È morto a 86 anni Lucio Del Pezzo: maestro in bilico tra realtà e metafisica, pittura e scultura

Emerso nella neoavanguardia napoletana Gruppo 58, si era in seguito stabilito a Milano, rafforzando la sua ricerca tra dadaismo e metafisica. Le sue “Visual Box” erano un modo per analizzare, con tono ludico, la società di massa.

Lucio Del Pezzo, ritratto
Lucio Del Pezzo, ritratto

È morto a 86 anni Lucio Del Pezzo, artista napoletano di nascita e milanese d’adozione. Aveva esordito nella neoavanguardia napoletana Gruppo 58, osservando da vicino le sperimentazioni di Enrico Baj e del suo Nuclearismo. Il suo linguaggio artistico per tutto il suo percorso ha oscillato tra linguaggio pop, neorealista, dadaista e metafisico. Le sue opere, difficili da etichettare, sono delle “Visual Box” in cui l’elemento architettonico e scultoreo, racchiude pittura, collage e oggetti. Un linguaggio ludico e sognante sempre usato da Lucio Del Pezzo come lente di ingrandimento per analizzare e criticare la società di massa e il suo consumismo. Le sue opere, tra quelle di altri artisti, al momento fanno parte di un’iniziativa di beneficenza lanciata dalla Fondazione Pomodoro assieme allo Studio Marconi, e vengono donate a chi sostiene l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri nella lotta contro il Covid-19.

Lucio Del Pezzo, Casellario 40 elementi, 1974, acrilici e collage su legno, 224 x 350 cm
Lucio Del Pezzo, Casellario 40 elementi, 1974, acrilici e collage su legno, 224 x 350 cm

LUCIO DEL PEZZO: IL GRUPPO 58

Lucio Del Pezzo è nato nel 1933 a Napoli, dove si è formato presso l’Accademia di Belle Arti e l’Istituto d’Arti Applicate. Nel 1958 partecipa alla fondazione del Gruppo 58, d’impostazione neosurrealista e neodada, assieme ad artisti quali Guido Biasi, Bruno Di Bello, Sergio Fergola, Luca (Luigi Castellano) e Mario Persico. La storia del gruppo è strettamente legata al Manifesto nuclearista del 1952 redatto da Enrico Baj e Sergio Dangelo a Milano, del quale decidono di seguire le tracce, promuovendo un’arte che contenga una ripresa della tradizione iconologica locale rompendo però gli schemi figurativi tradizionali. Sotto la guida di Luca, il Gruppo 58 si dota della rivista Documento – Sud come mezzo di promozione del proprio lavoro e ed espone a Napoli, Firenze, Roma e Milano. Del Pezzo inizia qui a elaborare il proprio linguaggio artistico, attraverso pitture-oggetto, assemblage in cui un tono ludico si contrappone con un sentire mistico, oltre a rapporti cromatici e formali. Il collage tra objet trouvé e stampe di provenienza popolare dà alle sue opere la valenza di pittura e scultura allo stesso tempo: nei suoi lavori i tratti pop, inseriti nel tempo presente – si mescolano con una temporalità metafisica e personale. Nel 1959 Del Pezzo firma il Manifeste de Naples, che raggruppa i componenti della neoavanguardia napoletana, di quella milanese e altri esponenti della cultura dell’epoca come Nanni Balestrini, Paolo Radaelli, Leo Paolazzi, Sandro Bajini, Edoardo Sanguineti, Luca, Bruno di Bello, Mario Persico, Guido Biasi, Giuseppe Alfano, Donato Grieco, Enrico Baj, Angelo Verga, Ettore Sordini, Recalcati e Sergio Fergola.

