbero importanti capitali, ma anche contribuirebbero ad aumentare l’indotto. 

Santa Nastro

https://www.artsharesales.com

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.