LUCIO DEL PEZZO: TRA MILANO E PARIGI

Nel 1960 si trasferisce a Milano su invito di Enrico Baj e, nello stesso anno, Arturo Schwarz ospita una mostra personale dell’artista nell’omonima Galleria Schwarz. A contatto con le opere di Sironi, Carrà, Morandi e soprattutto di De Chirico, Del Pezzo tende ad ampliare in modo sempre più evidente la componente metafisica nel suo linguaggio, affiancandolo con forme geometriche decontestualizzate. Conia anche la definizione di “Visual Box”, per indicare i diversi piani sui quali si dispongono i propri lavori, a metà tra immagine e oggetto tridimensionale: il suo repertorio si distingue per i pannelli geometrici monocromi, sui quali sono inserite mensole o scavate concavità, che sostengono oggetti come birilli, uova di legno, bocce, manichini, talvolta molto colorati, con il consueto carattere ludico e metafisico. Intorno al 1965 l’artista si trasferisce a Parigi, dove occupa il vecchio studio di Max Ernst in rue Mathurin Régnier 58. Risale al 1968 la sua prima personale nella capitale francese. L’affermarsi della neoavanguardia Nouveau Réalisme e del desiderio di “riappropriazione del reale” tanto divulgato lo influenza profondamente e lo induce a riflettere sull’elemento dello “scarto”, del rifiuto all’intero della nuova società di massa come dato poetico. Nel 1965 l’artista partecipa alla mostra inaugurale dello Studio Marconi, con il quale avvia un intenso rapporto di collaborazione che si trasforma in un sodalizio di lunga data (vi avevamo raccontato della mostra Saggitarius, svoltasi nella galleria milanese nel 2014).

Fondazione Marconi - Lucio Del Pezzo
Fondazione Marconi – Lucio Del Pezzo

LUCIO DEL PEZZO: MILANO CITTÀ D’ADOZIONE

Nel 1966 Del Pezzo si affianca ai maestri dell’astrattismo e concretismo italiano, in primis Eugenio Carmi, all’esperienza della Cooperativa del Deposito di Boccadasse, dove tiene una mostra personale. Nello stesso anno gli viene dedicata una sala personale alla XXXIII Biennale di Venezia e Del Pezzo inizia ad ottenere numerosi riconoscimenti nell’ambito artistico internazionale. Negli anni Settanta collabora in veste di grafico con l’azienda Olivetti e con il gruppo automobilistico Renault Italia. Nel 1970 Arturo Carlo Quintavalle cura un’importante antologica dedicata all’artista al Salone dei Contrafforti della Pilotta di Parma, seguita, nel 1974, da una retrospettiva alla Rotonda di via Besana a Milano curata da Guido Ballo. Nel 1979 Del Pezzo rientra definitivamente in Italia e si stabilisce a Milano, dove diventa professore per la cattedra di “ricerche sperimentali sulla pittura” alla nuova Accademia di Belle Arti di Milano al posto di Emilio Tadini. Stabilisce il suo studio sui Navigli di Milano, sua città di adozione.

Galleria Lombardi e La Nica a Palermo
Alcune immagini dalla nuova Galleria Lombardi e La Nica a Palermo. Lucio Del Pezzo Sole collage,colore acrilico su legno cm 50×40

LUCIO DEL PEZZO RICORDATO DA FONDAZIONE MARCONI

Un’intensa collaborazione che non si è mai interrotta quella di Lucio Del Pezzo con Giorgio Marconi, iniziata nel 1965 con la prima partecipazione alla mostra inaugurale di Studio Marconi e passata attraverso le più recenti esposizioni del 2009 e 2014 alla Fondazione Marconi, per poi concludersi con l’ultimo omaggio a lui dedicato da Studio Marconi ‘65, nel 2018, in occasione di MiArt“. Fondazione Marconi di Milano, in virtù dell’intensa collaborazione susseguitasi con l’artista negli anni, rende omaggio a Lucio Del Pezzo ricordando e diffondendo le parole che nel 1967 il critico e teorico del Nouveau Réalisme Pierre Restany scrisse a commento del suo lavoro, percepite oggi come particolarmente attuali: “La nostra epoca ha bisogno di una nuova preziosità che non corrisponde a un lusso del raffinato, ma a un’igiene necessaria del linguaggio, a una profilassi della visione… Il nostro occhio usurato si rimette quasi interamente al turno dei cliché mentali. Si aspira a un nuovo ossigeno, senza crederci veramente. Ed ecco che un naîf saggio, un perverso di buona compagnia, un arlecchino in borghese senza tamburello né tromba, ci invita a giocare con lui. È la calma dopo la tempesta, il sospiro dopo l’angoscia. Tutto scorre e ci si sente meglio…”.

– Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.